‘MANON LESCAUT’ di A.F.PRÈVOST

un giovane di buona famiglia s’innamora perdutamente di una donna dall’anima insaziabile.

Luciana De Palma Il lettore comune
Corato - giovedì 08 giugno 2017
copertina libro
copertina libro © Garzanti

Come gli opposti poli di una pila, i protagonisti di questo romanzo disvelano le intensità elettriche di una passione che annienta ed esalta, che nutre e indebolisce, che ubriaca l’anima e logora il corpo.

La sensazione, durante la lettura, è di un vero labirinto di cui si sospetta la mancanza di un’uscita: il magma, che zampilla fuori dalla fucina dell’amore, brucia il cuore del ricco e nobile Des Grieux e agita il sangue della bella e inarrivabile Manon Lescaut.

Lui, indirizzato dal padre a una carriera ecclesiastica, abbandona ogni cosa pur di avere lei, adorabile seduttrice destinata a entrare in convento per placare gli ardori della carne, che più volte gli preferisce altri amanti, altre avventure.

Ogni felicità è effimera e illusoria, ma non per questo smette di esercitare il suo fascino su un’anima pura e ingenuamente votata a cercare ogni possibile modo per redimersi dai peccati commessi per sottrarre al destino quella stessa sfuggente felicità.

Il romanzo è per buona parte ambientato in Francia, nel XVIII secolo; i due amanti, però, inseguendosi con testarda imprudenza, finiscono per prolungare le loro appassionate scorribande anche nelle terre d’America.

Non mancano i duelli, i colpi di scena, le catastrofi della speranza frantumata, i sogni d’imperterrita utopia: ogni elemento si avviluppa all’altro in un crescendo di fameliche voluttà, spirituali e carnali.

La totale mancanza di scrupoli nei due protagonisti li rende, agli occhi del lettore, vivi e intensamente profondi; ogni accenno al loro istinto e alla loro fede nella bellezza della vita ci concede d’intravedere luminosi spiragli di libertà che, seguendo le loro vicende, pagina per pagina, c’inducono nella pura ebbrezza del tempo tramutato gradualmente in eternità.

Sebbene, come annotò Montesquieu, dopo aver letto questo libro, “l'eroe sia un mascalzone e l'eroina una puttana”, non un solo giudizio s’innalza contro la loro condotta, non un solo moto di condanna ci fa puntare contro di loro il nostro dito accusatore. Accade che, senza averne piena coscienza, qualcosa in noi ci faccia protendere per la loro felicità insieme, nonostante i tradimenti di lei e le ingenuità di lui. Tra noi e loro le distanze si accorciano, non aumentano.

Anche la scrittura di Prévost è ambigua e fatale, una vera rete di prelibate sottigliezze che annunciano evoluzioni subito smentite, che intarsiano aspettative poi disattese.

Dall’inizio alla fine, ogni parola del romanzo, che si snoda tra impulsi e giustizia, regole e sentimenti, conflitti e moralità, bisbiglia nelle nostre orecchie fruscii di seducente coinvolgimento così come fanno le acque di un fiume che sinuosamente scivola sotto le dense ombre di un’inesplorata foresta.

L’abilità dello scrittore, che ha scelto di adottare la prima persona per narrare la vicenda dei due amanti, esplicita il punto di vista di Des Grieux, ma lascia misterioso quello di Manon che, per questo, resta inafferrabile come il più bel sogno.

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