Elogio della storia

A chi va assegnata la palma dello storico vero, obiettivo, sereno (altrimenti la Storia sarebbe propaganda)?

Franco Vangi Elzeviri coratini
Corato - venerdì 30 maggio 2014
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Sant'Agostino affermava che il passato non ha sostanza: esiste solo il presente, anzi l'attimo che viviamo in questo momento: infatti il passato non c'è più, il futuro non c'è ancora.

E dunque la Storia non ha senso? Nient'affatto: noi stessi, la nostra persona è carica di passato, di vicende ed esperienze che ci hanno formato.

Ma questa disciplina può sembrare ostica in specie a chi -legittimamente- vive di corsa nel "logorio della vita moderna" come ammoniva un vecchio spot di "Carosello".

Non si sfugge. Tre sono le varietà di esistenza quotidiana di ciascuno di noi: annullarsi nella realtà concreta, affidarsi alle idee alte (Giustizia, Umanità, Bellezza), conciliare in ardua quadratura del cerchio la spinosa realtà e l'aerea idealità.
Così avviene di fronte al passato, quello nostro individuale e quello collettivo della civiltà che ha prodotto la società.

Chi fa il mestiere dello storico, visto dai più come persona "cupa" e inavvicinabile, è un essere della specie umana, è un "intellettuale", ma partecipa della stessa sostanza esistenziale di ciascuno di noi.

Lo storico positivista è concreto, vuole spigare "come sono andate le cose" (Von Ranke).
Lo storico idealista vede negli eventi del passato l'agire di una potenza assoluta come la Provvidenza o la Ragione (Hegel, Croce).
Lo storico di professione, vale a dire quello che conosce meglio i "ferri del mestiere", scopre nel passato la stessa esistenza umana che si apre la via verso la civiltà, ma con tutte le umane contraddizioni (Bloch, Marrou).

Conclusione: a chi va assegnata la palma dello storico vero, obiettivo, sereno (altrimenti la Storia sarebbe propaganda)? Sicuramente al terzo dei citati perché il primo ha un approccio arido e privo di spessore esistenziale, il secondo può essere suggestivo, ma deforma la realtà in nome dell'Idea.

Mi sia consentita una riflessione forse un po' bizzarra: è affascinante la visione di uno storico che si misura -pur nelle sue contraddizioni- con l'esistenza umana, ma ha tempo di osservare la Natura: un paesaggio, un cielo carico di nuvole o sereno oppure il multiforme mondo interiore degli umani...insomma uno storico che sia anche scrittore e quasi poeta (Erodoto, Plutarco e pochissimi altri).

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