La ragazza coratina e il soldato “negro”

Risale a settant'anni fa la storia con cui riparte la rubrica "Accadde a Corato" - tra quelle cui i lettori sono più affezionati - curata dal prof. Pasquale Tandoi

Pasquale Tandoi Accadde a Corato
Corato - venerdì 30 marzo 2018
La ragazza coratina e il soldato “negro”: la foto pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno
La ragazza coratina e il soldato “negro”: la foto pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno © Gazzetta del Mezzogiorno

È una storia che ho recuperato da un articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno del maggio 1953. Ad attirare la mia attenzione è stato il linguaggio usato nel titolo e poi ripetuto più volte anche nell’articolo: si concluderà con un matrimonio la vicenda di un negro e una barese. Era un linguaggio che oggi definiremmo “politicamente scorretto”: nessun giornalista di questi tempi indicherebbe un uomo di colore con l’appellativo di “negro”. Allora quel termine si utilizzava con la massima disinvoltura, non suscitava alcuna riprovazione. Era la norma lessicale.

Leggendo, poi, l’articolo, ho scoperto che quella barese era in realtà una giovane nata a Corato nel maggio del 1919. Si tratta di una vicenda interessante, meritevole di essere raccontata in quanto piuttosto frequente nel Sud Italia e quindi emblematica del periodo della guerra. Ed anche a lieto fine.

La relazione fra il soldato americano “negro” e la coratina Maria Nuovo era iniziata nel 1945. A Corato nel settembre del 1943 erano arrivati gli inglesi a cacciar via i tedeschi, successivamente erano sopraggiunte a presidiare le contrade baresi truppe americane. Parecchi soldati statunitensi nel ’45 erano acquartierati nella nostra città. Tra l’altro, i loro mezzi pesanti, carri armati soprattutto, avevano arrecato notevoli danni al fondo stradale, ai marciapiedi e all’ingresso del campo sportivo dove erano parcheggiati.

I soldati americani girovagavano tranquillamente per Corato e tra questi il sergente “negro” Cornelius Linch, nato in un villaggio del Kentucky nel 1918, il quale aveva adocchiato Maria Nuovo, che aveva allora 26 anni. Nonostante le rigide raccomandazioni dei genitori coratini alle loro figlie di starsene chiuse in casa quando in giro c’erano soldati “negri”, Linch ebbe un qualche contatto verbale con Maria, chissà, forse dopo l’offerta di un po’ di cioccolata o di un pacchetto di chewing-gum, di una scatoletta di carne o di una sigaretta. O forse dopo qualche apprezzamento, tipo “Beautiful girl!” La ragazza si era schermita a quel tentativo di approccio ma aveva sorriso. Seguirono altri fuggevoli scambi, durante uno dei quali il sergente, senza tanti giri di parole, anche perché erano in anglo-americano, le chiese di sposarlo. La Nuovo rimase turbata da quella dichiarazione e scappò via senza rispondere. Quando però il “negro”, nei giorni successivi, tornò alla carica, Maria non seppe resistere e iniziò una relazione che doveva dare il “suo frutto” nel 1946, “un mulatto” al quale fu imposto il nome di Giuseppe. Ma molto prima della nascita di Giuseppe, il sergente Linch era partito per raggiungere la sua nuova destinazione, Darmstadt, in Germania, sede del 465° battaglione d’artiglieria degli Usa.

Si può facilmente immaginare lo scandalo, il doppio scandalo, che suscitò a Corato la nascita di quel bambino, al di fuori del matrimonio e mulatto, figlio di un “negro” che era sparito dalla circolazione.

La povera Maria, esposta al pubblico ludibrio, fu costretta ad abbandonare Corato e a trasferirsi a Bari dove trovò un impiego nella Manifattura Tabacchi, mentre il piccolo Giuseppe fu affidato all’Istituto dell’Opera “Strada Bianca” di Roma.

Per molto tempo Maria Nuovo non ebbe più alcuna notizia del seduttore “negro”. Ormai si era rassegnata: era stata “lo svago” di un soldato in guerra. Poi Cornelius cominciò a farsi vivo con qualche lettera, talvolta con qualche pacco-dono. Nell’aprile del 1953 la grande sorpresa. Maria ricevette una lettera nella quale il sergente Linch faceva sapere che voleva sposarla subito, senza perdere altro tempo. Maria rispose con un telegramma nel quale esprimeva tutta la sua gioia per la richiesta. Ricevuto l’assenso alle nozze, il buon Coernelius, sempre di stanza in Germania, si mise in macchina, “una lussuosa e potente Chevrolet” (annotò La Gazzetta del Mezzogiorno), e si diresse verso l’Italia spingendo al massimo per raggiungere Bari al più presto. Linch fermò la sua macchina solo quando si trovò dinanzi al numero civico 49 di via Bovio, dove Maria abitava e dove si trovava anche Giuseppe che ormai aveva 7 anni e che la madre aveva prelevato, giorni prima, dall’Istituto romano. L’incontro suscitò tanta commozione anche nel vicinato.

I documenti erano già pronti e le nozze furono celebrate a Bari nella chiesa evangelica di corso Sonnino il 14 maggio (Maria era nata lo stesso giorno e lo stesso mese) del 1953. Alla fine della cerimonia, la famigliola partì per la Germania, dove il sergente doveva ultimare la ferma militare. Poi si sarebbero trasferiti negli Stati Uniti dove Linch avrebbe ripreso a svolgere il suo mestiere di meccanico di automobili.

Tanti auguri, Maria! Ne avrai avuto davvero bisogno. Quell’America degli anni Cinquanta-Sessanta era terribilmente razzista. Anche lì, nel profondo Kentucky, probabilmente sarai stata schernita perché eri una white woman che aveva sposato un nigger.

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