Per la prima volta riconosciuta la malattia professionale per l’uso del cellulare

Un lavoratore contrae un tumore e la Cassazione accerta che è stato causato dall'uso del telefonino

Corato - venerdì 07 dicembre 2012
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La Suprema Corte di Cassazione, con la interessante pronuncia n. 17438 del 12 ottobre 2012, per la prima volta riconosce la natura professionale della patologia tumorale contratta da un lavoratore per il prolungato uso del telefono cellulare e del cordless per motivi di lavoro.

Il sig. M.I., nel corso della sua vita lavorativa, era stato costretto per oltre dieci anni all’uso prolungato (all’incirca 5-6 ore al giorno) del telefono cellulare e di quello portatile (cordless).
Come conseguenza, egli contraeva una patologia tumorale denominata “neurinoma del Ganglio di Gasser”, un tumore che colpisce i nervi cranici e, nella specie, il nervo acustico e il nervo cranico trigemino.

Il sig. M.I., pertanto, agiva in giudizio al fine di ottenere il riconoscimento della natura professionale della patologia contratta e, conseguentemente, il diritto a percepire la rendita per malattia professionale dall’INAIL.
In primo grado, il Tribunale adito respingeva il suo ricorso ma, proposto appello, la Corte territoriale accoglieva le richieste del lavoratore e condannava l’INAIL a corrispondergli la rendita professionale per invalidità all’80%.

L’INAIL proponeva ricorso per Cassazione.

La Suprema Corte, con la sentenza in commento, attribuisce rilevanza a recenti studi clinici che hanno riconosciuto un rischio concreto di insorgenza di patologie tumorali in soggetti che si espongono in maniera prolungata a radiofrequenze. Secondo questi studi, l’esposizione può incidere in maniera rilevante sull’insorgenza della malattia e interagire soprattutto nella fase iniziale di induzione, accelerando i tempi di sviluppo della patologia. Si tratta di studi che assumono ancor più rilevanza e attendibilità, secondo l’interpretazione fornitane dal Consulente Tecnico e avvalorata dalla Corte, poiché hanno carattere di indipendenza non essendo stati cofinanziati, differentemente dagli altri, dalle aziende produttrici di telefoni cellulari.

Secondo il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, confermato da questa pronuncia, nel caso di malattia professionale “non tabellata” (cioè, non inserita nell'elenco ufficiale INAIL) la prova della loro origine "professionale" deve essere fornita, caso per caso, dal lavoratore. Nella pronuncia in commento, la Corte precisa che tale prova deve essere valutata in termini di “ragionevole certezza” per cui l'origine professionale deve essere non meramente possibile ma connotata da un rilevante grado di probabilità.

Alla luce dei mezzi di prova espletati nei precedenti gradi di giudizio e delle conclusioni formulate dal consulente tecnico, la Suprema Corte ha ritenuto sussistente il requisito della elevata probabilità (che integra il nesso causale) tra l’uso prolungato del telefono cellulare per motivi di lavoro e l’insorgenza della patologia tumorale denunciata.

La sentenza costituisce un importantissimo precedente e apre nuove prospettive per tutti coloro che si trovino nelle medesime condizioni i quali potranno agire in giudizio per ottenere la rendita INAIL o  anche, eventualmente, il risarcimento del danno cd. differenziale dal datore di lavoro.

Ulteriore conseguenza è il dovere per ogni azienda di dotare i propri dipendenti muniti di cellulare aziendale dei dispositivi di protezione (auricolari, viva voce, ecc.) volti a limitarne la pericolosità, pena l'applicazione delle severe sanzioni previste dal D. Lgs. 81/2008 in materia di sicurezza del lavoro.

Ogni considerazione sulla pericolosità dell’uso prolungato del cellulare, anche al di là dell’ambiente lavorativo, appare superflua: le risultanze degli studi analizzati dalla Suprema Corte, infatti, dovrebbero farci riflettere molto.

 

A cura di Adriana Stolfa
Master in Gestione del Lavoro e delle Relazioni Sindacali
Studio Legale Associato Stolfa - De Benedittis - Martinelli

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