Cataratta, vediamoci chiaro

È una patologia del cristallino nonché una delle più importanti e frequenti patologie oculari. L'età è il fattore

Corato - martedì 12 gennaio 2016
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1. Che cos’è la cataratta?
È una patologia del cristallino nonché una delle più importanti e frequenti patologie oculari. Il cristallino è una lente biconvessa, priva di vasi e trasparente,racchiusa in una capsula. Qualsiasi opacità, congenita o acquisita, presente a livello della sostanza della lente e/o della capsula che penalizzi la visione è da considerarsi una cataratta.

2. Quali sono i fattori di rischio per la sua insorgenza?
Il più importante è senza dubbio l’età. La cataratta senile è di gran lunga la forma più frequente e viene definita come una cataratta che insorga dopo i 50 anni in assenza di una causa evidente. Altri fattori di rischio, capaci di alterare la trasparenza del cristallino, possono però essere:
- fisici (traumi oculari recenti o pregressi, radiazioni)
- sistemici (malattie metaboliche, dermatologiche, endocrinologiche)
- tossici (terapie cortisoniche di lunga durata, alcol, fumo, iperaccumulo di rame e ferro) - patologie oculari preesistenti  associate ad un aumento di incidenza di cataratta (miopia degenerativa, retinite pigmentosa, iridocicliti croniche, pregressa chirurgia retinica o per glaucoma).

3. Quali sintomi può provocare?
I disturbi visivi dipendono dalla progressiva opacizzazione del cristallino e quindi dal grado di “maturazione” della cataratta stessa. Spesso si verifica una riduzione della capacità visiva per vicino e per lontano: il paziente può accorgersi di non vedere più bene come un tempo senza occhiali oppure di avere delle difficoltà indossando le lenti correttive prescritte in passato. In altri casi può riferire visione annebbiata, ”appannata” o  lamentarsi della perdita della capacità di vedere oggetti alla luce del sole o di essere abbagliato dai fari dei veicoli che si avvicinano durante la guida nelle ore serali.

4. Diagnosticata una cataratta, cosa fare?
Premettendo che non esistono né compresse né colliri miracolosi capaci di rallentare o bloccare la maturazione della cataratta, l’approccio varia di caso in caso. Nei pazienti con cataratta iniziale e con buona capacità visiva (con o senza lenti correttive) può essere ragionevole un comportamento di “attesa”, basato su controlli specialistici periodici atti a monitorare l’evoluzione della patologia. Di contro, in presenza di cataratta matura associata a sintomi visivi invalidanti, sarà necessario ricorrere alla chirurgia.

L’intervento viene generalmente eseguito in anestesia topica, usando cioè solo un collirio anestetico, è indolore e non richiede la sospensione di  farmaci anticoagulanti e/o antiaggreganti che eventualmente il paziente stia utilizzando per patologie concomitanti.

Si tratta di una procedura che comporta la rimozione del cristallino catarattoso e la sua sostituzione con una lente intraoculare chiamata IOL (il cosiddetto “cristallino artificiale”), il cui potere viene calcolato con specifici esami preoperatori e che quindi risulterà la lente più adatta per il paziente. In assenza di patologie oculari concomitanti, l’intervento chirurgico comporterà un ottimo recupero funzionale consentendo al paziente di recuperare la capacità visiva, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, precedentemente compromessa dalla cataratta.

5. Dopo l’intervento sarà necessario usare occhiali?
Dipende dalla lente intraoculare che si decide di impiantare. Le IOL infatti non sono tutte uguali. Le più utilizzate sono IOL monofocali che consentono una visione perfetta solo per una determinata distanza (generalmente per lontano, in modo che il paziente possa poi utilizzare solo gli occhiali da vicino per correggere la presbiopia), ma esistono anche le cosiddette IOL multifocali o accomodative con le quali sarà possibile avere una visione ottimale a tutte le distanze facendo a meno degli occhiali o riducendone notevolmente l’uso. Se il paziente è astigmatico anche questo difetto potrà essere corretto con l’intervento chirurgico, attraverso l’impianto di IOL toriche, siano esse mono o multifocali.

È quindi importante che il paziente, in previsione dell’intervento, si confronti con il proprio oculista per ottenere la soluzione refrattiva post-operatoria più gradita e consona alle necessità della vita lavorativa e di tutti i giorni.


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