Intervista a Stefano Pugnali. Dietro le quinte, un uomo dai valori forti e veri

Il manager milanese ha le idee chiare e i modi cordiali, gentili e disponibili, propri di chi si è fatto strada da sé restando ben radicato alla propria storia e a valori autentici, quelli che contano, capaci di fare la differenza

Corato - venerdì 13 marzo 2015
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Un’intervista è giusto che accada di getto, parlando col sentimento, rispondendo con la verità. Magari poi dopo te ne penti. Amo la bellezza dell’energia dell’interazione immediata, senza filtri. Per mail è tutto più calcolato, è tutto più facile, ma non ci si mette in gioco davvero, così.

E poi è tutto freddo, si perde il bello della comunicazione. Tutto quello che ci stiamo dicendo ora, le risate, quello che riguarda noi al di là delle domande, non ci sarebbe stato se non avessimo parlato davvero.

Sono nel bel mezzo dell’intervista, quando la voce limpida e amichevole mi dice queste parole. Sono al telefono e dall’altra parte c’è Stefano Pugnali, il manager di molti attori e cantanti del panorama italiano, tra cui Morgan, Paola Maugeri, Sinigallia, I soliti idioti e molti altri.

Il manager milanese ha le idee chiare e i modi cordiali, gentili e disponibili, propri di chi si è fatto strada da sé restando ben radicato alla propria storia e a valori autentici, quelli che contano, capaci di fare la differenza. La sintonia è immediata, subito si abbatte il muro del mito di cui si sa poco e nulla come persona.

Persino nel web, infatti, non sono molte le informazioni a suo riguardo: “Perché un vero manager deve restare in disparte, se vuole davvero veder crescere l’artista che di volta in volta sostiene”, mi risponde quando gli faccio presente il velo importante di discrezione che avvolge la sua vita privata, a differenza di molte altre personalità del settore. Non solo: è una persona che conosci piacevolmente, e nella sua semplicità ritrovi soprattutto il valore della famiglia, della sua amata famiglia.

“Essere e fare” o “saper essere e saper fare”: cosa è preferibile, a suo avviso?

Questa è una domanda un po’ alla Marzullo, permettimi. Decisamente è meglio saper fare, saper essere. Perché, alla fine, cosa rimarrebbe senza? Per fortuna la crisi che stiamo vivendo ha anche un aspetto positivo: ha ripulito da quel periodo in cui chiunque andava in TV e diventava subito una star, acquisiva subito una popolarità ben spendibile, dando esempi negativi. Trovo fondamentale il saper fare, avere delle doti e saperle mettere a frutto, anche se purtroppo esistono giovani che hanno grandi capacità, grandi doti, ma non la buona fortuna di incontrare manager professionali e competenti, o risorse da investire per la propria carriera e la propria professione nel mondo dello spettacolo. Molti artisti sono privi di quel pizzico di fortuna in più che gli permetterebbe di fare il salto di qualità, e questo mi spiace.

Una regola del marketing asserisce che per ottimizzare i risultati bisogna abbassare le aspettative. Se volessimo applicare questa strategia di marketing al mondo dello show business, sarebbe preferibile esporsi interamente sin da subito o gradualmente, sapendosi reinventare progressivamente?

Sicuramente darsi un po’ per volta, capendo chi è davvero l’interlocutore con cui di volta in volta ci si relaziona. Bisogna essere capaci anche di giocarsi le carte giuste in base a chi si ha di fronte, che sia un regista, un gruppo di propinatori, un casting o il pubblico. Ritengo fondamentale la capacità di intuire l’identità dell’interlocutore e sapere cosa mostrare e cosa nascondere.

Cosa sarebbe meglio nascondere oggi, allora?

Essere da subito “troppo” può dare fastidio, se si ha a che fare con un gruppo casting superficiale. 

La grande bellezza, il film di Sorrentino: uno scrittore al centro della scena, gente che vive la mondanità come fosse un gruppo di star pur non essendo nessuno, dandosi quel tono che in realtà non è che uno specchietto per allodole. Ci rappresenta o no?

Ni. Secondo me, rappresenta un’Italia che c’è stata, per fortuna l’Italia di oggi non è solo quella. Quanto portato sul grande schermo dal regista Sorrentino è un lato degli italiani, del nostro carattere, non tutto quello che noi italiani siamo.

Chi c’è allora dall’altra parte dell’Italia non portata sul grande schermo?

Dall’altra parte degli italiani che vivono di feste senza concludere granchè, ci sono gli italiani che hanno fatto del nostro Paese una Signora Nazione. L’Italia è un paese ricco, possiede una storia molto importante, soprattutto sotto il profilo artistico e produttivo. Abbiamo la moda e la cucina, abbiamo nomi che hanno inventato la moda e fatto la storia della moda, vedi Giorgio Armani per esempio, che col suo made in Italy ha conquistato e regalato all’Italia tanto onore. Dall’altra parte c’è un’Italia che ha fatto tanto, costruito un’identità di Paese per cui ha lavorato tanto, seppur oggi si veda rubare tutto o deprivare del prestigio costruito nel tempo.

La politica. Se ti dicessi che a mio avviso è il più grande spettacolo e insieme il più grande processo di spettacolarizzazione a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, ti troverei concorde?

Assolutamente sì. La politica italiana è il vero show. È tutto talmente palese: i giochetti dei politici, le loro manovre, le loro truffe. Possono raggirare l’anziano, ma non tutto un popolo, specie non i giovani (vedi la faccenda delle auto blu e gli 80 euro in busta paga). L’Italia è un paese che amo, ma non possiamo sperare di risollevarci continuando con queste dinamiche politiche, affidandoci a una simile classe dirigenziale. Dovremmo riportare i capitali in Italia, invece allontaniamo sia i capitali, sia gli imprenditori, che sempre più spesso guardano oltre confine.

Conosco molti imprenditori attraverso il mio lavoro, e molti non nascondono di star cercando nuove strade al di fuori della nostra Nazione, non perché non vogliano più investire nel nostro Paese, ma perché non ci sono i presupposti giusti per crescere. La verità è che sottovalutiamo il potenziale della nostra lingua di Terra in mezzo ai mari. Se guardo la Francia, o le altre nazioni vicine alla nostra, vedo che hanno molto meno, ma lo vendono a molto di più. Mettono a frutto quel che hanno e salvaguardano sé stessi e il proprio mercato. Noi, invece, ci stiamo svendendo e avvilendo senza risollevarci, senza puntare sulle nostre risorse e senza mettere a frutto le nostre potenzialità.

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