Piripicchio: il teatro per la gente semplice

Un nuovo personaggio viene ricordato da Mimmo Mazzilli.

Corato - venerdì 11 aprile 2008
Piripicchio: il teatro per la gente semplice
Piripicchio: il teatro per la gente semplice © n.c.

Un’altra figura che mi piace comprendere fra “le Quaratine Zechelune” è Piripicchio.

Pur non essendo di Corato, ma di Barletta, era molto noto ai Coratini. Il suo teatro: la strada. Era un attore povero per i poveri. Solo così questi potevano incontrare il teatro. Un vero artista comico con una voce intonata ed una grande e geniale mimica.

Ricordo nitidamente i suoi spettacoli agli angoli delle strade di Corato. Il suo corredo: una bombetta nera, un bastoncino e due baffetti alla Charlot.

Lo seguiva un tipo magro, apparentemente a digiuno da molti giorni, che lui definiva “l’analfabeta”. L’Analfabeta accompagnava le sue canzonette allusive e le sue macchiette suonando la fisarmonica. Famosa era la canzonetta, cantata dalla moglie al marito, che descrivendo diverse attività quotidiane (infornare il pane, gonfiare la ruota della bicicletta con un pompa manuale, ecc), alludeva al rapporto sessuale fra i due coniugi.

Altrettanto famoso era il bombardamento dei palazzi che circondavano la zona del suo spettacolo, a conclusione del quale, facendo ricorso, varie volte e con intensità diverse, alla mossa di Ninì Tirabusciò, eseguiva il bombardamento finale.

La canzonetta che i più ricordano credo sia quella che pressappoco faceva così:

Era un bel giorno di maggio
il sole coceva coceva
il fringuello cantava cantava
fi..fi..fi..fi.. (fischiettato)
.

Conduceva il suo spettacolo non solo con maestria ma anche con una certa astuzia, probabilmente frutto della sua esperienza. Quando, infatti, il numero degli spettatori era a suo giudizio al massimo e riteneva di aver creato un elevato interesse nei presenti, in altre parole quando l’audience era al giusto livello, ricordava che campava di quello che la gente elargiva per le sue esibizioni.

Dopo l’arrivo delle prime monete, non mancava di informare che anche la sua “Spalla”, il tipo magro, aveva l’abitudine a volte di mangiare , quindi occorreva pensare anche a quest’ultimo.

Appena le monete cominciavano a scarseggiare spiegava che poteva andar bene anche qualche sigaretta. Qui richiamava un elenco di marche, soprattutto americane, per arrivare a quelle italiane più popolari, precisando che andavano bene tutte eccetto le “Sax” ( era la sigaretta più economica).

Immancabilmente la prima sigaretta era una Sax. Offriva la sigaretta alla sua “ Spalla” proseguendo nello spettacolo con battute ben studiate soprattutto nella tempistica. Piovevano sigarette di tutte le marche e monetine.

Era una strategia vincente, forse suggerita dai morsi della fame oltre che dall’esperienza artistica.

Piripicchio, Michele Genovese, è morto nel 1980.

Mi fa piacere ricordarlo con i versi che seguono.


Piripicchje
L’ultima maschera di Puglia

Pe tiatre teniàe la strade
ma èrre nu artiste elogiàte

ne picche Charlot e ne picche Totò
faciàie la mosse de Ninì Tirabusciò

na sciammereche niure de stile
du baffette e nu bastone settile settile

faciàie arretenà tutte u quartiere
per vedàie un tiatre du frestìere

èrre tutte nu prescigghje
per vedàie Piripicchje

la facce, na masc-chere de nature
fatte a poste pe da la carecature

faciàie u tiatre ’mmezze a re chiazze
bombardàie du o tre palazze

prime però avvisàie le crestiane affacciate
ca se faciaine na resate

specciate u tiatrine
passàie u cappiedde pe d’accògghje le quattrine

s’aspetàie le solde in a la bombette
sciàie bone pure na sigarette.

Care Piripicchie mo stè ‘mmezze a le granne,
ma avviseme ce t’acchje a passà da chesse vanne.