La giungla degli impianti dentali: 300 modelli diversi

Dei 300 sistemi implantari censiti, solo 10 sono riconosciuti a livello mondiale dalla Food and Drug Administration

Dr. Michele Di Cosola Medico chirurgo e odontoiatra, specialista in chirurgia maxillo-facciale, docente universitario
Corato - lunedì 21 dicembre 2015
© n.c.

A forma conica, cilindrica, a lama, sotto/gengivali, forme miste, in titanio, zirconia, acciaio, leghe varie, superfici lisce, acidificate, mordensate etc etc.

Stiamo parlando di impianti dentali. Tanti di voi hanno perso uno o più denti e, per sostituirli, il vostro dentista vi ha sicuramente consigliato di posizionare un impianto e tanti lo hanno lasciato fare.

Ma vi siete mai chiesti se questa vite inserita nelle vostre carni abbia o no un riconoscimento mondiale? Gli impianti dentali sono tutti uguali? Una recente inchiesta del Corriere della Sera ha riportato che da Trapani a Bolzano la Società Italiana di Implantologia ha contato più di trecento aziende che producono e commercializzano impianti dentali nel territorio italiano. Ma come fa un cittadino comune a capire se il sistema vite/corona che il suo dentista gli propone è di buona qualità? Chi ci è passato lo sa!

«Dei 300 sistemi implantari censiti, solo 10 sono riconosciuti a livello mondiale dalla Food and Drug Administration (FDA), che garantisce assenza di rischi per la salute e sottopone il prodotto a severi controlli e test di qualità e biocompatibilità», spiega Michele Di Cosola, medico chirurgo/odontoiatra specialista in chirurgia maxillo/facciale.

Come qualsiasi dispositivo, anche gli impianti dentali devono avere il marchio CE richiesto dalla direttiva Europea 93/42, con il quale si attesta la conformità alle normative comunitarie necessarie alla commercializzazione del prodotto nel mercato unico. Il problema è che purtroppo si tratta di un’autocertificazione. Come garanzia ulteriore, oltre al marchio europeo adesso esiste il passaporto implantare, una sorta di carta di identità da consegnare al paziente che almeno indichi la marca, il modello e la misura dell’impianto posizionato; le aziende più serie lo forniscono ai dentisti che però non sono obbligati da nessuna legge a consegnarli; Esiste solo il dovere deontologico del professionista. Ma in questa situazione paradossale sarebbe ottima abitudine e cautela del paziente esigerlo anche indipendentemente dal rapporto di fiducia. Molti sono i dentisti corretti e preparati, ma genericamente il paziente è indifeso.

Forse è anche per queste ragioni - oltre che per la nota crisi economica - che 6 italiani su 10 nell’ultimo anno non hanno messo piede in uno studio odontoiatrico. L’estrema confusione nel settore sta generando fenomeni di cloni implantari per essere sempre più low cost, prodotti nei retrobottega dei laboratori odontotecnici con costo di produzione inferiori a 50 euro al pezzo e proposti al paziente a 1.000 euro.

Il mercato infatti è estremamente appetibile. Ogni anno in Italia vengono posizionati 1.200.000 impianti su una popolazione di circa 60 milioni; per avere un confronto, in America ne vengono inseriti circa 1.500.000, ma su 300 milioni di abitanti. Ecco perché nel Belpaese più del 63% degli studi offre un servizio di implantologia. L’implantologia rappresenta il trend in più rapida ascesa nel settore dentale, con un tasso di crescita del 15% annuo. Gli impianti dentali non sono tutti uguali ed è indispensabile chiedere al proprio dentista maggiori informazioni tecniche, caratteristiche, recensioni sui prodotti che vengono impiegati nella nostra bocca. Si tratta della nostra salute, non di un acquisto low cost. Scegliere professionisti titolati ed accreditati nel settore è sempre la mossa più corretta, ma soprattutto informarsi per tutelarsi.

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Informazioni mediche a cura dell'autore.

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