Dalla fondazione al XI secolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Rosanna Scaringella - Antonella Rosito
Distrutta Cartagine da Scipione Emiliano nella terza (149-146 a.C.) guerra punica, la Peucezia (terra di Bari) ed altri territori circostanti furono distribuiti in premio tra i soldati reduci dalle guerre Puniche. Un certo Caius Oratus come dice l’Arcidiacono Perna di Trani, citato da Addario e da Padre Cosma Loiodice, avrebbe avuto in qualità di patrizio romano una zona su cui fece sorgere un villaggio col nome di Coratus abbreviazione del nome del suo stesso fondatore. Questa etimologia molto diffusa e apprezzata specie nel popolo è dichiarata dalla maggior parte degli studiosi errata. In realtà a quei tempi doveva esserci un primitivo tentativo di insediamento urbano, con qualche casupola rustica di contadini o pastori chiamato “pagus” o semplicemente villaggio.

Con il Cristianesimo quella comunità pagana che in età romana adorava qualche divinità boschereccia o della fertilità, quale il dio “forquo” al quale aveva eretto un tempietto agreste si era trasformata in una piccola agricola comunità cristiana grazie alla trionfale predicazione di San Pietro e San Paolo. Adorò tra i primissimi Santi e Martiri Cristiani San Vito e Santa Lucia in onore della quale veniva fatto il “falò di Santa Lucia”. Questa piccola comunità Cristiana che aveva ormai assunto il simbolo della croce aveva temuto e forse veduto le scorrerie barbariche dei Visigoti di Alarico provenienti dall’ Africa attraverso la Sicilia e il mare verso il 401 d. C. Passata la marea barbarica il primo villaggio di contadini e pastori si era ricomposto nella sua vita quotidiana badando ai consueti doveri dei campi o della pastorizia: si arava, si seminava, si mieteva, si vendemmiava, si raccoglievano le olive degli argentei secolari ulivi, con la sacralità di un rito ormai millenario. Tuttavia mancano reperti, vasi, tombe, date o iscrizioni sicure che storicamente attestino l’esistenza di una “urbs” romana e cristiana vera e propria.

Dopo la furia barbarica seguì la furia delle orde saracene: i fanatici e sanguinari mussulmani compivano ovunque arrivassero orribili massacri e distruzioni. Per questo motivo gli indifesi abitanti della “futura Corato” pensarono bene di erigere una torre di difesa lungo la (via direttiva) che saliva dal porto di Tarenum (Trani), sulla costa Adriatica verso l’entroterra. Un’altra torre, detta “Turris Longa”, fu eretta in posizione dominante avanzata, quasi a metà strada tra il villaggio e la costa di Tarenum ma con funzione di avvistamento più che di difesa. Dalla valutazione dei ruderi delle ancora esistenti torri di difesa lungo la via di Trani è lecito supporre che furono fatte non poche incursioni Saracene. Poco dopo l’anno mille dopo i Saraceni venuti dal Sud ci fu dal Nord, via mare, un’altra invasione di tipo guerriero – marinaresco, nell’ Italia Meridionale e quindi anche in Puglia: i Normanni.

Nel 1042 i Normanni, ad opera di Drogone occuparono la città portuale di Tarenum. Il conte Drogone dominatore di Trani e di Venosa aveva un altro fratello di nome Pietro: entrambi non potendo essere signori di Tarenum giunsero alla decisione di ampliare il loro dominio territoriale spingendosi nell’entroterra. Nell’anno 1046 Pietro il Normanno occupò senza spargere troppo sangue e senza colpo ferire quelle piccole casupole di contadini e pastori che trovò addossate sulla collinetta premurgiana. Il Duca subito dopo l’atto simbolico costitutivo della fondazione ordinò ai capo maestri di erigere le famose quattro torri e le storiche mura, tutte in pietra squadrata e calce, secondo le tecniche dell’arte edificatoria di quei tempi. Presumibilmente le quattro torri di guardia e le mura furono costruite quasi contemporaneamente nel giro di pochissimi anni: i blocchi di pietra venivano trasportati per mezzo di pesanti carri trainati da buoi o da cavalli dalle vicine cave di pietra non lontane dall’abitato, mentre le pietre ornamentali provenivano da Trani.

Delle antiche quattro torri e delle mura di difesa restano ancora labili tracce: la torre meglio conservata è quella si trova in Vico Gisotti. La seconda torre, dalla parte opposta è sita dietro la chiesa di Santa Maria Greca; la terza torre invece è ancora individuabile idealmente e collocabile oltre la curva muraria esistente a via Santa Caterina; mentre la quarta e ultima torre è ora del tutto inesistente, perché evidentemente crollata o rasa al suolo: si ergeva sopra all’arco “Petrucci” nel quartiere Abbazia. Oltre a questi elementi ritroviamo altre caratteristiche di una città medioevale: un castello, quattro porte di accesso e di uscita dalla cittadella con ponte levatoio e fossato e due strade principali incrociatesi al centro dell’aria urbana. Queste due strade presero il nome di via Duomo perché adiacente alla maggiore ed unica chiesa (Chiesa di Santa Maria Maggiore) e via Roma così denominata perché facendo angolo retto con la via della chiesa indicava l’esatta direzione Nord-Ovest della via e anche della porta verso Andria dalla quale ci si incamminava verso Canosa e Roma, attraverso le vie Traiana e Appia. La chiesa di Santa Maria Maggiore fu fatta erigere verso la fine dell’XI sec. intorno al 1090 circa.

Alcuni di elementi sono visibili nello stemma della città che presenta sulle quattro campiture verdi inquadrate insieme alle quattro torri, un cuore rosso al centro che può essere interpretato sia come radice etimologica del nome Corato sia come riferimento preciso e simbolico alla cordialità, al coraggio, e alla ospitalità dei cittadini stessi. Il Conte Normanno abitava nel Castello di Corato quando non dimorava a Trani; alla sua morte lasciò il piccolo feudo di Corato nelle mani dei suoi figli e eredi uno dei quali si chiamava Goffredo. Nel I secolo della fondazione, cioè dal 1046 al 1100 il territorio abitativo doveva essere presumibilmente di circa 4 ettari, pari cioè a 40000 metri quadrati (m. 200 x m. 200) mentre la popolazione si sarebbe aggirata intorno a poco più di 2000 abitanti, 400 fuochi o famiglie distribuiti in 30 casupole o caseggiati quasi tutti a pian terreno.

Riferimenti Bibliografici
Brevi notizie storiche sulla città di Corato e sue vicine località memorabili, S. ADDARIO, Corato 1909, Tip. G. Giannone;
Storia di Corato, N. Fiore, Corato 1984, Tip. Andrea Tarantini;
Storia del suo territorio, F.Galise, Corato 1995, Tip Arti Grafiche Graziani;
Appunti per la storia di Corato, F. Galise, Corato – Bologna 1904, Tip. Pontificia Mareggiani.
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