PIP: una proposta articolata - Terza parte

Giacomo De Lillo Cronache dal Palazzo
Corato - martedì 07 aprile 2009
PIP: una proposta articolata - Terza parte
PIP: una proposta articolata - Terza parte © n.c.

Dopo la prima e la seconda parte, ecco l'ultima puntata dedicata al PIP.

Un PIP che, attraverso interventi di ricucitura, si insinui nelle aree libere e negli interstizi della zona industriale insediata, troverebbe, in loco, come già detto, partners interessati pronti a collaborare e a concorrere, con l’Amministrazione comunale, al rilancio di un’area finora affidata ad attività pensate ed avviate da ogni singolo imprenditore e slegata da una logica pianificatoria d’iniziativa pubblica.

Prima ancora dell’adozione della Delibera di Giunta n. 168/07, ho giudicato degne di riflessione le osservazioni degli imprenditori locali non solo per l’autorevolezza della fonte dalla quale provenivano, ma per la loro intrinseca valenza in fatto di uso razionale e parsimonioso del territorio. In ciò guidato dal principio secondo il quale, ai fini dello sviluppo locale, la collaborazione pubblico-privato è un elemento chiave del buongoverno.

Viviamo un momento di crisi, anche della finanza pubblica, e se all’investimento programmato di 3,5 milioni per infrastrutture nella zona industriale insediata si aggiungesse parte dell’importo previsto per infrastrutture ed espropri nella D3, non è escluso che possa darsi attuazione, in un triennio, ad un PIP di completamento e di riqualificazione delle zone D1 e D2.

Non è inutile ricordare, peraltro, che i progetti di completamento delle infrastrutture rivestono carattere assolutamente prioritario nella programmazione degli incentivi finanziari comunitari e regionali per lo sviluppo industriale.

C’è ancora un altro elemento di valutazione da tener presente. Dopo la nota sentenza della Corte Costituzionale n. 348/2007, le espropriazioni in attuazione di un PIP o di un’area industriale comportano un’indennità pari al valore venale del suolo, ridotta di circa il 25% o della misura che l’atteso intervento legislativo dovrà definire, tenendo conto della “rilevante funzione di equilibrio socio-economico e di tutela del lavoro” che dette espropriazioni esercitano.
Ciò significa che la competizione tra aree industriali, finitime e non solo, non si affiderà quasi esclusivamente al prezzo di vendita dei suoli, come in larga misura è avvenuto finora, ma soprattutto alla qualità del territorio sul versante ambientale, infrastrutturale e del clima sociale.

Potremmo, cioè, non soffrire più della concorrenza dell’ASI di Bari e del suo Agglomerato di Molfetta, e registrare, a parità di prezzo dei suoli, il trasferimento di cospicui investimenti nella nostra zona che potrebbe contare su un tessuto di PMI e di un “polo” agroindustriale che ha in sé enormi potenzialità di sviluppo. D’altra parte, quello della infrastrutturazione dell’area industriale è un aspetto importante, ma non decisivo, dello sviluppo economico locale.

 Alle aree produttive, da trasformare in aree tecnologicamente avanzate, deve accompagnarsi il conseguimento di obiettivi di innovazione industriale, tecnologica e gestionale, per rendere competitivo il sistema dell’economia locale in un più vasto contesto economico.

Ma se si seguisse questa strada, quale sorte sarebbe riservata alla zona D3? E’ necessario offrire qualche indicazione, non essendo amministrativamente e civilmente corretto, dopo aver definito, per trent’anni, quell’area a destinazione industriale e dopo averla sottoposta, in quanto tale, all’ICI, rinviare sine die ogni decisione. Si sensibilizzino le forze politiche e sociali cittadine e si decida, in vista dell’adozione del PUG.

All’eventuale dibattito sul tema, mi permetterei di offrire un contributo che si sostanzia in tre diverse opzioni:
1. conferma dell’attuale destinazione, in attesa di verificare gli effetti del PIP sulla zona D1 e D2, ovvero attuazione del PIP come prevista, nel caso la superficie “libera” della zona insediata sia contenuta nei circa 12 ettari stimati dal DPP e dal PIP (ma è un’ipotesi da escludere);

2. destinazione dell’area ad attività tecnico-distributive, annonarie, commerciali all’ingrosso, direzionali, finanziarie, ricettive (Alberghi e Ristoranti), ricreative e culturali. Pubblicazione di un Avviso, su stampa specializzata, per raccogliere la domanda di insediamenti e successiva redazione di un Piano Particolareggiato. Giova sottolineare che a Corato non c’è, né, diversamente, ci sarebbe mai, un’area per Ipermercati: ed un Ipermercato localizzato in quell’area, accessibile anche per ferrovia, potrebbe servire un’utenza di circa 250mila abitanti e si porrebbe come punto di attrazione per consumatori esterni;

3. destinazione dell’area a zona di espansione, per realizzare un nuovo quartiere su una terrazza naturale, affacciata sul mare, servita dal terzo anello e dalla stazione ferroviaria e prossima al centro più di quanto sia la zona “C” delimitata da Via Francavilla. Sarebbe l’occasione per realizzare, finalmente, un pezzo di città a misura d’uomo e di bambino che si qualificherebbe per la presenza diffusa di bioedilizia abitativa, verde, pubbliche attrezzature, viabilità alberata, pista ciclabile, scuole pubbliche.

Nei casi di cui ai punti 2. e 3., in vista di un auspicabile futuro sviluppo del sistema produttivo locale, si potrebbe individuare, attraverso il nuovo PUG, una zona di espansione in continuità con l’attuale area industriale.

Ciò detto, non è escluso, anzi è molto probabile, che il Sindaco e la maggioranza insistano sulla prevista localizzazione del PIP. E’ evidente che, in questo caso, divenuta più appetibile la zona D3 per gli aspetti illustrati, la zona D1 e D2 sarebbe destinata a subire, per lunghissimo tempo, una condizione di rarefazione insediativa, di carenza di pubbliche attrezzature e di servizi, di condizioni ambientali ed infrastrutturali precarie.

A tanto si potrebbe ovviare se il Comune decidesse di intraprendere la strada indicata dall’art. 153 del D. Lgs. 163/2000 come sostituito dall’art. 1, comma 1, lettera ee), del D. Lgs. N. 152/2008: la strada, cioè, che va sotto il nome di finanza di progetto, peraltro già sperimentata.

Premesso che la medesima procedura di affidamento potrebbe essere utilizzata anche per il PIP in zona D3, in questo caso, con riferimento alla zona D1 e D2, il Comune potrebbe redigere un semplice studio di fattibilità e procedere alla pubblicazione di un “bando finalizzato alla presentazione di offerte che contemplino l’utilizzo di risorse totalmente o parzialmente a carico dei soggetti proponenti”.

Il bando di gara, preceduto da un avviso per sollecitare la presentazione di proposte e per procedere alla nomina del promotore, avrebbe ad oggetto la progettazione definitiva ed esecutiva del Piano, l’acquisizione dell’area, la realizzazione delle infrastrutture primarie e secondarie, la costruzione degli opifici industriali e commerciali e la loro gestione per un periodo di tempo prestabilito.

Il concessionario, aggiudicatario della gara, avrebbe diritto, quindi, a gestire funzionalmente e a sfruttare economicamente le opere e i lavori realizzati, senza alcun onere per il Comune.

Sarebbe stucchevole continuare ad illustrare le condizioni che legittimano l’avvio di una siffatta procedura da parte del Comune ( le opere devono essere previste nel programma triennale e nell’elenco annuale dei LL.PP., ecc.).

Qui desidero ricordare che, anche in caso di inerzia dell’Amministrazione comunale, i soggetti in possesso dei requisiti di legge e, quindi, gli Imprenditori locali, opportunamente associati o consorziati con enti finanziatori e con gestori di servizi, possono presentare, “ a mezzo di studi di fattibilità, proposte relative alla realizzazione di lavori pubblici o di lavori di pubblica utilità non presenti nella programmazione triennale.”

In tal caso “le Amministrazioni sono tenute a valutare le proposte entro sei mesi dal loro ricevimento e possono adottare, nell’ambito dei propri programmi, gli studi di fattibilità ritenuti di pubblico interesse.”

Intendo dire, con quanto precede, che è sempre possibile per gli imprenditori locali che ritengano assolutamente indispensabile e prioritario, come io penso, provvedere al completamento ed alla riqualificazione della zona industriale insediata, farsi “promotori” di un’iniziativa concreta, concordata con il Comune, per esperire una gara, nella forma del project financing, per la realizzazione e l’affidamento in concessione ed in gestione di quelle attività.

E’ una proposta, ma anche una sfida che gli imprenditori dovrebbero raccogliere, per dimostrare, ancora una volta, la loro capacità di produrre sinergie finalizzate agli investimenti e al lavoro piuttosto che alla rendita.

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