I dirigenti medici e l’esercizio dell’attività libero professionale allargata

Scrive l'avvocato Marina Della Valle

Corato - giovedì 21 giugno 2012
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Con una interessante pronuncia il Tribunale di Trani – Sezione Lavoro, nella persona del Giudice unico dott.ssa M.A La Notte Chirone, ha recentemente accolto la domanda proposta in via d'urgenza da un Dirigente Medico che si era visto negare l’autorizzazione a svolgere attività libero professionale intramuraria, nonostante avesse tempestivamente proposto la relativa domanda, entro il 30.11.2011, con decorrenza dal 1° gennaio 2012, data in cui il suo rapporto di lavoro alle dipendenze della ASL si sarebbe trasformato in rapporto di lavoro esclusivo.

L’attività libero professionale intramuraria dei dirigenti medici del settore sanitario nazionale può essere svolta o in regime ambulatoriale, cioè all’interno del presidio ospedaliero cui appartiene il Dirigente Medico in rapporto di lavoro esclusivo, o presso lo studio privato dello stesso (cd. intramoenia allargata), qualora l’azienda sanitaria non sia in grado di garantire spazi e strutture idonee per lo svolgimento della stessa.
Il tema è stato oggetto di numerosi interventi normativi che hanno interessato prevalentemente la proroga dei termini concessi, nel corso degli anni, per l’esercizio di tale tipo di attività.

I provvedimenti normativi con cui venivano accordate le predette proroghe erano finalizzati ad ampliare il periodo di tempo messo a disposizione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere del SSN per predisporre appositi spazi in cui far svolgere ai Dirigenti Medici, con rapporto di lavoro esclusivo, la libera professione in regime intramurario.

L’art. 15 quinquies del d.lgs. n. 502/1992 (come modificato dal d. lgs. n. 229/1999 e dal D. Lgs. n. 254/00), infatti, aveva previsto che, in caso di carenza di strutture e spazi idonei allo svolgimento delle attività libero – professionali in regime ambulatoriale, fino alla data di completamento da parte dell’Azienda Sanitaria di appartenenza degli interventi strutturali necessari e, comunque, entro il 31 luglio 2003, le Aziende avessero la possibilità di autorizzare i medici ad utilizzare i propri studi privati.

In attesa del completamento dei suddetti interventi strutturali, il predetto termine è stato più volte posticipato, sino a giungere alla più recente proroga introdotta con D. L. n. 216/2011, che in un primo momento ha fatto slittare il termine al 31.12.2012, anticipandolo successivamente al 30.06.2012, in fase di conversione in Legge n. 14 del 24 febbraio 2012.

L’Azienda Sanitaria, nel caso di specie, motivava il diniego considerando la domanda proposta dal Dirigente Medico tardiva ai sensi della normativa all’epoca vigente  (art. 6 del D. L. n. 194 del 30.12.2009) che fissava al 31 gennaio 2011 il termine ultimo per la concessione di nuove autorizzazioni di attività libero professionale allargata.

Il Giudice del Lavoro, invece, accogliendo integralmente le tesi del ricorrente, rilevava che il diniego della ASL era da considerarsi illegittimo poiché non teneva conto della più recente normativa intervenuta in materia, con il D. L. n. 216 del 29.12.2011, che prorogava i termini per l’autorizzazione all’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria al 30 dicembre 2012.

Il predetto provvedimento, infatti, esplicava efficacia sin dal momento della sua emanazione, cioè dal 29.12.2011, e quindi doveva essere applicato anche nei confronti del ricorrente che formulava la richiesta di autorizzazione all’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria (ALPI) con decorrenza dal 1° gennaio 2012, data in cui il decreto legge era già vigente. 

In data 24 febbraio 2012 il predetto decreto veniva convertito in legge n. 14, anticipando il termine per la concessione delle predette autorizzazioni al 30.06.2012.

Il Giudice adito, peraltro, ravvisava nel caso di specie la sussistenza di un pregiudizio imminente ed irreparabile ai danni del Dirigente Medico per il carattere fiduciario del rapporto che si instaura tra quest’ultimo e il paziente che non può venir meno senza un fondato motivo giuridico, “penalizzando peraltro l’immagine professionale dello stesso che, per la collettività, sarà individuato come colui al quale è stato sottratto lo svolgimento di un determinato servizio per cause dallo stesso non conoscibili”.

Il danno professionale, però, non è stato l’unico pregiudizio subito dal ricorrente il quale, non avendo ottenuto l’autorizzazione all’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria, ha maturato un danno economico costituito dai mancati introiti che gli sarebbero potuti derivare dallo svolgimento di tale attività.

Alla luce delle suesposte deduzioni, pertanto, il Giudice del lavoro concludeva per l’integrale accoglimento della domanda proposta dal Dirigente Medico, disponendo che la ASL di appartenenza approntasse, con urgenza, ogni atto necessario ai fini della concessione dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria con decorrenza dal 1° gennaio 2012.

La pronuncia appena esaminata pone in rilievo una problematica più ampia che investe l’intero sistema sanitario ed in particolare le Regioni e le Aziende sanitarie che, nonostante le numerose proroghe concesse dal legislatore per circa 13 anni, ancora una volta non si sono attivate per reperire spazi adeguati all’interno dei presidi ospedalieri per consentire lo svolgimento dell’attività libero professionale intramuraria.

Appare chiaro che l’inerzia di tali organi a porre in essere gli interventi di ristrutturazione edilizia presso le aziende sanitarie locali, nonché la mancata acquisizione di spazi ambulatoriali esterni per l’esercizio della libera professione intramuraria, non può nuocere ai Dirigenti Medici, che in regime di rapporto di lavoro esclusivo, vogliano continuare a svolgere la propria attività libero professionale.

Per tale ragione legittimamente questi ultimi potranno rivolgersi al Giudice del Lavoro per vedersi riconoscere le autorizzazioni all’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria, ingiustamente negate dalle aziende sanitarie di appartenenza.

Occorre precisare, infine, che il Governo ha annunciato un’ulteriore proroga al 30.11.2012 per consentire l’esercizio l’attività intramuraria anche fuori dalle strutture pubbliche, con l’introduzione di un decreto legge da emanarsi entro il 30 giugno 2012, in attesa della nuova normativa che di fatto istituzionalizza l’intramoenia allargata introducendo controlli più stringenti, tra cui la messa in rete degli studi privati, laddove non ci siano spazi adeguati nelle strutture pubbliche, e maggiori controlli da parte delle ASL su prenotazioni e pagamenti, a partire dall’obbligo della tracciabilità, e sull’impegno orario dei medici e delle visite.

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