Le mutilazioni genitali femminili

Il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili (intese con la sigla Mgf ) è molto diffuso in Africa, circa ventotto paesi

Enrico Schiralli Criminologia, devianza e mutamento sociale
Corato - venerdì 10 maggio 2013
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Il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili (intese con la sigla Mgf ) è molto diffuso in Africa, circa ventotto paesi, tra cui  Somalia, Sudan, Kenia e Nigeria, ma anche negli Emirati Arabi, in Oman, nelle popolazioni musulmane dell’Indonesia e della Malaysia.

Non si possono tralasciare anche l’Europa e gli Stati Uniti per la massiccia presenza di immigrati in questi continenti che hanno fatto dilagare il fenomeno. Ovviamente anche il nostro paese è interessato al fenomeno per la forte spinta migratoria dall’Africa.

La pratica delle Mgf ha origine antichissima specie nei paesi africani per un semplice fatto di tradizione e per famigerate credenze, e viene applicata spesso su bambine molto piccole o su ragazzine con terribili conseguenze sulla salute.

Ma cosa sono le mutilazioni genitali femminili, l’OMS  le ha definite quelle procedure che riguardano la totale o parziale rimozione dei genitali esterni femminili, per meri motivi culturali o per altri motivi che non siano terapeutici. Esistono varie forme di mutilazioni, a seconda della parte di genitali eliminata, variandone il grado di gravità per le donne.

Al riguardo si conoscono le seguenti forme di mutilazione:

a- Circoncisione o sunna. Escissione del prepuzio, con o senza escissione della clitoride. Risale la sunna alle tradizioni musulmane del profeta Maometto.

b- Clitoridectomia o escissione. Escissione della clitoride con parziale o totale esissione della labbra minori.

c- Infibulazione o circoncisione faraonica. Escissione di una parte o tutti i genitali esterni, poi ricuciti, lasciando una piccola apertura alla vagina, i due lati della vulva sono legati con delle suture in seta o con spine per chiudere l’accesso vaginale mantenendo una piccola apertura mantenuta con un minuscolo pezzo di legno o di una sottile canna, per consentire il passaggio delle urine e del sangue mestruale. L’operazione è eseguita con speciali coltelli o con un pezzo di vetro e durante la stessa le gambe della ragazza vengono legate insieme da anca ad anca e la stessa è tenuta immobile per quaranta giorni per la cicatrizzazione del tessuto.

d- In questa categoria detta intermedia vengono rimosse la clitoride  e le piccole labbra, anche in parte.

Le ragioni che spingono alla pratica sono sicuramente contro natura, secondo ragioni di natura sessuale la clitoride è considerata un organo pericoloso  per l’organo sessuale maschile e rischioso per il nascituro perché la testa del bambino potrebbe toccare la clitoride determinando la morte del nascituro.

Altre supposte ragioni sono che le donne non escisse non possono concepire  il parto.

In Costa d’Avorio vi è la credenza che la clitoride possa rendere l’uomo impotente e ancora altre credenze che si diversificano di paese in paese.
Certamente anche se parte della popolazioni si ribellano a far sottoporre le proprie figlie a tali atrocità e cruente sofferenze, la consuetudine che è parte della tradizione  e dalla quale non si può astenere fa sì che la pratica delle mutilazioni diventa quasi un fatto obbligato per evitare un disonore per la famiglia oltre all’esclusione dalla comunità.

L’OMS nel 1993 ha condannato le Mgf ma ha anche fatto rilevare l’importanza di redigere un piano avente come obiettivo quello di eliminare completamente tali nocive e cruenti pratiche che causano moltissimi decessi di donne e di neonati( si parla di quattro milioni ).

Le conseguenze della Mgf sono molteplici, dovute quasi tutte alle precarie condizioni igieniche e alle cattive condizioni di salute in cui versano le bambine o le donne al momento dell’intervento. Alcune conseguenze sono immediate, quali emorragia, infezioni interne, lesioni di tessuti e altro ancora e altre sono a lungo termine come infezioni al tratto urinario perdite di sangue o complicazioni sessuali.

In Italia il fenomeno è anch’esso presente a causa delle crescenti immigrazioni nel nostro paese, è risaputo che le Mgf sono praticate da donne immigrate pur trovandosi in un paese che non è il proprio e ovviamente tali interventi avvengono in clandestinità ad opera delle cd. mammane o di medici della propria nazionalità.

Per questo , agli inizi degli anni ottanta, un medico somalo il dr. Abdulkadir Omar Hussen creò in Toscana un centro per la prevenzione e la cura delle complicazioni delle Mgf, chiamato centro Careggi. Il citato medico diventa un punto di riferimento importante per le donne immigrate, una sicurezza perché c’era un medico del loro paese su cui si poteva contare per questo fenomeno. Il centro che ha sede a Firenze è molto attivo a cui si rivolgono moltissime donne straniere , a cui si fa capire la gravità e l’illegalità della pratica delle mutilazioni oltre ad intervenire con la de infibulazione cioè con la ricostruzione dell’anatomia dei genitali esterni maturati.

Per concludere un cenno alla vittimizzazione culturale e cioè della donna vittima culturale, di interesse della branca della criminologia che ha ideato la vittima dipendente da fattori culturali.