“Cara bambina” di Lady Wortley Montagu

Una nobildonna inglese scrive straordinarie lettere a sua figlia lontana, interessandola alla sua briosa quanto appassionante vita nel Bel Paese

Luciana De Palma Il lettore comune
Corato - venerdì 03 luglio 2015
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Le lettere, raccolte in questo libro, furono scritte da Lady Montagu dal dicembre 1747 al 21 agosto 1761, durante la sua lunga permanenza nei pressi di Brescia. Fino a quel momento la sua vita era stata ricca di viaggi interessanti, d’incontri espressivi e di esperienze che pochissime donne dell’epoca potevano vantare. 

Dopo aver intrattenuto con Edward Montagu una fitta corrispondenza, cosa di per sé molto disdicevole a quei tempi, lo sposò contro la volontà dei genitori; quindi, al suo seguito, visse a Istanbul, allora chiamata Costantinopoli, dove il marito ricoprì incarichi diplomatici. E da Istanbul Lady Montagu scrisse una serie di lettere ispiratrici per future scrittrici e viaggiatrici.

Ciò che affascina e incanta è l’incredibile capacità dell’autrice di andare a fondo nella società in cui vive, afferrando in modo diretto e schietto gli aspetti più importanti e degni di considerazioni di quel mondo orientale, così distante e così intrigante agli occhi di chi viveva nella vecchia Londra. Lady Montagu non cela la sua curiosità, si tuffa senza timori né sospetti nelle relazioni sociali di cui è protagonista assoluta nella misteriosa Turchia;il suo approccio al mondo islamico è aperto, sinceramente votato alla conoscenza e all’ammirazione.

Una delle pratiche che riporterà in patria, al fine del mandato del marito, fu la variolazione, una specie di vaccinazione ante litteram: il metodo d’immunizzazione dal vaiolo, malattia che ha oltraggiato la sua riconosciuta bellezza, sarà definito diabolico dai suoi conterranei, benché lei stessa, per provarne l’efficacia, l’abbia sperimentato su di sé e su suo figlio.

Fallito il suo matrimonio e accasati i due figli, Lady Montagu, all’età di cinquantotto anni, acquista una proprietà in quello che chiama ‘uno straordinario punto della Terra’, tra il lago d’Iseo e i monti circostanti. Vi resterà per quattordici anni, entrando nella vita di società del posto, intrattenendo relazioni con una vasta quanto variegata gamma di persone. E proprio nelle lettere, che indirizza a sua figlia Lady Bute, Lady Montagu racconta gli intrighi, descrive le attività che la occupano dalla mattina alla sera, elargisce consigli e si prodiga in acute quanto pratiche raccomandazioni.

In ogni lettera si palesa il suo brillante spirito d’osservazione, il suo indomito acume, la sua profonda sagacia e il suo luminoso desiderio di prendere della vita tutto il meglio o, almeno, tutto ciò che può rendere l’esistenza piacevole e meno penosa possibile.
Con stile asciutto e potente formula frasi taglienti come lame con cui seziona la materia su cui i suoi occhi avidi si posano senza sosta. Ciò che fa emergere, confezionando per la figlia preziose esortazioni che non hanno mai il sapore dell’imposizione o del bieco moralismo, è una meravigliosa quanto lucida analisi della natura umana, le sue contraddizioni, le sue ambiguità, le sue vette, i suoi prodigi, i suoi aspetti commoventi.

Persino la sua pedagogia, quella indirizza ai nipoti, tramite sua figlia, è impregnata di pungoli libertari, di un’incredibile e commovente antiretorica, di slanci verso un’emancipazione realistica e inflessibile. Sembra incredibile, ma ciò su cui Lady Montagu torna spesso è l’invito a non far mai sposare le sue nipoti, destinandole piuttosto a scopi più elevati e meno frustranti.

Ci sono lettere divertenti, in cui scrive di certi vecchi preti del luogo, e lettere istruttive, in cui scrive di aver imparato a cavalcare come le sue amiche italiane, cioè alla maniera maschile che è certamente meno pericolosa. Sono intriganti e molto spassose le lettere in cui Lady Montagu racconta delle visite che riceve a carnevale da parte di signore in maschera, accompagnate da violini e da torce. E davvero piacevoli sono le lettere in cui descrive il proprio entusiasmo per la costruzione di un piccolo teatro, in cui finalmente potrà vedere all’opera gli attori italiani, il cui talento loda e celebra in tutti i modi.

Amene sono le lettere in cui Lady Montagu scrive, con infantile trasporto, della dedizione con cui ha avviato un’attività di allevamento nel suo giardino: «Dopodiché ispeziono la mia cascina e faccio un giro tra il pollame, ispezione che è molto ampia. Al momento ho 200 polli, e poi tacchini, oche, anatre e pavoni. Tutto qui è prosperato sotto le mie cure. Le api e i bachi da seta sono raddoppiati e mi dicono che salvo imprevisti il mio capitale farà altrettanto entro due anni». 

Descrive tutto di ciò che la circonda: dai gentiluomini che all’opera salgono in scena e cantano fino alle stravaganti regole matrimoniali, dall’invadenza di certi ospiti che, pur non invitati, portano con sé altri cinquanta amici e si fermano in casa per tre giorni al pretesto, usato dagli aristocratici italiani, per divorziare. Lady Montagu resta sconcertata dal fatto che per tale fine si possa ricorrere all’impotenza come pure all’incesto con la propria suocera, la quale, però, non diviene oggetto di scandalo perché nessuno crede che sia vero.

Scrive ancora: “Tu dovresti insegnare alle tue figlie a limitare i loro desideri alle cose probabili, a essere il più possibile utili a se stesse, a considerare l’intimità lo stato più felice della vita (e lo è)”.

La sua franchezza è assoluta, la sua delicatezza sempre priva d’ipocrisie, la sua veemenza sempre innocua; non è mai volgare né noiosa né crudele: per lei la vita è poco più di un palcoscenico su cui gli uomini e le donne si alternano come comparse. Anche gli aspetti più malinconici sono limitati nel tempo e nello spazio e non incupiscono mai le sue giornate né intaccano la sua fiducia nella vita.

A proposito della vecchiaia scrive: “Una volta l’idea che un giorno sarei stata vecchia era per me terrificante. Adesso scopro che la natura ha fornito piaceri per ogni condizione”.

L’ultima lettera di Lady Montagu risale al 14 agosto 1761 e fu scritta poco prima di partire per Londra, ormai malata e prossima alla fine. Delle numerose nipoti, solo Lady Louisa seguì il suo consiglio e non si sposò mai, preferendo occuparsi della raccolta e catalogazione delle lettere della nonna, il cui ritratto si deve tutto al suo scrupoloso lavoro.

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