“Il suono della montagna” di Yasunari Kawabata

Un uomo, malgrado la consapevolezza delle terribili delusioni subite nei suoi sessant’anni, prova a diventare il perno solido nella vita dei suoi familiari

Luciana De Palma Il lettore comune
Corato - venerdì 16 gennaio 2015
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Shingo, il sessantenne protagonista della storia, vive in una piccola casa insieme a sua moglie Yasuko, a suo figlio Shuichi e alla moglie di questi, Kikuko, la cui leggerezza e spontaneità contrastano ferocemente con la consapevole fugacità del tempo che tanto dolore provocano in Shingo.

Ormai invecchiato, continuamente bersagliato dalle faticose vicende familiari e dai continui comportamenti irresponsabili dei suoi figli, egli è bersagliato dalle piccole amnesie quotidiane, dagli improvvisi e malinconici risvegli nella notte; tutto gli appare privo di senso poiché egli stesso ha perduto la capacità di affidare alle cose il suo senso, la sua prospettiva, il suo significato. I suoi gesti sono sempre pacati, quasi   smodatamente appesantiti  da rimpianti e da delusio ni che cadono, inevitabilmente come le foglie d’inverno, sui suoi giorni; sembra inoltre incapace di cogliere i segni del cambiamento in un mondo  che segue la scansione dovuta ai rapidi mutamenti e che è invece, ai suoi occhi, più spesso metafora di ricordi svaniti e di eventi  perduti per sempre.

Ovunque Shingo volti lo sguardo, ci sono cose, persone ed animali che gli rammentano altro da ciò che sono e ciò che accade a pochi passi da lui non è che il fantasma di qualcos’altro, accaduto altrove. In tutto questo avvicendarsi di frammenti di vita passata, che predominano su quella reale e presente, sua nuora, donna mite e remissiva, rappresenta ai suoi occhi l’unico commovente rifugio che, come un anfratto nel bosco serve da riparo durante un improvviso temporale, accoglie la sua anima stanca e priva di ogni zampillo di luce.

Tale visione, tale prospettiva fa di Kikuko, la giovanissima nuora, l’unica persona nella casa su cui Shingo riversi vera e spontanea tenerezza. Tanto più che la donna è oggetto, da parte degli altri membri della famiglia, di gelosie e di trattamenti poco gentili. La moglie di Shingo e la loro primogenita, ritornata nella casa paterna dopo aver lasciato il marito, sono gelose della bellezza di Kikuko e della sua bontà, mentre Shuichi, suo marito, la tradisce da molto tempo. Nessuno di loro sembra riuscire a schivare le frenetiche danze della sofferenza e i turbinosi vortici di delusioni che maculano ogni singolo giorno delle loro vite. Shingo stesso, perso nei suoi rimpianti, si affanna nella cura di un bonsai che un tempo apparteneva alla sorella di sua moglie, tanto più bella di lei e follemente amata da Shingo.

Il bonsai dunque è uno dei simboli del passato, uno dei tanti ponti che, una volta attraversati, non conducono ad altro se non ad altre sponde lontanissime dalla gioventù e dalla spensieratezza. Il presente però incombe e si catapulta a riprendere le attenzioni che i vivi gli devono tributare: Shingo scopre che sua nuora ha abortito e nel frattempo sua figlia ha chiesto il divorzio a suo marito.Il vortice degli avvenimenti aumenta la sua velocità, raggiunge spinte inaudite: la forza centripeta è tale da non lasciare scampo, neppure il respiro può soffiare su note leggere e pacate.

Lo scrittore sparge tra le pagine del romanzo notevoli quanto profondi spunti di riflessione, toccando momenti di altissima liricità e di magnifico splendore, soprattutto quando si accosta ad aprire, scardinandola con gentilezza e con forza, l’anima dei protagonisti, mostrando tutto il tumulto di sentimenti e di pensieri che macinano le ore come enormi schiacciasassi.

L’introspezione è massima, il realismo è sincero e la verità appare quale diamante sfaccettato e brutalmente impossibile da scalfire. Il rimbombo della montagna marca il passo dell’ineluttabile destino che da nulla può essere sviato, riempiendo la mente così come i secondi riempiono le ore. L’epilogo della storia non sarà tuttavia tragico, una potente vitalità salvifica soffierà, calda come un bagliore estivo, sulle esistenze dei personaggi di questa incredibile vicenda, narrata con sinuosa soavità e con stile asciutto e perfetto. Shingo, dopo essere intervenuto come poteva nelle vite dei suoi figli, non ha ben chiare le idee sulla vita e sulle illusioni e sulla morte e sul passato e su come amalgamarli tutti in modo armonioso: tutto ciò che sa è che le trote non sbagliano quando si lasciano andare nella corrente.

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