La vittimologia

L’analisi delle vittime del reato ha coinvolto molti scienziati di criminologia sin dalla fine dell’ottocento che hanno cominciato a considerare il ruolo della vittima non come un mero obiettivo passivo del criminale, ma come parte attiva

Enrico Schiralli Criminologia, devianza e mutamento sociale
Corato - venerdì 18 gennaio 2013
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Lo studio della vittimologia, ovvero l’analisi delle vittime del reato ha coinvolto molti scienziati di criminologia sin dalla fine dell’ottocento che hanno cominciato a considerare il ruolo della vittima non come un mero obiettivo passivo del criminale, ma come parte attiva anche talvolta come causa determinante del crimine, considerando, quindi, il reato un sistema di interazione dinamica criminale-vittima.

Molte volte nel gergo popolare si sentono dire frasi ricorrenti quali "c'è stata provocazione" oppure "è stata la vittima a cercarsi il reato commesso ai suoi danni" o ancora "io non condanno l’ autore del reato".  Pensiamo al caso classico della violenza sessuale ove molte volte si dice che la donna ha provocato l’uomo avendo degli abiti succinti o con atteggiamenti univoci che potevano portare al rapporto sessuale.

Non è che con ciò si intende condannare la vittima e quasi gratificare l’autore del crimine ma si vuol far comprendere come il rapporto vittima-autore del reato si diversifica da caso a caso a seconda del comportamento che poteva avere avuto la vittima.

Un noto scienziato, Von Hentig, considerava la vittima come un agente provocatore in senso lato e cioè come una forza che agisce dall’esterno sul criminale dando luogo a degli stimoli che portano al comportamento criminoso. Per questo scienziato la vittima provoca il crimine, ma, attenzione , la provocazione deve essere intesa in senso lato dove comprendere oltre alla provocazione intesa come comportamento in senso stretto anche tutte le caratteristiche fisiche, psicologiche e sociali della vittima  che hanno avuto la potenzialità di determinare il criminale a commettere il reato nei confronti di una specifica vittima, agendo come un fattore esterno.

Von Hentig individuò delle categorie di vittime, differenziandole in classi:

a- I minori di età- la condizione di minore di età è particolarmente esposta alla vittimizzazione  per lo stato di debolezza fisica o mentale e per la scarsa capacità di resistenza o reazione;

b- Le donne-considerava il genere femminile maggiormente vulnerabile;

c- Gli anziani-l’età influisce sul rischio di vittimizzazione per il decadimento delle facoltà fisiche e mentali;

d- Mentalmente deficitari , immigrati e gli ingenui-si includono coloro che per ragioni sociali o per avere un o scarso quoziente intellettivo sono esposti ad un maggior rischio di vittimizzazione.

Altri studiosi in materia hanno parlato di predisposizione o attitudine a diventare vittime: come la predisposizione bio- fisiologica, quali l’età, il sesso, lo stato fisico, la predisposizione psicologica come gli stati psicopatologici e i tratti del carattere e la predisposizione sociale come la professione, lo status sociale, gli stili di vita e le condizioni economiche.

Ancora altri studiosi hanno parlato di responsabilità condivisa della vittima nel senso di considerare quest’ultima come avere una certa responsabilità nel crimine commesso ai suoi danni. Non è che con ciò si vuole quasi condannare la vittima e scagionare il malfattore ma in realtà si vuole dare al fatto criminoso la dinamicità del rapporto criminale- vittima. Secondo questa teoria esistono:

a- La vittima completamente innocente- sono coloro che non hanno avuto alcun comportamento facilitante nei confronti dell’attacco dell’aggressore, come può essere un bambino o una persona in stato di incoscienza; la vittima ha un ruolo totalmente passivo.

b- La vittima ha meno colpa del criminale- in questo caso la vittima ha avuto un ruolo attivo ma solo perché ha adottato un comportamento imprudente o negligente perché si è posto in una situazione di pericolo. L’autore di questa teoria, Mendelsohn, parlava di vittime dovute all’ignoranza.

c- La vittima colpevole tanto quanto il criminale- si tratta di una categoria che presuppone la criminalizzazione della prostituzione e della tossicodipendenza, si pensi alla prostituta che vittima del suo protettore diventa a sua volta autrice di un reato.

d- La vittima più colpevole del criminale-si includono le vittime che hanno istigato o provocato l’atto criminale e rientrano i casi di delitti commessi in stato d’ira a seguito di una provocazione della vittima, che si è addossato il rischio e il pericolo del proprio comportamento come una offesa cui è seguita una reazione violenta.

Di tutto quello che si è detto riguarda la cd. vittimizzazione primaria esistendo , infatti, anche quella secondaria, e cioè uno stadio successivo al reato riguardando l’impatto sociale formale sulla vittima. Non è una questione formale se si pensi a tutti quei reati che non vengono denunciati rimanendo quindi occulti per non voler affrontare gli interrogatori degli investigatori, i processi,la pubblicazione dei propri nomi sui giornali.

Le motivazioni possono essere le più disparate come nei reati sessuali la vittima preferisce non denunciare quello che ha subito provando vergogna per quello che è accaduto o per non sottoporsi alla ^gogna^ delle indagini, dei processi o della pubblicità del fatto. Molti ancora preferiscono non denunciare il reato subito per la tenuità del danno o per sfiducia nei confronti degli inquirenti o della giustizia ritenendo una perdita di tempo o  fastidi affrontare il percorso post-denuncia.

Si parla di numero occulto dei reati, cioè di quelli che non vengono denunciati e che non rientrano nelle statistiche degli organi di polizia o dell’amministrazione della giustizia. Il risultato è che tali statistiche non rispecchiano la vera realtà dei reati commessi, si pensi ai furti che molto spesso non vengono denunciati per evitare noie processuali o perché il danno subito è di lieve entità o di scarsa importanza per la vittima.

Negli Stati Uniti, per avere un quadro reale dei reati commessi, si sono inventati le inchieste di vittimizzazione con varie metodologie, inchieste poi fatte successivamente in altri stati tra cui l’Italia.
In sintesi tutto ciò che riguarda l’impatto delle agenzie di controllo sociale sulla vittima è la vittimizzazione secondaria.

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