Pausa caffè non autorizzata? Attenti al licenziamento

Cass. Civ., Sez. Lav., 28.03.2013, n. 7819

Corato - venerdì 26 aprile 2013
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La vicenda che ci occupa ha origine nel settore bancario ed è caratterizzata da un travagliato iter processuale. La sentenza in commento è, infatti, l’ultimo di ben cinque gradi di giudizio.

Essa tratta del caso di un cassiere di banca che, a causa di una serie di inadempimenti, veniva licenziato per giusta causa.

Gli veniva contestato, nello specifico, il rifiuto per due volte consecutive di eseguire un’operazione richiesta da un cliente nonchè l’allontanamento, sempre per due volte, dal posto di lavoro per recarsi al bar a prendere il caffè, senza essere preventivamente autorizzato. Tale allontanamento avveniva la prima volta senza preventiva chiusura della cassa e registrazione dell’operazione in corso, la seconda lasciando una dozzina di clienti in coda e creando così notevole rallentamento nelle operazioni anche delle altre casse.

Impugnato il licenziamento, il lavoratore risultava vincitore nei primi due gradi di giudizio ma soccombente in Cassazione, innanzi alla quale la sentenza d’appello veniva cassata con rinvio.

Il giudizio proseguiva, pertanto, innanzi al Giudice del rinvio che riteneva gli ultimi due episodi contestati al lavoratore abbastanza gravi da giustificare il licenziamento. Il lavoratore insisteva proponendo nuovamente ricorso per Cassazione avverso la sentenza pronunciata a seguito del rinvio ma la Cassazione rigettava il ricorso pronunciando la sentenza n. 7819 del 5 dicembre 2012 – 28 marzo 2013, in commento.

In quest’ultima sentenza, la Corte ha confermato la precedente pronuncia della Cassazione ritenendo che l’allontanamento dal posto di lavoro senza chiudere la cassa e lasciando in sospeso un’operazione di valore rilevante o non curandosi della lunga fila allo sportello costituisca comportamento illecito del dipendente tale da giustificare il licenziamento.

Nessun rilievo può essere riconosciuto, secondo la Corte, all’esistenza di una prassi aziendale cui il dipendente sostiene di essersi attenuto e che sarebbe stata idonea ad esimerlo da responsabilità.

La sussistenza della giusta causa di licenziamento per un cassiere di banca, secondo la Corte, deve essere apprezzata avendo riguardo non soltanto all’interesse patrimoniale della banca ma anche alla potenziale lesione di un interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito.

La Corte ribadisce, altresì, che il rigoroso rispetto delle regole di maneggio del denaro non può in alcun modo essere sostituito da non meglio precisate regole di buon senso, che sono di per sé inidonee ad assicurare la conservazione del denaro della banca e dei clienti. Il fatto che il lavoratore si sia attenuto a tali regole di buon senso piuttosto che a quelle impartite dal datore di lavoro dimostra, anzi, un’accettazione dei rischi economici derivanti da tale comportamento che valgono a qualificare come “colpa cosciente” l’atteggiamento del dipendente.

Ovviamente tale comportamento va anche inquadrato in un contesto di ulteriori inadempimenti compiuti dal medesimo dipendente (quali, come innanzi detto, il rifiuto di compiere determinate operazioni allo sportello richieste dai clienti).

Ma, alla luce del ragionamento effettuato dalla Suprema Corte, emerge a chiare lettere che la valutazione circa la sussistenza della giusta causa di licenziamento debba essere effettuata avendo riguardo alla specificità delle mansioni svolte dal dipendente e alle caratteristiche concrete  dell’attività aziendale. Questo significa che anche comportamenti che rientrano in prassi consolidate possono diventare fatali per specifici settori di attività o in determinati momenti della giornata lavorativa e portare persino al licenziamento per giusta causa.

Giusta causa e giustificato motivo sono, infatti, come noto, clausole generali che, per essere valutate, devono essere inquadrate nel contesto specifico di ogni fattispecie.

Attenzione, pertanto, alla scelta del momento in cui prendersi un momento di relax sul posto di lavoro.. Potreste incorrere in un grave inadempimento e rischiare il licenziamento.

Avv. Adriana Stolfa – Master in Gestione del Lavoro e delle Relazioni Sindacali
Studio Legale Associato Avv.ti Stolfa, De Benedittis, Martinelli

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