Qual è la postura corretta?

Tecnicamente la postura è una strategia, risultato di una complessa interazione e integrazione di input ed output tra sistemi neurologici e ambiente

Corato - venerdì 26 febbraio 2016
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L’evoluzione ha portato l’essere umano ad assumere la stazione eretta con una serie di modificazioni nello scheletro atte a rispondere sia alla forza di gravità che alla bipedia. Durante questo processo la stabilità della quadrupedia è stata soppiantata da meccanismi funzionali alla ricerca dell’equilibrio ed è in tutta questa serie di sistemi che noi possiamo collocare il concetto di postura. Il primo mito da sfatare è quello della simmetria: spesso ho a che fare con genitori allarmati perché “mio figlio ha una spalla più alta dell’altra”, o pazienti preoccupati perché hanno un “dislivello del bacino”. La posizione delle parti in sé non è significativa, in quanto va ricercata, piuttosto, la relazione tra loro, ed è solo in questa relazione che si può parlare di armonia o di squilibrio posturale. L’equilibrio è garantito dall’allineamento che le masse del corpo (cranio, torace, bacino) assumono per poter rispondere in maniera economica, confortevole ed indolore alle sollecitazioni derivanti dalla stazione eretta, per attuare al meglio la funzione antigravitaria e alle tensioni interne fisiche e psichiche. Il disequilibrio invece non c’entra nulla con il posizionamento anatomico e la simmetria dei singoli distretti, ma è semplicemente legato ad un eccessivo dispendio di energie: il corpo non sta seguendo la legge del massimo risultato con il minimo impiego di energie.

In passato, quando era importante mostrare il coraggio e la forza fisica (periodo bellico) era essenziale avere una postura “marziale”, pancia in dentro e petto in fuori, modello che nell’immaginario comune viene considerato la postura corretta per eccellenza. Tecnicamente la postura è una strategia, risultato di una complessa interazione e integrazione di input ed output tra sistemi neurologici e ambiente, per cui la “postura” rappresenta in effetti il modo più sincero con cui il soggetto sta nello spazio portando a livello motorio l’espressione di fattori neurologici, meccanici e psicologici.

Durante la stazione eretta da fermi o in movimento il corpo assume delle posizioni che chiameremo portamento. In ogni esecuzione motoria c’è un integrazione tra il gesto volontario che si compie e i vari aggiustamenti posturali involontari che il corpo compie per poter mantenere l’equilibrio nella posizione richiesta per quel determinato gesto; il tutto avviene grazie ad una serie di sistemi neurologici complessi, atti a mantenere per esempio la proiezione del baricentro il più possibile all’interno del poligono di appoggio.

Pertanto non esiste la postura corretta, ma esiste una “strategia” che deve rispondere il più possibile alle leggi dell’economia e comfort, ossia l’“abito” che il soggetto decide di indossare  per rispondere agli stimoli esterni o ad una funzione e ruolo sociale. Attraverso diversi strumenti è possibile misurare il grado di efficienza del sistema posturale per valutare se l’organismo sta lavorando rispettando tali leggi. Grossomodo è importante evitare che vi sia qualsivoglia fissazione, il che significherebbe che metaforicamente mettiamo lo stesso abito in tutte le circostanze: sarebbe come mettere il pigiama per andare a letto e non riuscire a toglierlo per andare ad una cerimonia o al lavoro in ufficio.

Il concetto è chiaro: la postura corretta non è dettata solo dalla corretta disposizione spaziale delle varie parti del corpo né solo una morfologia costituzionale, ma è data dalla versatilità, ovvero dalla capacità di assumere un’attitudine del corpo diversa a seconda delle circostanze per essere più funzionali alla situazione.


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