XV secolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Ettore Torelli
All’inizio del ‘400, il potere angioino nell’Italia meridionale, mostrava segni d’instabilità. Tale situazione era causata dai conflitti tra i vari rami della dinastia dei d’Angiò, che avevano portato al successo del ramo durazzese, con l’ascesa al trono di Ladislao di Durazzo e poi di Giovanna. Tale situazione di confusione politica agevolò l’affermazione di arroganti baroni, come Giovanni Antonio Orsini, principe di Taranto che, per stendere i suoi numerosi feudi, combatté al servizio di Alfonso di Aragona che rivendicava contro gli Angioni il trono reale. Nel 1442 il pretendente spagnolo conquistò il potere, occupando come trionfatore Napoli.

La caotica situazione politica centrale si ripercuoteva negativamente sullo stato sociale ed economico dell’intero regno; infatti, anche Corato conobbe un travagliato periodo dovuto al susseguirsi dei feudatari. Nel 1443 per volontà del re Alfonso la città fu in possesso del nobile tranese Pietro Palagano, ma a partire dal 1458, morto il re, il principe Orsini la occupò con il suo esercito, insieme ad altri borghi pugliesi. Sotto il regno di Ferrante I l’Orsini terminò le sue violente incursioni militari e ottenne nel 1462 il pieno diritto di riscossione fiscale su Corato. Nel medesimo anno, però, il principe di Taranto venne ucciso e la città diventò possesso prima del fiorentino Angelo Acciaiuoli, poi del tedesco Ruth.

L’instabile gestione del potere ostacolò la crescita socio-economica di Corato, i cui cittadini si sentivano oberati dal gettito fiscale e defraudati delle loro risorse. Tale condizione è dimostrata dalle proteste dei coratini nei confronti del sovrano per l’istituzione della Regia Dogana di Foggia che permetteva ai pastori abruzzesi di far pascolare le proprie greggi nel demanio pugliese, limitando , così, gli usi civici delle comunità locali. Nel 1446 le Università di Corato e di Ruvo, visto che i loro reclami furono inascoltati dal potere centrale, procedettero ad attuare delle fragili misure protettive, istituendo le “Difese”, cioè dei territori in cui era interdetto l’accesso ai pastori abruzzesi. Il tenore di vita della popolazione pugliese andò sempre più peggiorando tanto da permettere nel 1483 la diffusione della peste, il cui morbo esplose anche a Corato mietendo centinaia di vittime. Questo tragico evento viene ricordato dalla comunità locale perché, secondo la tradizione, l’epidemia terminò grazie all’intervento miracoloso di San Cataldo. Il santo, originario dell’Irlanda, fu vescovo di Taranto durante il VII secolo e secondo la leggenda apparve a un contadino di nome Quirico Trambotto assicurandogli che avrebbe liberato la città dalla peste e richiedendo la costruzione di una chiesa in suo onore.

Alla fine del secolo la situazione sociale non era migliorata, infatti, nel 1492 l’Università di Corato inviò una supplica al re Ferdinando affinché “per la extrema povertà de li citatini” le modestissime rendite del territorio, sottratta la provvigione al milite feudale, fossero assegnate alla stessa Università: il re accolse la supplica. A conclusione del ‘400 Corato entrò a far parte del Ducato di Bisceglie, il quale nel 1498 apparteneva a Alfonso d’Aragona consorte di Lucrezia Borgia.

Riferimenti Bibliografici
Corato nel basso Medio Evo, Franco VANGI, in Murgia di Castel del Monte. Itinerario turistico attraverso i comuni di Andria, Corato, Spinazzola. Corato, 1996
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