Infortuni sul lavoro, caso Thyssenkrupp: dolo eventuale o colpa cosciente?

Nella tarda serata di mercoledì 27 febbraio la Corte d’Appello di Torino, in merito all’incendio avvenuto nel dicembre 2007 presso lo stabilimento della Thyssenkrupp ha parzialmente riformato la sentenza di I grado

Corato - venerdì 01 marzo 2013
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Nella tarda serata di mercoledì 27 febbraio la Corte d’Appello di Torino, in merito all’incendio avvenuto nel dicembre 2007 presso lo stabilimento della Thyssenkrupp, sita in Torino al Corso Regina Margherita, ha parzialmente riformato la sentenza di I grado rideterminando la pena da 16 anni e mezzo a 10 anni di reclusione per l’amministratore delegato della società considerato responsabile, nella sua qualità di datore di lavoro, di omicidio colposo con colpa coscientee non di omicidio volontario con dolo eventuale.

Era la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 quando si verificò un incendio che investì la linea 5 di ricottura e decapaggio delle acciaierie della Thyssenkrupp causando la morte di 7 operai per le gravissime ustioni riportate. L’incendio, inizialmente di modeste dimensioni, si propagava inesorabilmente a causa del cedimento di un tubo dal quale fuoriusciva una grande quantità di olio bollente che provocava un’esplosione tale da trasformare, in pochi istanti, 7 operai in vere e proprie torce umane. Uno di loro, Antonio Schiavone, moriva sul colpo, mentre gli altri sei componenti della squadra in servizio, gravemente feriti, morivano alcuni poche ore dopo il rogo ed altri nei giorni successivi.

La vicenda, balzata agli occhi della cronaca per l'atrocità di quanto accaduto, diede il via ad un processo che iniziò il 15 gennaio 2009 e nel quale, per la prima volta, l’accusa, nella persona del PM Raffaele Guariniello, ipotizzò in un caso di infortunio sul lavoro il reato di omicidio volontario con dolo eventuale.

Secondo l’accusa il rogo della Thyssenkrupp fu una “tragedia annunciata” causata dalla colpevole omissione di adeguate misure di sicurezza all’interno di uno stabilimento in via di dismissione:  mancanza  di sistemi di rilevazione degli incendi, estintori vuoti o malfunzionanti, carenza di manutenzione e sporcizia.

Dall’istruttoria, inoltre, emerse che l’amministratore delegato, Harald Espenhahan, con una comunicazione, inviata via mail, aveva dirottato un investimento di 800 mila euro (sollecitato dalle assicurazioni nel 2006 dopo un analogo incendio avvenuto nello stabilimento tedesco di Krefeld)  da Torino a Terni dove la linea 5 avrebbe dovuto essere smontata e trasferita.

La Corte d’Assise di Torino, nella tarda serata del 15 aprile 2011, accogliendo in pieno le richieste dell’accusa condannò a 16 anni e mezzo di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale l’amministratore delegato dell’acciaieria, nella sua qualità di datore di lavoro, e a 13 anni e 10 anni gli altri dirigenti del gruppo.

Nel processo di secondo grado, invece, la Corte d'Appello ha escluso l’ipotesi del “dolo eventuale” a carico del datore di lavoro ritenendo sussistente nella fattispecie in esame la figura della “colpa cosciente”.

In linea generale, la differenza tra le due figure giuridiche consiste nel fatto che il dolo eventuale, istituto di elaborazione giurisprudenziale, è la rappresentazione da parte del soggetto della concreta possibilità del verificarsi di un evento e conseguente accettazione del relativo rischio; mentre la colpa cosciente, circostanza aggravante del reato ai sensi dell’art. 61 n. 3 c.p., sussiste allorchè il soggetto non vuole commettere il fatto-reato ma prevede come possibile il verificarsi dell’evento.

La giurisprudenza ha più volte avuto modo di ribadire siffatti principi chiarendo che la linea di demarcazione tra dolo eventuale e colpa cosciente è individuata nel diverso atteggiamento psicologico dell’agente che, nel primo caso, accetta il rischio che si realizzi un evento diverso non voluto, mentre nel secondo caso  la verificabilità dell’evento rimane un ipotesi astratta che nella coscienza dell’autore non viene concepita come concretamente realizzabile e, pertanto, non è in alcun modo voluta.

Tornando al caso specifico, la Corte d’Assise di Torino, in primo grado, configurò in capo  al datore di lavoro una responsabilità per omicidio volontario con dolo eventuale ritenendo fondamentale che lo stesso decidendo di non investire in misure di sicurezza antincendio, continuando, comunque, la produzione, accettava la concreta possibilità del verificarsi di un infortunio mortale, come realmente è avvenuto.

Evidentemente la Corte dall’Appello, riesaminando l’intera vicenda, ha ritenuto eccessiva l’imputazione di omicidio volontario con dolo eventuale a carico dell’amministratore delegato, ritenendo, invece, che nei confronti dello stesso si configurasse l’ipotesi più tenue della colpa cosciente, dovuta alla circostanza che lo stesso non voleva commettere il reato pur essendo tale evento previsto come possibile.

Nel rispetto più assoluto dei parenti delle vittime, di cui comprendiamo il dolore, vogliamo sottolineare che per la prima volta in un’inchiesta in materia di infortuni mortali sul lavoro la giustizia italiana si è spinta così oltre tanto da riconoscere a carico dei responsabili, dapprima, la figura del dolo eventuale, e, successivamente, quella della colpa cosciente.

In attesa, quindi, della lettura integrale delle motivazioni, la decisione della Corte d’Appello di Torino sul caso Thyssenkrupp costituisce comunque un importante precedente in materia.

A cura di Avv. Marina Della Valle e Avv. Salvatore Romanelli dello Studio Legale Associato Stolfa-De Benedittis-Martinelli.

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