Palazzo di Città

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di Marilena Torelli
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Il Palazzo di città in origine era un convento. Alla fine del XV secolo esso venne edificato assieme alla chiesa di S.Cataldo (oggi Maria Santissima Incoronata) nelle vicinanze del luogo in cui,secondo la tradizione, i buoi con cui il contadino Quirico Trambotto stava arando i suoi campi, caddero a terra. Queste infatti erano le condizioni poste da S. Cataldo apparso al contadino, affinché l’epidemia di peste che affliggeva Corato nel 1483 potesse avere fine. Il convento dunque rimase tale fino al 1866 quando, con l’atto di soppressione dell’ordine dei Minori Osservanti, il convento fu adibito a Municipio.

Questo presenta oggi una facciata frutto di rimaneggiamenti ottocenteschi mentre il chiostro è rimasto sostanzialmente invariato: esso è costituito da pilastri in pietra squadrata e scalpellata, sormontati da archi ogivali. Nel chiostro troviamo esposte e conservate tre delle sei colonne miliari rinvenute nel territorio di Corato, più precisamente quelle identificate con il numero 102, 105 e una terza il cui numero è sconosciuto poiché spezzata nella parte superiore. Le colonne erano situate lungo il percorso della la Via Traiana (arteria fatta costruire dall’Imperatore Traiano ne 109 d.C.) che collegava Benevento con Brindisi passando, tra le altre città, anche da Canosa e Ruvo, lambendo il territorio di Corato. Le colonne erano collocate ad ogni miglio (1Km e ½ ca.) ed indicavano la distanza percorsa dal luogo di inizio della strada per mezzo delle cifre iscritte nella parte superiore della colonna; all’interno delle cornici lo specchio epigrafico, che non reca alcuna differenza da colonna a colonna, tranne che nel numero delle miglia, costituisce un elogio dell’Imperatore e delle sue gesta.

Passando al primo piano dell’ex convento, esposta alla sommità dello scalone, è possibile ammirare un rilievo in pietra bianca opera dello scultore pugliese Paolo da Cassano, noto come “Madonna del Carmine”o “del Latte”, datato 1572. Probabilmente si tratta di un rilievo in origine collocato in una delle cappelle della Chiesa Matrice e più precisamente in quella dedicata, appunto, alla Madonna del Carmine. La Vergine del rilievo è seduta su un trono ornato nei piastrini da un motivo di candelabre e allatta il Bambino appoggiato su un cuscino posto sulle sue ginocchia; il volto è un ovale perfetto coronato da capelli lisci con scriminatura centrale,seminascosti dal velo. Si tratta di una scultura dagli accentuati tratti lauraneschi uniti ad effetti di plasticità nel morbido panneggio aggrovigliato.

In basso a destra rispetto al rilievo sono esposti due medaglioni in pietra di 80cm di diametro testimonianza dell’apparato ornamentale scolpito intorno al grande portone di accesso all’antico Palazzo Ducale o Palazzo Della Noya o De Franza, situato in Piazza di Vagno e demolito nel 1922 a causa dei gravi danni subiti in occasione del disastro idrogeologico che si manifestò a Corato sin dal 1919. I medaglioni raffigurano uno un busto d’uomo senza barba con il capo cinto da una corona d’alloro; e l’altro un altro busto ma di un cavaliere vestito con la corazza dal volto fiero ornato di baffi e con in testa la corona ducale. Si tratta evidentemente di una raffigurazione di due dei quattro fratelli De Franza vissuti in quella casa.

Sempre al primo piano, su una parete di quella che oggi è la Sala della Giunta è conservato un affresco raffigurante una “Deposizione”. Qui la Vergine indossa una tunica blu scuro e un mantello che l’avvolgono completamente e reca sul capo un velo bianco da cui fuoriescono i capelli sciolti; Ella è seduta ai piedi della Croce e regge il grembo il Figlio morto,il cui corpo è insanguinato, sollevandogli il capo. Alle loro spalle uno sfondo di rocce e una rada vegetazione stagliata su un cielo livido. I caratteri dell’affresco (il tratto duro e inciso,la scelta di un paesaggio roccioso) trovano molti riferimenti in area ferrarese sottolineando ancora una volta i frequenti rapporti tra il ducato di Bisceglie e Corato con Ferrara tra la fine del ‘400 e il ‘500. Ciò induce a far risalire l’affresco proprio a tale periodo probabilmente opera di un artista pugliese di ritorno da Ferrara .

Riferimenti Bibliografici
I Miliari Coratini della Via Traiana, Marina Silvestrini, in AA.VV. CORATO Testimonianze archeologiche e d’arte nel territorio, 1991; Clara Gelao, Testimonianze artistiche a Corato nel ‘500 e nel primo ‘600, in AA.VV. CORATO Testimonianze archeologiche e d’arte nel territorio, 1991; Cielo e Terra, Percorsi dell’arte sacra, dell’iconografia, della Devozione, della committenza a Corato, Ruvo e Terlizzi tra ‘500 e ‘700, F.Di Palo.

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