U Sceriffe, la Vecchiaredde e u Panzaune, tre maschere zechelaune

Mimmo Mazzilli questa volta parla di tre figure coratine frutto della fantasia.

Corato - venerdì 01 febbraio 2008
U Sceriffe, la Vecchiaredde e u Panzaune, tre maschere zechelaune
U Sceriffe, la Vecchiaredde e u Panzaune, tre maschere zechelaune © n.c.

Dedicai l’articolo di apertura di questa rubrica ad alcuni personaggi coratini del passato , persone semplici, schiette, nella loro diversità ricche di molta umanità e serenità. Con un pizzico di provocazione li chiamai Zechelune.

Nel precedente articolo ho ricordato uno di questi personaggi, forse il più conosciuto , Vengienze Bum, una persona debole, degna di rispetto, che molti però hanno deriso, insultato e canzonato. Cercherò nelle prossime rubriche di ricordare altri personaggi più o meno noti , o meglio persone realmente esistite che fanno parte della storia recente della nostra città.

Lasciando un attimo i personaggi-persone provo questa volta a parlare di tre figure coratine frutto della fantasia. Anche se non sono realmente esistite posseggono particolari caratteristiche da farle rientrare, a mio avviso, fra le Zechelune Quaratine. Chi sono?

Sono tre le tre maschere tipiche di Corato: Le Panzune, re Vecchiaredde e le Sceriffe.

U Panzaune è la prima maschera tipica coratina in ordine di tempo, nata verso la fine dell’ottocento.

Simboleggia i nuovi proprietari terrieri arroganti e prepotenti, la nuova borghesia, una specie di pezziendue arrecchesciute. Sono vestiti infatti in maniera poco elegante, ma indossano il gilè sgargiante ed il cappello a falda, ostentano la loro ricchezza, manifestano la loro posizione nella scala sociale. Sono una caricatura alla nuova classe sociale che si andava affermando in quegli anni.

L’altra maschera tipica in ordine di tempo sono le Vecchiaredde, rappresentata a Corato dopo la seconda guerra mondiale alla fine degli anni quaranta . Raffigura un vecchietta che porta sulle spalle una giovane figura che indossa un camice bianco, un pappafico che le copre il volto e un cappello da fata dal quale scendono variopinte stelle filanti.

A mio avviso è una maschera attualissima , sembra quasi ideata ai nostri giorni. Potrebbe infatti benissimo voler rappresentare gli anziani che portano sulle loro spalle il peso dei giovani .

Si pensi a quante famiglie oggi vivono grazie alla pensione del nonno o della nonna , visto che i giovani non sempre trovano un lavoro che li renda indipendenti o come ha detto qualcuno di recente trovano comodo a fare i bamboccioni, ma penso che questi ultimi sono la minoranza.

La terza maschera tipica coratina è u sceriffe. Questa maschera nasce negli anni cinquanta. La potremmo definire un cow boy latino che ricorda un po’ Zorro e un po’ i toreri con lustrini colorati sul gilé . Un maschera credo di invenzione tutta coratina, influenzata sia dai primi film western che dagli emigranti in America Latina e che risente dei primi segni del benessere che iniziava proprio in quegli anni.

I predetti zechelune li ripropongo nei versi che seguono dedicati al nostro Carnevale.

U Carnevale Quaratine.

U Carnevale quaratine
è na cause fine

è na bella tradizione
partecipàisce totte la populazione

re criature pe la trombette
le granne pu frisc-chètte

sflilene re màsc-chere o stradone
è na bella rappresentazione


na morre de crestiane
ci cande, ci sone, ci abatte re mane

u Carnevale quaratine
è na cause fine.

Sonde assè re masc-carate
e sonde totte aggarbate

trè la fascene da patrune
sceriff, vècchjarèdde e panzune

le sceriff sonde stravagande
percè sonde tutte elegande

vanne abballenne re vecchjarèdde
zombene accamme re baggianèdde

tutte in file vanne le panzune
trè quindale l’une

cusse è un Carnevale quaratine
e na causa fine.