XIII secolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Ada Loiodice
Il XIII secolo nella storia di Corato è segnato dal tramonto del regno normanno dei Rex Siciliae et Apuliae. Dall’ultimo re normanno, Enrico VI, e Costanza d’Altavilla nasce Federico II di Svevia, re di Sicilia e imperatore di Germania. A lui si deve la forma più moderna e progredita di amministrazione politicoburocratica del tempo: le Istitutiones Regni Siciliae che culminarono nelle Costitutiones di Melfi. Il segno che lasciò è memorabile nella serie di possenti costruzioni, castelli, corti che costruì in tutto il territorio meridionale. A Federico II, puer Apuliae, si devono il Castel del Monte, il Castello di Bari, Trani, Barletta, Taranto, Lucera, la reggia di Gioia del Colle e il possente castello di Melfi. Di Corato pare abbia detto: “terra felice e fertilissima dell’orbe”, come attesta un quadro conservato nella sala del consiglio del Palazzo di Città.

Corato, dunque, nel XIII sec., era un feudo svevo, ciò comportava per il feudatario non solo l’obbligo del servizio militare e la disponibilità di tutti i propri mezzi materiali, ma anche la corresponsione di riparazioni a cui anche questa città dovette assoggettarsi. Il ruolo di feudatario di Corato era svolto, per grazia del Papa Innocenzo IV, dal marchese Bertoldo di Hodemburg.

Morto Federico II, per volere della regia Curia, Corato fu affidato a Goffredo Potino, e da questo momento in poi fu sede di una serie di lotte che videro avvicendarsi i diversi re della famiglia angioina. Corato, fedele da principio a Corradino di Svevia, che per questo la definì cor sine labe doli, come riportato nello stemma della città, dovette pagare un augustale, ovvero 6,37 lire, a fuoco, per le spese di guerra sostenute dagli angioini.

Dopo le signorie di Carlo I e Carlo II d’Angiò, fu la volta di Filippo, principe di Taranto, cui successe Roberto I , e a questi nel 1343, Giovanna I, che così diventò regina di Puglia e del regno di Napoli. Dopo due anni matrimonio col duca di Calabria, Andrea, principe di Ungheria, Giovanna decise di sbarazzarsene tramando una congiura di palazzo. Ludovico, fratello di Andrea, volendo vendicare la morte del suo congiunto scese in Italia con un forte esercito nel 1347 portando gran parte del Meridione all’assedio. Ripartiti gli ungheresi fu la volta dei Sanseverino che, approfittando della ribellione di alcune terre, assoggettarono anche Corato.

Fra Domenico da Gravina descrive l’assedio di Corato da parte di Roberto Sanseverino coadiuvato dalle città vicine:

Corrono pertanto alla totale distruzione della terra di Corato, tutto il popolo di Andria, di Trani e di Barletta, e la massima parte de cittadini di Bitonto vi era. Era poi l’ istessa terra di Corato d’ogni intorno circondata da due grandi fossati e da molte difese, ossia bertesche...I capitani poi del detto esercito, dall’esteriore parte rizzavano quattro trabucchi per i quali di continuo, giorno e notte, si lanciavano durissime pietre…Su di questo, mentre nell’ora della battaglia vi stavano quattro combattenti, ecco per un subito colpo di trabucco, crollò quel castello e gli uomini.
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