Sono ipocondriaco! Ma cosa significa davvero?

Possiamo descrivere l’ipocondria come una malattia al confine tra il somatico e lo psichico, la quale età di esordio è compresa tra i 20 e i 30 anni.

Emma Quinto Buonasera dottoressa
Corato - mercoledì 06 aprile 2016
Il regista Woody Allen, noto ipocondriaco
Il regista Woody Allen, noto ipocondriaco © n.c.

Sempre più spesso sentiamo parlare di ipocondria, sempre più spesso ci sentiamo ipocondriaci! Ma come si identifica il disturbo ipocondriaco non è sempre facile da capire da soli, perché è al confine tra il pensiero distorto, tra un reale disturbo psicosomatico e un vero disturbo clinico. Vediamo in breve di cosa si tratta.

L’ipocondria viene inserita nel DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders Fourth Edition) nella categoria dei disturbi somatoformi, e viene descritta come la preoccupazione eccessiva per il proprio stato di salute o la convinzione di avere una malattia grave. Per diagnosticare questo disturbo, la persona deve mostrare questa preoccupazione per almeno sei mesi, causando una limitazione nella sfera lavorativa sociale e familiare.

Possiamo descrivere l’ipocondria come una malattia al confine tra il somatico e lo psichico, la quale età di esordio è compresa tra i 20 e i 30 anni.

Il soggetto che soffre di ipocondria tende a manifestare preoccupazione e ansia per qualsiasi sintomo fisico, attribuendone I sintomi ad una reale malattia, che ovviamente porta il soggetto in uno stato di ansia.

Le cause dell’ipocondria sono molte. Può derivare da patologie psicologiche o per esempio da modelli di riferemento familiari e contestuali presenti specialmente nella prima infanzia.

Sicuramente tra i soggetti più “predisposti” all’ipocondria si possono individuare persone insicure, apprensive, ansiose, diffidenti.

Infatti, una caratteristica del paziente ipocondriaco è proprio la mancanza di fiducia da parte degli altri. L’ipocondriaco che fa esami clinici ripetutamente non sempre riesce a “fidarsi” dei risultati.

Trattandosi di un disturbo relativo al proprio pensiero, il modo migliore per trattare l’ipocondria è sicuramente un intervento psicologico, il quale avrà come obiettivo principale quello di scomporre e frazionare i pensieri negativi che generano ansia.

Lo scopo è quello di creare dei modelli di pensiero differenti da quelli precedenti che hanno dato origine al disturbo. Inoltre è importante definire che in psicologia ogni soggetto è differente dall’altro, quindi l’intervento psicologico, specie nel soggetto ipocondriaco, dev’essere mirato alla personalità del paziente.