Il Paesaggio, questo sconosciuto

Giacomo De Lillo Cronache dal Palazzo
Corato - venerdì 01 gennaio 2010
Il Paesaggio, questo sconosciuto
Il Paesaggio, questo sconosciuto © n.c.
In una “cronaca” del 13 febbraio 2009, a proposito di una delibera di Giunta Comunale, datata 15 ottobre 2008, che proponeva al Consiglio Comunale l’adozione di una variante alle norme tecniche di attuazione del PRG consistente nella introduzione del lotto minimo di intervento in zona agricola (delibera, peraltro, mai attuata!), ebbi a sollecitare l’adeguamento del PRG al PUTT/P (Piano Territoriale Tematico per il Paesaggio).

Lo facevo perché si poneva l’obbligo per i Comuni pugliesi di recepire, all’interno degli strumenti urbanistici, le prescrizioni e le previsioni di quel Piano, pena l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Regione e, comunque, l’applicazione diretta delle stesse.

V’era, peraltro, una nota datata 10 Maggio 2006, dell’Assessorato regionale all’Assetto del Territorio che, nel denunciare la mancata trasmissione della prescritta “documentazione attinente all’avvio delle procedure di attuazione del PUTT/P”, sollecitava l’Amministrazione comunale “a dar corso ai primi adempimenti ...per evitare che la Regione debba ricorrere ai poteri sostitutivi per garantire la tutela del paesaggio che, come è noto, è materia di rilevanza costituzionale”.

I primi “adempimenti” comunali per l’attuazione del PUTT/P consistono nella perimetrazione:
a) delle aree dei cosiddetti “territori costruiti”;
b) degli Ambiti territoriali Distinti (ATD);
c) degli Ambiti Territoriali Estesi (ATE).

Alla perimetrazione dei “territori costruiti” il Comune avrebbe dovuto provvedere entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Piano ( e cioè entro il 21 Aprile 2001) ed entro 180 giorni ( e cioè entro l’11 Luglio 2001) alla perimetrazione degli ATD e degli
ATE.

Il Consiglio comunale, in data 22 dicembre u. s., è stato chiamato ad approvare la “perimetrazione dei territori costruiti”.

E’ stato detto e ripetuto che i pochi giorni liberi a disposizione, dati ai Consiglieri comunali, sarebbero stati più che sufficienti per “prendere atto” di un provvedimento di “meccanica urbanistica” e cioè di perimetrazione su aerofotogrammetria e/o su cartografia catastale:

A) delle zone omogenee del PRG tipizzate “A” e “B”;

B) delle zone incluse in strumenti urbanistici esecutivi, regolarmente presentati alla data del 5/6/90;

C) delle zone incluse, anche se in percentuale, in Programmi Pluriennali di Attuazione (PPA) approvati alla data del 6/6/90;

D) delle aree che, pur non essendo tipizzate “B”, di fatto ne abbiano le caratteristiche e siano riconosciute come “regolarmente edificate” nel rispetto dei parametri di superficie coperta e densità territoriale di cui al DM n. 1444/68; siano, cioè, nella
condizione di effettiva edificazione ed urbanizzazione;

E) delle aree che, pur non essendo tipizzate “B”, di fatto ne abbiano le caratteristiche e vengano riconosciute come “edificato sanato” ai sensi della L. n. 47/85;

F) delle aree che, pur non essendo tipizzate “B”, risultino intercluse all’interno del perimetro definito dalla presenza di maglie regolarmente edificate.

Sta di fatto che in quella seduta del 22 dicembre le minoranze, quasi al completo, dopo aver inutilmente richiesto il rinvio dell’esame del provvedimento a data successiva ravvicinata, abbandonavano l’aula, adducendo a giustificazione l’impossibilità concreta di un esame approfondito su una proposta e su un elaborato tecnico presentati solo qualche giorno prima della seduta.

La maggioranza, ovviamente, ma dovrei dire purtroppo, non si faceva scrupolo di respingere la richiesta di rinvio e di varare il provvedimento, senza alcun intervento a sostegno del voto favorevole.

Non mancavano, in un impeto di tutela della dignità personale e professionale, i mugugni del Presidente della competente commissione consiliare, l’Ing. Damasco, che si vedeva sottratta la possibilità di illustrare le ragioni che avrebbero sostenuto il voto favorevole della maggioranza. Lo stesso tecnico esterno incaricato di elaborare la proposta veniva esonerato da qualsiasi intervento. Ai cittadini presenti alla seduta, infine, veniva negato il diritto di conoscere il contenuto del provvedimento, in spregio della più elementare regola della pubblicità delle sedute, della partecipazione e della trasparenza che il Presidente del Consiglio comunale sarebbe stato tenuto a garantire .

E’ avvenuto, così, che, dopo il ritardo di oltre otto anni registrato nella adozione di un atto che, a dire della maggioranza, non avrebbe comportato alcuna discrezionalità di giudizio, non solo non è stato consentito un rinvio di pochi giorni, ma è stata tale l’ansia di procedere alla sua approvazione, che non se ne è illustrato il contenuto agli stessi Consiglieri di maggioranza e al pubblico presente.

Si può anche sorvolare su un voto acritico, come quello espresso, presumibilmente, da larga parte dei Consiglieri, ma non si può non censurarlo se, in un consesso che voglia dirsi democratico e rappresentativo del popolo, è accompagnato e “sostenuto” da un cinico, irridente silenzio. Non si può trasformare il Consiglio comunale in Tempio massonico!

Ma vediamo quali parti del territorio siano state considerate “costruite” e quali effetti produca la perimetrazione. E’ presto detto. Non è stato escluso alcun lembo della città costruita e costruenda, se non il territorio agricolo, sul presupposto di giustificazioni le più disparate: o perché sarebbero state presentate le lottizzazioni in zona “C” e “Cr” entro il 6/6/90 o perché, quando ciò non fosse avvenuto, quelle aree sarebbero state comprese nel PPA approvato entro il 6/6/90, ovvero perché da considerare “intercluse” (in numero di 51!). Con l’effetto scontato di aver escluso, su tutte quelle aree, l’applicazione delle norme di tutela e di salvaguardia paesaggistica previste dal PUTT/P.

Se dunque, a mo’ di esempio, si vorrà realizzare, in zona industriale, un insediamento produttivo in un lotto attraversato da una lama, lo si potrà fare tranquillamente. Allo stesso modo, se una lottizzazione o un Piano Particolareggiato in zona “C”, “Cr” o in un comparto “Fi” siano stati presentati dopo il 6/6/90 o siano rimasti irrealizzati o resi inefficaci dal TAR Puglia o dalla Regione, ovvero quando, in un’area del cosiddetto territorio costruito, come previsto dall’art. 2 del DM n. 1444/68, la superficie coperta degli edifici esistenti sia inferiore ad un ottavo della superficie fondiaria della zona e la densità territoriale inferiore a mc/mq 1,5, non ci saranno problemi di sorta perché a quelle aree, per essere state comprese nel PPA approvato prima del 6/6/90, esattamente nel 1988, non si applicherebbero le norme di tutela paesaggistica.

Insomma… dentro tutto! La trasformazione fisica del territorio periferico della città, anche quando non effettivamente urbanizzato ed antropizzato, può essere sottratto a politiche di conservazione attiva, recupero e modificazione del paesaggio.
Malgrado due chiare pronunce del TAR Puglia –Bari e Lecce- del 2004 e del 2005, il PPA, a Corato, continuerebbe ad essere efficace anche oltre la sua durata di cinque anni e l’esclusione della tutela paesaggistica sopravvivrebbe alla scadenza di qualsivoglia atto di pianificazione territoriale.

Perché tanta “fretta” improvvisa? Perché, soprattutto, tanta sottovalutazione del valore paesaggistico del territorio in funzione anche della sua fruizione socio-economica e della riduzione delle condizioni di rischio idrogeologico?

Un’urgenza che diventa tale a distanza di otto anni o, a voler essere comprensivi, di oltre tre anni dai termini entro i quali si sarebbe dovuto adottare il provvedimento, appare quantomeno sospetta o frutto di un meditato, calcolato uso del territorio.

La “fretta”, a sentire il Sindaco, sarebbe stata dettata dalla necessità di consentire la stipula di convenzioni o di atti di compravendita dei suoli (!) entro il 31 dicembre dello scorso anno, in condizioni di acquisita certezza circa la piena fruibilità degli stessi: una fruibilità non condizionata da eventuali vincoli paesaggistici, come quelli previsti dal già compromesso Piano comunale dei tratturi, o da “noiose lungaggini burocratiche”.

La tutela degli interessi di pochi, dunque, rispetto a quelli collettivi e delle future generazioni a veder preservato il territorio da ulteriori “ferite”, si conferma una costante del comportamento del Sindaco-Assessore. Ne avremo ulteriore conferma quando andremo ad elencare i quasi 140 ampliamenti di opifici industriali in zona agricola o in zona “Fi” rilasciati nel corso degli anni, sotto l’alto patrocinio di “Gino”.

Giova ricordare, ad ogni buon conto, che i cittadini possono presentare osservazioni alla delibera consiliare nei termini di legge. Osservazioni alle quali l’Amministrazione comunale dovrebbe controdedurre, prima di trasmettere il provvedimento all’Assessorato regionale all’Assetto del Territorio per la prevista “attestazione di coerenza”.
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