‘Chéri’ di Colette

una donna di mezz’età e un giovane uomo vivono una passione, che pur sgretolando le convenzioni, non riesce a sublimarsi in storia d’amore.

Luciana De Palma Il lettore comune
Corato - giovedì 05 maggio 2016
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Ogni pagina di questo romanzo, ambientato nella Parigi del 1912, traccia bruschi quanto corrosivi balzi tra passioni sfrenate, disinganni e di nuovo illusioni, atroci ravvedimenti, audaci richieste, soddisfazioni colpevoli, quindi ancora passioni.

Non ci sono mezze misure nella storia di Lea e di Fred, detto Chéri, non ci sono accomodamenti né equilibrati accordi: le loro vite, dissolute, dissipate e tragicamente votate alla celebrazione di un’insoddisfazione perenne, si nutrono di eccitazioni spinte al limite, di impeti difficilmente condivisibili, di incendi che si allargano a vista, la cui drammatica portata non è comprensibile a chi ne è estraneo.

Lea è una donna di cinquant’anni, ricca, ancora molto bella, cortigiana nell’alta società parigina; Chéri è un giovane uomo di venticinque anni, ricco, figlio di una donna amante del lusso e dei piaceri.
Il legame che li unisce affonda le sue ragioni nella necessità, valida per entrambi, di consumarsi, fisicamente e mentalmente, negli infiniti vortici del desiderio, del fuoco, della veemenza che piuttosto si moltiplica, senza mai esaurirsi.
Ci si ritrova sempre con l’affanno, inseguendo i due amanti che un’emozione violenta e audace spinge a cercarsi, a rincorrersi, ad ammettere l’imperioso bisogno, fisico e mentale, l’uno dell’altro, senza mai una pausa, senza mai un attimo di tregua.
E quest’emozione, che si perpetua, nutrendosi di se stessa e in se stessa trovando ragione e conseguenze, non scade mai nel mellifluo sentimentalismo, non si trasforma mai in qualcosa di meno potente e meno tragico di un tormento che divora e brucia la carne; nutre senza saziare, divora senza soddisfare, assorbe senza mai colmarsi.

Anche quando Chéri si sposa con la dolce e arrendevole Edmée la relazione con Lea non subisce interruzioni o crolli; anzi, la distanza tra i due lussuriosi amanti acuisce l’ardore, lo esaspera fino a fargli assumere la forma di uno smodato e insaziabile bisogno, una dipendenza di atroce permanenza.

Neppure nei momenti d’intimità con la sua giovane sposa Chèri dimentica di pensare, d’immaginare, di fantasticare su Lea.

Ma all’improvviso quest’ultima, come se avesse avuto intenzione d’infliggersi una punizione, decide di abbandonare la sua casa, di andare via da Parigi, di lasciarsi alle spalle la cerchia delle sue amiche, di dimenticare Chéri e tutto quello che con lui ha vissuto; arrogandosi il diritto di prendersi una pausa, stabilisce per sé che la risoluzione più giusta è quella di andare avanti da sola, di staccarsi dal dolore inflitto da un’amante che, forse inconsapevolmente, ha messo a dura prova la sua resistenza contro le malelingue, l’invidia e una certa, latente consapevolezza della sua età, di molto maggiore rispetto a quella di Chéri. 

La partenza di Lea non può non incidere penosamente nell’anima di Chéri, il quale, per natura estraneo a ogni forma di romanticismo, arriva a provare nostalgia e inquietudine per la mancanza dell’amante in cui non aveva fatto altro che ritrovare la sua stessa irruenza nei confronti della vita, i suoi stessi assalti alle asfissianti regole sociali.
Il distacco mette a dura prova entrambi, ma non dura molto. Quando Lea e Chéri si rivedono, la vecchia passione, per nulla infiacchita dai mesi e dalla distanza, scoppia nuovamente, accecante e frenetica.
L’unione fisica rinnova quella spirituale, i loro respiri e le loro dichiarazioni di amore s’intrecciano nelle spirali di una spietata quanto ancora vaga consapevolezza che, pur in tanto ardore, esiste una macchia, un difetto, un ostacolo che presto diventerà impossibile da nascondere uno all’altro e che fatalmente segnerà il momento in cui una spiacevole sarà spinta verso l’alto, facendola emergere inesorabilmente.

Accadrà all’alba del giorno seguente, dopo la notte di voluttà e di piaceri, dopo l’esaltazione sfrenata del passato, dopo l’insaziabile scambio di baci e di promesse e di carezze e di confessioni struggenti.
Un sospiro di sollievo, incautamente rilasciato dalle vermiglie labbra di Chèri e da Lea riconosciuto con dolorosa consapevolezza, sarà il punto di non ritorno in una storia che neppure alla fine, nelle sue ultime righe, concede la tregua della rassegnazione, la saggezza del rigore morale.

Non esiste saggezza nella passione. Nessuna passione ha mai trasformato qualcuno in una donna saggia o in un uomo saggio.  
‘Lui aprì gli occhi, e il suo primo sguardo umido era già pieno di una speranza egoista e supplichevole. Léa voltò la testa dall’altra parte. “Questi occhi… Ah! Facciamo presto”. Posò di nuovo la guancia sulla fronte di Chéri’.

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