Difendersi da Equitalia? E’ possibile se sai come farlo

Basta attivarsi tempestivamente e usare gli strumenti giusti per far valere le proprie ragioni

Corato - domenica 27 maggio 2012
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Giorni non facili per Equitalia, la cui politica di riscossione sta esasperando gli animi dei contribuenti inducendoli, talvolta, a reazioni esacerbate che balzano agli onori della cronaca nera. 

Da Equitalia e dalle sue cartelle esattoriali (lo strumento attraverso cui viene portata a conoscenza del debitore la pretesa esattoriale), però, ci si può e ci si deve difendere solo con le armi della giustizia.

Ci spiega come la dott.ssa Antonia Di Bartolomeo.

Anche alcune aziende agricole coratine si sono viste iscrivere a ruolo, negli ultimi anni, presunti crediti per contributi Inps che talvolta, anzi spesso, si sono rivelati del tutto infondati.

La giurisprudenza è intervenuta spesso in materia a fissare principi e limiti all'azione di Equitalia. Capita spesso, ad esempio, che la cartella non rechi con chiarezza l'indicazione della data di notifica della cartella, cosa che rende problematico per il contribuente l'individuazione del termine di scadenza dell'opposizione (20 gg. per i vizi formali, 40gg per le ragioni sostanziali).

La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito, invece, il principio secondo cui l'indicazione della data della notifica sulla copia che resta al contribuente è elemento essenziale: “la disciplina di cui agli art. 148 e 160 c.p.c. è applicabile anche in materia di notificazione di una cartella esattoriale, per cui, in caso di mancata indicazione della relativa data di consegna nella copia della cartella in possesso del destinatario, alla nullità insanabile della notifica consegue la mancata decorrenza del termine per proporre opposizione”.(Cassazione civile, sez. lav., 13/01/2012, n. 398 che ha stabilito questo principio proprio in materia di crediti INPS, confermando del resto un orientamento già espresso da Cassazione civile, sez. III, 19/01/2007, n. 1210).

Altro elemento imprescindibile che deve essere contenuto nella cartella, questa volta a pena di nullità dell'intera cartella, è l’indicazione degli interessi, “la mancata indicazione del procedimento di computo degli interessi e delle singole aliquote su base annuale, rende nulla la cartella esattoriale” (Cass.civ. sez. trib. 21.03.2012 n. 4516).

Avverso le cartelle esattoriali aventi ad oggetto crediti contributivi, l'ordinamento prevede per il contribuente la possibilità di ricorrere al giudice del lavoro del luogo in cui insiste la sede dell'ente creditore competente alla riscossione nei seguenti termini:

1. proposizione di opposizione al ruolo esattoriale per motivi attinenti al merito della pretesa contributiva ai sensi dell'articolo 24, comma 6 , del Decreto Legislativo n. 46 del 1999, ovverosia nel termine di giorni quaranta dalla notifica della cartella di pagamento

2. proposizione di una opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell'articolo 617 del codice di procedura civile, entro venti giorni dalla notifica, per i vizi formali (quali ad esempio quelli attinenti la notifica o la carenza di motivazione) della cartella di pagamento (v. Cassazione 18 novembre 2004, n. 21863).

È importante sottolineare che, nel giudizio di opposizione, così come accade anche in quello di opposizione a decreto ingiuntivo, il contribuente conserva la posizione sostanziale di convenuto (anche se ha proposto il giudizio) per cui l’onere della prova della esistenza e fondatezza dei crediti azionati resta a carico degli enti opposti.

“In tema di riscossione di contributi previdenziali, l'opposizione avverso la cartella esattoriale di pagamento emessa ai sensi dell'art. 2 d.l. 9 ottobre 1989 n. 338, convertito, con modificazioni, nella l. 7 dicembre 1989 n. 389, dà luogo ad un giudizio ordinario di cognizione su diritti ed obblighi inerenti al rapporto previdenziale obbligatorio e, segnatamente, al rapporto contributivo, con la conseguenza che l'eventuale rigetto di censure di tipo formale relative all'iscrizione a ruolo non pregiudica l'accertamento di tale rapporto secondo le ordinarie regole relative alla ripartizione dell'onere della prova, alla stregua delle quali grava sull'ente previdenziale l'onere di provare i fatti costitutivi dell'obbligo contributivo e sulla controparte l'onere di contestare i fatti costitutivi del credito” (Cassazione civile, sez. lav., 06/11/2009, n. 23600).

Nello stesso v. anche Cassazione civile, sez. lav., 18/05/2010, n. 12108, secondo cui, in tema di riparto dell'onere della prova, “ai sensi dell'art. 2697 c.c., l'onere di provare i fatti costitutivi del diritto grava su colui che si afferma titolare del diritto stesso ed intende farlo valere, ancorché sia convenuto in giudizio di accertamento negativo”.

Molte sentenze hanno anche sancito l'inidoneità probatoria dei documenti depositati in giudizio  da Equitalia e dagli enti previdenziali, che spesso si limitano a produrre mere stampe di dati computerizzati di non agevole lettura, sostanzialmente  documenti interni, inidonei a provare i fatti costitutivi del credito iscritto a ruolo, del tutto privi di certificazione ed autenticità e quindi non conformi al D.P.R. 445/2000, cd. Codice dell’amministrazione digitale.

Su questo punto si è pronunciata, in particolare, la giurisprudenza locale:
Tribunale di Taranto, Dr.ssa Maria Leone, con le sentenze n. 8952, 8953 e 8955 del 5 dicembre 2011: “….quanto alle stampe di tabulati interni, infine, non vi è alcuna certezza che essi effettivamente espongono i dati eventualmente denunciati dall’opponente, trattandosi all’evidenza di documentazione interna all’Istituto, priva ex se di valenza probatoria diretta in sede giudiziaria”

Tribunale di Bari, Dr.ssa M.G. De Ceglie, con la sentenza n. 14166 del 13 dicembre 2011: “…L’INPS si è limitato a produrre meri prospetti di visualizzazione informatica dei dati asseritamente denunciati dalla parte opponente; laddove è del tutto evidente l’irrilevanza probatoria di tale documentazione, priva di qualsivoglia attestazione di conformità all’originale e oggetto di puntuale contestazione a opera della parte opponente”.

Tribunale di Taranto, Dr.ssa E. Palma, con la sentenza n.7265 del 20/21 ottobre 2011: “…al fine di valutare la fondatezza o meno di tale eccezione, l’INPS- sul quale gravava il relativo onere probatorio – avrebbe dovuto produrre in giudizio, nel rispetto dei termini di legge, copia dei tabulati meccanografici, con autentica di conformità da parte del responsabile a quelli inoltrati in via informatica dal contribuente, dei dedotti modelli/denuncia DMAG, sulla scorta dei quali ha operato il computo dei contributi pretesi”.

Tribunale di Bari, Dr. P. Mastrorilli, con sentenza del 10/5-5/7/2010: “…l’Istituto, ha omesso di provare debitamente l’an e il quantum del credito azionato, essendosi limitato a produrre in atti una serie  di stampe e di documenti informatici, privi di una sicura forma di certificazione, che,  in quanto tali, non appaiono idonei a rappresentare i dati  eventualmente denunciati dal ricorrente trattandosi pacificamente di documentazione interna all’Istituto, priva ex se di valenza probatoria in sede giudiziara”.

Come si vede, difendersi da Equitalia (e dall'INPS) è possibile. Basta attivarsi tempestivamente e usare gli strumenti giusti per far valere le proprie ragioni.