La grande babele

Grande quantità di informazioni, immagini elettroniche, mezzi di comunicazione, ma paradossalmente il problema è la comunicazione: autentica, vera, profonda

Franco Vangi Elzeviri coratini
Corato - venerdì 02 gennaio 2015
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Cari lettori, con i primi vagiti del neonato 2015, stiliamo il menù delle pietanze che saranno il nostro cibo nei mesi avvenire e cioè gli eventi che alimenteranno i nostri giorni. Ognuno di noi ha le sue preferenze e pertanto non mi soffermo sulla lista. Ma quale il giusto condimento? Interiorità, parole semplici e forti, un po' di umiltà, tanta coesione sociale.

Annaspiamo come in sabbie mobili in una crisi globale: di lavoro, di senso etico, di cinismo mediatico addolcito da una nuova droga: la banalità. Proprio su quest'ultimo fattore voglio soffermarmi.

Babele biblica, confusione delle lingue: non si tratta di condannare i media, ma l'uso distorto che se ne fa. Vi propongo un mio contributo all'analisi. Grande quantità di informazioni, immagini elettroniche, mezzi di comunicazione, ma paradossalmente il problema è la comunicazione: autentica, vera, profonda. La moltiplicazione dei messaggi non è vera comunicazione, cioè incontro e comprensione reciproca.

I media diventano "ambiente" in cui siamo sommersi, mondo di messaggi, suoni, immagini, colori, impulsi e vibrazioni come pesci nell'acqua. Un paesaggio artificiale ci avvolge. Eccitazione visiva, stimolazione sensoriale, non intelligenza. Disorientamento-vuoto. La velocità delle comunicazioni, le forme di contatto fugace senza possibilità di distanziazione e di interazione critica tolgono al mondo e alle persone profondità e spessore. Le cose, gli individui, i popoli, lo stesso villaggio globale appaiono eterei, evanescenti, collocati in una specie di limbo, al di fuori di coordinate spazio-temporali.

Ci sentiamo spaesati, senza una terra propria, stranieri. Perdiamo il senso del proprio andare, dell'abitare in questa o quella città non più percepita come comunità a cui si appartiene e che segna la nostra identità. Le naturali fonti di autorevolezza, le persone concrete e sapienti, le comunità in cui invalgono pratiche virtuose vengono surclassate da messaggi banalizzanti.

Esempio di una vecchina che, nella società patriarcale, chiamava i bimbi a recitare il rosario presso una cappelletta in campagna e dopo raccontava fiabe e comunicava una memoria storica e sapienziale.

Oggi le vecchine degli spot pubblicitari fanno le corna quando superano con una macchina potente l'utilitaria di un giovanotto!
Il processo di mediatizzazione, oggi, può portare alla crisi dell'esperienza conoscitiva genuina e primaria della realtà e assolutizzare un linguaggio artificiale e standardizzato che genera confusione tra reale e artefatto: ne deriva il regresso di senso e di significazione della vita e dell'attività umana.

Conclusione: vogliamo tutti darci una mossa? Ma come? E qui sta il difficile!

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