Vittoria delle aziende agricole contro certe ispezioni

Da qualche tempo l'INPS aveva avviato una vera e propria "campagna ispettiva" volta a contrastare il fenomeno del lavoro irregolare che, tuttavia, per le modalità con cui era stata condotta aveva fatto perdere il sonno agli agricoltori

Corato - venerdì 04 gennaio 2013
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Le aziende agricole possono cominciare a tirare un sospiro di sollievo.

Da qualche tempo l'INPS aveva avviato una vera e propria "campagna ispettiva" volta a contrastare il fenomeno del lavoro irregolare che, tuttavia, per le modalità con cui era stata condotta aveva fatto perdere il sonno agli agricoltori.

Dal 2006, infatti, le aziende agricole, a differenza di quelle di altri settori godono di un rilevante sgravio contributivo che serve ad attenuare lo "spread" fra gli oneri sociali posti a carico degli imprenditori italiani e quelli di altri paesi dell'Unione Europea che operano un diretta concorrenza  con i nostri. Condizione per usufruire di questi benefici è, però, naturalmente, il rispetto delle norme di legge e di contratto collettivo che disciplinano il lavoro.

Proprio però per evitare che l'accertamento, in sede ispettiva, di una piccola differenza, magari infinitesimale, potesse determinare la perdita dell'intero sgravio, con applicazione delle pesantissime sanzioni previste per le evasioni contributive (che si pagano sui contributi non versati in virtù dello sgravio poi risultato indebito), il legislatore, nel 1993, modificando l'art. 6, comma 10, del D.L. 338/1989, introdusse una norma "calmieratrice": la perdita dei benefici sarebbe stata proporzionale alla inadempienza riscontrata (se il lavoratore ha percepito 3 euro in meno, al datore di lavoro vengo annullati 3 euro di sgravi + sanzioni).

Una norma di buon senso, insomma, che nel corso delle ultime ispezioni, tuttavia, l'INPS, in base a cavilli interpretativi, ha ritenuto non applicabile, guarda caso, proprio al settore agricolo. Le conseguenze sono state drammatiche: anche quando gli ispettori hanno riscontrato piccole o piccolissime differenze retributive, i verbali ispettivi hanno assunto proporzioni notevoli, enormi, sproporzionati rispetto agli scopi perseguiti dalla legge.

Nel caso di un'azienda agricola di Taranto un verbale che, applicando la norma calmieratrice avrebbe comportato il pagamento di una somma di circa 30.000 euro, fra sgravi revocati e sanzioni, era "lievitato" fino allo stratosferico importo di 450.000.

L'azienda aveva ovviamente fatto ricorso al giudice del lavoro che in tempi anche abbastanza brevi,  con la sentenza n. 6024, pronunciata il 25 settembre scorso dal  G.L. dr. Ciquera del Tribunale di Taranto, ha annullato il verbale, ridimensionado il dovuto nei fisiologici 30.000 euro, applicando quindi anche al settore agricolo l'art. 6 del DL. 338/1989.

Si tratta di un precedente particolarmente importante perchè non risultano altre sentenze intervenute sul tema specifico.

È auspicabile che la direzione regionale INPS voglia prenderne atto evitando di creare altri inutili grattacapi alle imprese agricole in cui i problemi non mancano davvero. Rimandiamo al sito del nostro Studio per il testo integrale della sentenza.

 

A cura della dr.ssa Antonia Di Bartolomeo
Studio Legale Associato Stolfa-De Benedittis-Martinelli
www.lavoro-previdenza.it

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