Devianza e criminalità minorile

E’ importante capire come intervenire considerando che di questi gruppi fanno parte minori sempre più giovani, di differenti estrazioni sociali, provenienti da eterogenee realtà geografiche e culturali

Enrico Schiralli Criminologia, devianza e mutamento sociale
Corato - giovedì 03 maggio 2012
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bullismo © n.c.

La criminologia, come branca della criminalistica, deve essere intesa come studio di un crimine o comunque di un fatto antisociale visto da ogni  prospettiva e non solo dal punto di vista dell’autore dell’azione ma anche da quello della vittima (vittimologia), considerare ed esplorare le componenti sociali ed ambientali e soprattutto familiari.


Lo studio del comportamento violento o criminale dei minori attira sempre più in modo consistente i tecnici della criminologia ed in particolare della psicologia criminale. Si assiste, infatti, sempre più al fenomeno delle cosiddette baby gangs, di minori sex offender, di adolescenti violenti che agiscono ormai non solo nelle grandi città metropolitane ma anche in tranquilli centri di provincia.

La  presenza di tali fenomeni preoccupa l’opinione pubblica che, in genere, richiede semplicisticamente maggiore severità e punitività, coltivando in tal modo l’illusione di controllare un problema sfuggito di mano ai genitori, agli operatori della scuola, agli organi deputati al controllo del territorio e,  indirettamente, a quelli della giustizia.

E’ importante capire come intervenire considerando che di questi gruppi fanno parte minori sempre più giovani, di differenti estrazioni sociali, provenienti da eterogenee realtà geografiche e culturali.

Non si può trascurare il fatto che dietro ogni atto deviante, che sia criminale o violento, c’è sempre un minore  che porta con sé un patrimonio di bisogni, una storia, una realtà o più realtà in conflitto ed è per tale motivo che è necessario “svelare” l’individuo dietro la maschera del violento o del criminale. Un noto scrittore, Ian McEwan, affermava che “tante cose terribili vengono commesse da persone che non sono affatto terribili”.

Ma vediamo, in primis,  cosa si intende per devianza e quando si transita alla delinquenza.

La devianza si sostanzia in quelle forme di condotta che contrastano in modo marcato con gli standard e le norme della società. Si parla di comportamenti antisociali quali condotte aggressive e atteggiamenti impulsivi che possono manifestarsi già nella prima infanzia e che, se continuati nel tempo, diventano atteggiamenti  di vero e proprio conflitto con la società. In questi casi, si parla di maleducazione o di vandalismo, di condotte che infastidiscono la gente comune, condotte  che, comunque, non sono ancora inquadrabili come criminali.

Si passa alla criminalità minorile quando le condotte antisociali persistono e, in un percorso tortuoso, sfociano in atti criminali.

La carriera criminale inizia  con un esordio criminale (onset): i minori, in particolare gli adolescenti - fascia età più a rischio 14-16 anni - commettono atti costituenti reati. Si passa poi, come grado successivo, alla “persistenza” (continuazione della condotta criminosa), fino a diventare poi escalation o aggravamento criminale quando i reati commessi sono più gravi e violenti (es. rapine o lesioni personali o omicidi).

Tracciando un identikit, si può individuare un giovane  con un onset antisociale, che presenta molte problematiche sin dall’infanzia, appartenente ad una famiglia disgregata e difficile (broken-families). 

I principali fattori di rischio della delinquenza minorile sono diversi e possono riassumersi in:
- Fattori individuali:  sesso maschile, temperamento difficile, aggressivo, basso livello di intelligenza, percezione fallimentare e negativa di sé;
- Fattori scolastici: disinteresse scolastico, scarse motivazioni al successo scolastico, basse aspirazioni, scuole disorganizzate;
- Fattori familiari: famiglie delinquenziali, disoccupazione dei genitori, inesistente comunicazione genitori-figli, trascuratezza affettiva, eccessive punizioni fisiche, consumo di alcool e droga in famiglia;
- Fattori sociali: residenza in quartieri periferici, poveri e disorganizzati con alti tassi di disoccupazione, cognizione di normale uso della violenza;
- Fattori relazionali: amicizie e frequentazioni con delinquenti, emarginazione sociale, senso del rischio, ricerca di sensazioni forti o pericolose.

In  particolare, risultati di ricerche  nazionali ed internazionali hanno evidenziato come la violenza nelle scuole costituisca uno dei più seri problemi da tenere in considerazione.

Un rapporto del National Institute of Education’s Department of Health ha individuato nella scuola un luogo di potenziale pericolo, prima ancora che di formazione ed educazione. Ormai gli adolescenti passano gran parte del loro tempo a scuola, dove purtroppo si registrano in continuazione episodi di bullismo o di violenza. Tale analisi fa emergere che il 33% dei ragazzi della scuola media evita di frequentare alcune zone della scuola, come il cortile o altre zone comuni per timore  di subire soprusi o violenze.

Il problema della devianza e della criminalità minorile è molto difficile da affrontare, ma responsabilizzare un minore a tutti i livelli, familiare. scolastico, sociale e istituzionale, può condurre ad un cambiamento volontario e positivo del proprio comportamento, facendo aumentare il numero di coloro che desistono dall’attività criminosa.