I profili degli stalker

Partendo da un’analisi motivazionale si delineano i vari profili degli stalker. Requisito essenziale è che le minacce o le molestie siano reiterate. Tuttavia bisogna fare attenzione ai casi falsi

Enrico Schiralli Criminologia, devianza e mutamento sociale
Corato - venerdì 21 febbraio 2014
©

Il termine stalking è un termine inglese e deriva dal verbo to stalk che significa camminare furtivamente sta ad indicare un insieme di comportamenti molesti e continui e ininterrotti appostamenti  nei pressi del domicilio o del posto di lavoro della vittima con intrusioni nella vita privata anche con telefonate o con altri mezzi di comunicazione elettronica come email o sms.

Sono atteggiamenti afflittivi tenuti da un individuo nei confronti di un’altra persona, spesso ex fidanzate o ex mogli, ne deriva che quasi sempre le vittime sono di sesso femminile.

Il persecutore può essere un estraneo ma molte volte è un conoscente, un collega o, come già detto un ex compagno che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito.

Tralasciando per ora il profilo normativo, dal punto di vista criminologico sono state sviluppate una serie di approcci tipologici che utilizzano una terminologia molto diversa tra loro, resa complicata anche dalla estrema difficoltà di far rientrare la poliedrica galassia di diverse figure di stalker.

Partendo da un’analisi motivazionale posta alla base del comportamento degli stalker lo studioso Mullen ha formulato la seguente classificazione.

Lo stalker "risentito o vendicatore" che agisce per vendicarsi di un danno o torto che ritiene di aver subito dalla vittima. Tale figura è quella più ricorrente  nel nostro paese, in special modo tra ex partners. Il persecutore può anche spingersi ad aggredire la vittima sia fisicamente che sotto il profilo dell’immagine sociale;

Il "bisognoso di affetto", ove la vittima arriva a rappresentare, per il molestatore, l’unico modo per ottenere una sorta di riscatto sociale e psicologico . Questo genere di stalker tende a negare a se stesso il rifiuto da parte dell’oggetto d’amore  sino a capovolgere in chiave compensatoria i messaggi ricevuti da parte della vittima. 

Il "corteggiatore maldestro", caratterizzato da una scarsa competenza relazionale che si traduce in tentativi inadeguati di approccio con la vittima e cioè di fare la corte alla malcapitata. Si tratta, forse, della categoria di stalker meno persistente nel tempo, ed infatti, in genere, dopo una serie di tentativi di corteggiamenti non andati a buon fine, il persecutore tende ad abbandonare la preda per dedicarsi ad altre vittime prescelte.

Il "molestatore respinto", comincia a perseguitare la vittima in seguito ad un rifiuto da parte di quest’ultima. Nella maggioranza dei casi si tratta di un ex che tenta in modo spasmodico di  riprendere la relazione con la vittima o che vuole vendicarsi per l’abbandono subito e non accettato. A differenza del corteggiatore maldestro questo genere di stalker è determinato, persistente nel tempo e incurante delle reazioni della vittima.

Il "predatore sessuale" che molesta le sue vittime per ingenerare in queste una paura persistente fonte di eccitazione sessuale nel predatore. L’obiettivo per questo stalker è ottenere la disponibilità sessuale della vittima e si eccita ad osservarla di nascosto. Altro studioso delineò alcune caratteristiche del predatore sessuale e cioè di genere maschile, con vittime multiple, di solito donne, perseguita per periodi non superiori a tre mesi, spesso lo stalker ha deficit di autostima e capacità di relazioni interpersonali e non sempre i suoi comportamenti rilevano matrici sessuali.

Per quanto attiene alle azioni di stalking la condotta è costituita da una continuità di minacce o molestie poste in essere dallo stalker, mettendo in serio pericolo l’integrità psico-fisica della vittima, essendo sufficiente una alterazione dell’equilibrio sia fisico che psichico.
La legge (art 612 bis codice penale) parla anche di grave stato di ansia o di paura che vuol significare senso di oppressione e spiacevole condizione emotiva.

I comportamenti tipici posti in essere dallo staiker  possono variare dalle comunicazioni intrusive e persecutorie che vengono attuate con  l’uso del telefono, lettere, sms o email o con contatti attuati con pedinamenti o mediante continue visite nei pressi dell’abitazione o sul posto di lavoro.
In genere le due tipologie si trovano in forma mista.

Requisito essenziale  è che la condotta (minacce o molestie) sia reiterata e che produca un grave stato d’ansia o di paura o un fondato timore per la propria incolumità o di un prossimo congiunto o comunque di una persona legata da vincolo affettivo.

Il reato di stalking( art. 612 bis codice penale) è punibile entro il termine di sei mesi dall’ultimo atto commesso punibile a querela della persona offesa, salvo casi in cui si procede d’ufficio per alcune fattispecie.

La legge sullo stalking prevede anche l’ammonimento del Questore allo stalker su richieta della persona offesa.

Bisogna fare attenzione ai casi falsi, infatti esiste la falsa sindrome di vittimizzazione e si verifica in soggetti che cercano di convincere altre persone di essere vittime di stalking inventandosi fatti e circostanze mai verificati allo scopo di avere attenzione. Tali persone possono anche presentare disturbi mentali e precisamente tipo istrionico. Si verifica il paradosso che il presunto stalker si sente vittima mentre il vero molestatore è la presunta vittima che cerca di rovinare la reputazione della sua preda diffondendo menzogne e dicerie.

Altri articoli
Gli articoli più letti