L’infinito è finito

Guardiamo, ma non vediamo. Ciechi di voci, squilli, tasti che rendono stretti gli spazi, geometriche le cose

Franco Vangi Elzeviri coratini
Corato - venerdì 12 settembre 2014
©

Seduto in campagna su di una panchina di legno comoda con le sue liste giallo-oro e la spalliera traforata in ghirigori di ferro, me ne stavo con lo sguardo a metà tra lo spigolo del muro della villa a tetto spiovente e l'altra metà verso la siepe e i vasi irti di agavi e sul basamento della veranda lì sul ciglio il viola tenero della lavanda.

Nella mente ancora punte e spigoli frenetici del traffico cittadino da poco lasciato per l'idillio della campagna... Lontano quel piccolo inferno di autovetture, strisce pedonali, cigli di strade e varia umanità in normali faccende inquieta.

La campagna, nell'altra metà dello sguardo, si offriva nella sua pace e una verde siepe escludeva l'ultimo orizzonte.

La coscienza interiore è ausilio a vedere i fiori nell'armonia dei petali e le lance delle agavi e alberi che null'altro donano se non con i loro fiori effluvi intensi che scendono nell'anima.

Guardiamo, ma non vediamo...ciechi di voci, squilli, tasti che rendono stretti gli spazi, geometriche le cose. L'Infinito è finito: angoli, precise ma ristrette linee mentali, aree grafiche segnano la nostra anima, non più gli spazi metafisici, ma un'angolosa e fredda normalità.

E Leopardi non serve più.

Altri articoli
Gli articoli più letti