Falvision editore, il fiore all’occhiello dell’editoria barese. E non solo

Nelle sue collane annovera una moltitudine di testi e generi, autori affermati di fama nazionale e internazionale, così come autori emergenti, con la peculiarità di stampare le opere anche in Braille e su commissione

Corato - lunedì 20 luglio 2015
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Nel panorama delle case editrici, la mia attenzione è sempre attratta da quelle che curano lavori e progetti fuori dal coro, definendo la propria identità in modo del tutto svincolato dai colossi dell’editoria, senza necessità di conformarsi o uniformarsi alle logiche di mercato, ma sottolineando e dando valore a tutto ciò che fuori da queste logiche esiste ed è meritevole. Nel nostro territorio ne esiste una che stimo particolarmente, nel mio triplice ruolo di lettrice, scrittrice, ma soprattutto educatrice esperta in didattica e metodologie Braille, ovvero per non vedenti. Questa meravigliosa casa editrice, che vi consiglio vivamente di conoscere, è la FaLvision Editore.

La FaLvision Editore ha sede a Bari e nelle sue collane annovera una moltitudine di testi e generi, autori affermati di fama nazionale e internazionale, così come autori emergenti, con la peculiarità – unica direi – di stampare le opere anche in Braille e su commissione, su richiesta precisa. In un’era in cui l’editoria è in crisi e le stamperie Braille anche, la casa editrice FaLvision si distingue e fa davvero la differenza. Per tutti.

E non finisce qui. La FaLvision non è solo casa editrice: riserva molte altre peculiarità che emergono nel corso dell’intervista.
Quando è nata la vostra FaLvision e perchè l'idea di avviare una casa editrice?

FaLvision è nata nel 2009, il 23 febbraio, in seguito all'aggiudicazione del Concorso regionale "Principi Attivi - Giovani Idee per una Puglia Migliore", primo bando del 2008, in cui ci siamo classificati al 36esimo posto e siamo stati quindi meritevoli di sovvenzionamento regionale. Avere una casa editrice offre diverse opportunità e peculiarità: si lavora in libertà, si decide cosa produrre, su cosa puntare, che mercato approcciare, con quali tipologie di autori e di generi letterari instaurare un rapporto di continua crescita professionale e culturale. Il perchè di una casa editrice in questo periodo storico e sociale è presto detto: nel tempo in cui tutto è poco tangibile, la memoria è costituita di pixel, la fantasia è formata da codici e combinazioni di elementi che di reale non hanno nulla, nello stesso momento in cui tutto viaggia in rete e c'è poco tempo per vivere di emozioni e dedicarsi attimi di riflessione, in questo stesso momento appare decisamente importante mettere un punto fermo.

Affidare alla carta, all'inchiostro, alla memoria scritta, all'odore delle pagine appena uscite dai macchinari tipografici, all'odore della colla utilizzata per rilegare i volumi, al piacere di scegliere i materiali di produzione e di toccarli con mano, di renderli vivi e partecipi del proprio percorso di vita: tutto ciò ci è risultato essere la prima fonte di vita nuova a cui affidare la nostra vecchia vita e allora è da qui che nasce l'esigenza di aprire una casa editrice.

Quali generi letterari predilige la vostra casa editrice e quali collane avete avviato?

Abbiamo diverse collane editoriali e quindi ci rapportiamo con differenti, generi letterari, spesso anche notevolmente differenti tra loro. Partiamo dalla base, ovvero dalla poesia, per passare alla narrativa che si declina attraverso varie sfumature letterarie. Abbiamo poi collane sperimentali dove ci occupiamo di dare vita, forma, contenuto a generi letterari molto difficili da collocare e da archiviare sotto forme e diciture, per esempio incontriamo il surrealismo, la neoavanguardia, i linguaggi giovanili, la subcultura, la patafisica, i prosimetri e altro ancora. Il tutto declinato attraverso varie forme artistiche come la fotografia, l'arte pittorica, la forma scritta, la graphic novel e non solo. Abbiamo anche collane di saggistica, sia di approfondimento, sia più generiche: arabistica, armenistica, letteratura rumena e in generale dell'Europa dell'Est; non solo: letteratura per l'infanzia, letteratura teatrale, opere liriche, scienze sociali e criminologiche.

Nel panorama editoriale vi distinguete per la vostra attenzione alla disabilità visiva: infatti pubblicate romanzi e testi in Braille, l'alfabeto basato su puntini in rilievo, ovvero il codice di scrittura e lettura per i non-vedenti.

Perchè questa scelta? Quali libri sono disponibili nel vostro catalogo sia per i normovedenti, sia per i ciechi? Esistono libri che editate esclusivamente in Braille?

Quando abbiamo vinto il bando regionale "Principi Attivi" abbiamo presentato un progetto basato esclusivamente sulla lingua Braille e altre forme grafiche per le disabilità visive e disturbi dell'apprendimento come dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia ed altre varianti. Oltre questo, abbiamo puntato anche sulla comunicazione pittografica e quindi la LIS scritta, che prende il nome di Sign Writing. Ci siamo comunque da sempre concentrati prevalentemente sulla lingua Braille e il declinare questa lingua e la propria peculiarità attraverso vari campi, non solo in tema editoriale (libri, cartoline, fotografie, mappe, disegni, quadri e altro) ma anche per allestire musei, enti, parchi archeologici, chiese, comuni, piazze, hotel e strutture ricettive e molto altro ancora, in forma tattile, sempre utilizzando carta e derivati, come pannelli e pellicole fotografiche trasparenti e adesive utilizzabili per i più variegati settori: agroalimentare, farmaceutico, casalingo, no-food, artistico e delle belle arti, e molto altro ancora.

Tutti i nostri libri, proprio tutti, sono disponibili in lingua Braille. Li produciamo in due tempistiche: o su ordinazione, quindi un nostro titolo presente in catalogo, se c'è interesse ad averlo in lingua Braille e non è ancora disponibile, basterà prendere contatto con noi per avere tutte le informazioni del caso e quindi ordinarcelo, oppure attendere le tempistiche di pubblicazione che variano a seconda della tipologia di opera letteraria e dal tipo di calendario editoriale che abbiamo da portare avanti. Nello specifico, poi, traduciamo e pubblichiamo esclusivamente in lingua Braille i libretti delle Opere Liriche: difatti non tutti sanno che dal 2009 all'inizio del 2014 abbiamo servito il Teatro Petruzzelli di Bari che abbiamo reso fruibile dalle persone non vedenti attraverso i nostri libretti Braille delle opere liriche in calendario. Questa collana è esclusivamente in lingua Braille. Tutto il resto invece è disponibile sia per vedenti, sia per non vedenti.

Il lavoro di selezione e di pubblicazione richiedono molta attenzione e dedizione. Al tempo stesso, possono incredibilmente essere esaltanti e coinvolgenti. Quali sono gli aspetti di queste due fasi del vostro lavoro che prediligete?

Tutte le fasi del lavoro sono importanti, sicuramente la seconda fase è quella che maggiormente ci vede protagonisti perché possiamo lavorare fisicamente sui volumi che abbiamo scelto di produrre con il nostro marchio editoriale. Prestiamo moltissima attenzione nella fase della correzione bozze e dell'editing, e dedichiamo un'attenzione direi maniacale in fase di impaginazione, ove ripetiamo più volte la correzione delle bozze in casa editrice per scovare tutti i refusi, seppur piccoli e per molti lettori impossibili da rintracciare, affinché i nostri volumi siano il più possibile privi di difetti. Certamente non è cosa semplice ed è anche piuttosto lenta, essendo una fase in cui non utilizziamo i software editoriali e l'apporto della macchina in sé è molto ridotta. È tutta precisione e meticolosità umana, pertanto come tutte le cose umane non sarà mai priva di difetti, ma cerchiamo ugualmente di ridurre al minimo sopportabile la percentuale di errore e devo dire che sul mercato questa nostra peculiarità ci viene riconosciuta. Anche la selezione del catalogo e quindi dei volumi da pubblicare è una fase delicatissima e importantissima.

Ci teniamo moltissimo al nostro catalogo e ad evitare di prendere opere letterarie che possano essere considerate una qualunque opera, cerchiamo di avere manoscritti che abbiano anima, cuore, talento, messaggi, arte, personalità, ambizione, coraggio e che siano umani con la presunzione di essere divini. Per cui non possiamo accettare ogni cosa che ci giunge in lettura, la selezione è veramente molto dura. Le due fasi di lavoro precedono quella ancora più dura della promozione... ma parlare di ciò che facciamo meriterebbe un'intervista a parte... difficile riassumere ciò che facciamo per la distribuzione e la promozione in poche righe, rimandiamo alle attività che appaiono sui social e alle numerosissime iniziative che sviluppiamo in tutti i dodici mesi dell'anno.

Quali consigli vorreste dare agli autori che in un certo senso hanno già riscosso una certa attenzione da parte del pubblico?

Per chi ha avuto già riscontri interessanti, il consiglio è di fregarsene del successo e di pensare con largo anticipo al prossimo lavoro da portare sul mercato. Leggete tantissimo, viaggiate se potete, informatevi, studiate e scrivete... cancellate, buttate le pagine nel camino, scalpite nella memoria i pensieri e scriveteli solo nell'ultima stesura. Chi ha già scritto ed ottenuto successo, capirà. E comunque sia continuate ad affidarvi all'Editore.

Quali consigli, invece, per gli autori esordienti?

All'esordiente (che adoro, ma ho anche in catalogo autori affermatissimi nazionali ed internazionali) chiedo di affidarsi totalmente all'Editore ancora più di quando sarà un po' conosciuto. Non vi presentate ad un editore con la frase: è tutto pronto per la stampa, oppure “Ho scritto un libro”, o ancora “Ho già pubblicato due libri” e poi andiamo a controllare e non sono proprio pubblicati e non sono proprio libri. Insomma: siate umili, se volete proprio scrivere fatelo perchè è necessario per noi leggere, ma non fateci leggere le solite cose. Stupiteci, strabiliateci, regalateci attimi che non potremmo mai vivere se non ci foste voi, lasciatevi andare, dateci veramente qualcosa che valga la pena di essere vissuta.

Dicono che nel campo dell'editoria, così come in quello discografico, gli autori, così come i cantautori, siano "costretti" a scrivere quello che le case editrici o le etichette di produzione richiedono e impongono. Si tratta di un mito da sfatare, di una leggenda metropolitana o di una realtà che purtroppo esiste davvero?

Capisco benissimo questo discorso, siamo peraltro una piccola etichetta discografica indipendente, come indipendente è il nostro marchio editoriale. Non è proprio una leggenda metropolitana o, meglio, non del tutto e non sempre applicabile. Ci sono editori che sanno fare bene il proprio lavoro e hanno il vero polso della situazione e quindi sanno cosa va e cosa attira sul mercato. Ci sono editori che pubblicano tutto pur di fare catalogo o, meglio, pur di riempire gli slot dei banchetti vendita o delle pagine web. Ammazzano il mercato, mortificano le librerie e l'anima dei lettori.

Ci sono successi editoriali che non sono stati creati esattamente così come ci arrivano. Ci sono mestieri editoriali che vivono nell'ombra e sono fondamentali per il successo di un libro e quindi di un nome affermato oppure no. Ci sono settori che tirano e settori che possono essere tirati. Ci sono cose che è bello pubblicare ma che non venderanno, e lo sappiamo già in partenza, e poi ci sono cose che sono apparentemente brutte ma che venderanno tantissimo,e ci sono cose bellissime che venderanno tantissimo ma magari faticheranno a farsi conoscere o magari no, sarà amore a prima vista... Insomma, l'editore conosce il proprio mestiere, il proprio mercato, il lavoro delle maestranze che vivono sui libri e il proprio lettore, ha il polso della situazione. D'altro canto, è anche questa una selezione, direi abbastanza naturale.

Arrivano manoscritti che non valgono granchè nella propria struttura ma ci si accorge che lo scrittore sa scrivere e può diventare un autore, un nome, avere un futuro. Gli si affida un lavoro, si punta su di lui, lo si coinvolge, non lo si spreca. Esattamente come si fa in una casa discografica e in tanti altri settori. Io per esempio ho autori che sono arrivati con opere molto interessanti che abbiamo pubblicato e che sono andate bene e su cui abbiamo puntato per altre scommesse che abbiamo chiesto di scrivere su nostra indicazione precisa, progetti editoriali ambiziosi che sappiamo possono fare solo alcuni dei nostri scrittori.

Non trovo nulla di scandaloso in questo, anzi: se l'editore è un editore e sa fare l'editore, oltre che essere un imprenditore, allora sa puntare su una penna e portarla in alto. A questo naturalmente si arriva dopo che si è conosciuta la propria penna e di conseguenza dopo che si è arrivati a pubblicare qualcosa che ti è stato proposto e che hai considerato meritevole di portare il tuo marchio editoriale e di entrare in tutta la fase della lavorazione e della post-produzione. Il nostro lavoro è ibrido, devono esistere l'una e l'altra cosa, ripeto deve esistere solo se l'editore sa fare il proprio mestiere, altrimenti è meglio affidarsi solo alla lettura dei manoscritti e pescare quelli che meritano di essere portati avanti e scartare ciò che proprio non va e ce ne sono davvero tantissimi.

Potete conoscere meglio la casa editrice FaLvision navigando sul loro sito Internet www.falvisioneditore.net. Per qualsiasi informazione potete contattarli all’indirizzo e-mail info@falvisioneditore.com. La loro sede si trova a Bari, Via Papa Benedetto XIII, 12, 70124 (zona Poggiofranco).

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