Il senso spirituale della vita

Nel mio cammino di ricerca la Nuova Medicina di Hamer è stata una tappa fondamentale perché mi ha aiutato a capire il collegamento biologico fra la psiche e la malattia.

Giuseppe Tandoi Il segreto dei Custodi
Corato - venerdì 25 maggio 2007
Il senso spirituale della vita
Il senso spirituale della vita © n.c.
Nel mio cammino di ricerca la Nuova Medicina di Hamer è stata una tappa fondamentale perché mi ha aiutato a capire il collegamento biologico fra la psiche e la malattia.

In qualità di tappa ho cercato di comprenderla, assimilare gli aspetti migliori e superarla. Lo sguardo di Hamer, infatti, esclusivamente relegato all’ambito biologico, mi risulta limitato, perché privo del senso spirituale della vita.

Se restringiamo la nostra visione alla sola vita materiale, arriviamo sempre alla conclusione di essere vittime di una vita ingiusta. Ogni sforzo compiuto per esistere viene inevitabilmente annullato dalla morte. La vita, sotto questo punto di vista, risulta priva di senso. Non è altro che una ricerca matta e disperata di un qualche istante di felicità. Un continuo distrarsi dall’immensa paura della morte.

Fin da piccolo non riuscivo ad accettare questa idea. Così come mi risultava inaccettabile credere alla casualità degli eventi. Il grandioso ordine cosmico, nonché il misterioso universo microscopico non potevano essere frutto del caso. Come se da un’esplosione in una tipografia si producesse un’enciclopedia! Doveva pur esistere un qualche Dio che avesse pensato, generato e gestito il tutto.

Benché gli studi e la creanza mi guidavano verso una visione materialistica e meccanicistica, mi era impossibile e illogico eliminare Dio.

E’ stata questa presenza ineludibile a spingermi a cercare ancora, a non fermarmi ai dogmi di certi professori e scienziati. Così, dopo tanti incontri, studi e sperimentazioni su me stesso, si è risvegliato in me il ricordo del senso spirituale della vita.

Una frase è stata illuminante: “noi non siamo uomini che vivono esperienze spirituali, ma siamo spiriti che vivono esperienze umane”.

L’Uomo è un’entità spirituale, prolungamento inscindibile di Dio, mentre l’esperienza umana è quella dell’individualità. L’Uomo, cioè, non è più confuso nella fonte divina, ma è, da essa, distinto per esistere in modo autonomo.

Questa situazione è raccontata in diverse religioni come la caduta dell’uomo o la cacciata dal paradiso terrestre.

Nella nostra vita materiale essa inizia al momento del parto, quando passiamo dall’unità con la madre, nel suo grembo, alla separazione della nascita che si conclude con il taglio del cordone ombelicale. La nascita è simbolicamente il passaggio dall’Uno con Dio al Due della Separazione.

La dimensione in cui veniamo alla luce è infatti duale, tutto sembra diviso in due: il cielo e la terra, il maschio e la femmina, lo spirito e la materia, l’io e il tu, il mondo interiore e quello esteriore.

Il taglio del cordone è il momento in cui siamo privati dell’alimentazione diretta dalla madre. Questo innesca la paura di non essere più nutriti, di morire. Il mondo al di fuori di noi appare fonte di pericolo. Inizia così la lotta per il nutrimento, che è sia fisico che spirituale. Da qui hanno origine tutti i mali dell’umanità.

Lo scopo dell’esperienza umana è quello di acquisire la coscienza di entità autonoma dalla Fonte. Il Due ha la funzione di generare questa consapevolezza, in modo tale che da creature inconsapevoli diveniamo cocreatori consapevoli di Dio.

Il frutto proibito dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male è il vivere in un mondo di opposti. Tale mondo funziona a specchio. Lo specchio serve infatti a conoscere il proprio volto, simbolo della propria identità.

I pensieri e le azioni che mandiamo verso il mondo esterno ci vengono riflessi. Sono come un boomerang, dopo averlo lanciato, ritorna indietro. Questa è la legge dello specchio, chiamata nella tradizione indù, legge del Karma, che il maestro Gesù ha insegnato così: “Ciò che semini, raccogli”.

Ogni volta che rubiamo, saremo derubati e questo non è un castigo, ma semplicemente il completamento di una lezione. L’anima ha bisogno di sperimentare entrambi gli aspetti di ogni situazione, solo così diventa consapevole pienamente della situazione stessa e può superarla.

La vita dell’anima è una sola, ma sperimenta diversi sonni e risvegli e questo viene chiamato reincarnazione. Un risveglio solo non basta ad imparare tutte le lezioni. Tanti boomerang lanciati in un risveglio lontano, possono ritornare anche molti risvegli dopo.

Di conseguenza tutto ciò che accade nella nostra vita è giusto. Non esistono ingiustizie divine. Dio ci dispensa di tutto quello di cui abbiamo bisogno, al di là della nostra concezione del bene e del male. Ovviamente l’ignoranza di questa verità, comporta sofferenza. Ciò che riteniamo negativo nella vita, che viviamo come una punizione comporta ovviamente del dolore.

Quando invece capiamo che anche le ferite hanno una loro utilità, il dolore scompare, si trasforma in compassione. Superando il nostro dolore e provando compassione per il dolore degli altri, possiamo riscoprire l’unità di fondo che ci unisce al prossimo. Smettiamo di giudicare gli altri, perché ricordiamo di essere stati anche noi nell’errore.

Giusto e sbagliato sono una creazione umana, in realtà l’oscurità non è altro che una mancanza di luce, quindi è Luce in divenire. L’odio non è altro che una forma invertita di Amore, è non-Amore che serve a imparare l’Amore stesso.

Il vivere l’Oscurità serve a risvegliare l’esigenza della Luce. Uccidendo e venendo uccisa l’Anima impara il prezioso valore della vita e smette di uccidere. La morte, come annullamento dell’essere, non esiste, è un’illusione della materia. L’anima, in occasione della morte, perde solo un involucro, ma continua ad esistere su un altro piano del creato.

Comprendo che questa visione sia difficile da accettare, perché induce a riconoscersi responsabili del proprio destino.

Ogni ferita ricevuta è il riflesso di una ferita inferta. Non possiamo più colpevolizzare nessuno se comprendiamo questa verità. Ogni nostro nemico è in realtà un’anima con cui avevamo un debito in sospeso e con cui abbiamo scelto di crescere insieme, attraverso la divisione e la riconciliazione.

Questa consapevolezza ci permette di perdonare perché si scopre se stesso e il proprio avversario come anime che stanno sperimentando e soffrendo per imparare l’Amore. Allora scompare ogni vittima e carnefice e il perdono permette di dissolvere tanti debiti e migliorare il proprio destino.

Dal mondo del Due si ritorna al mondo dell’Uno, ma con una maggiore consapevolezza di sé.

Siamo semi di luce che nella luce accecante di Dio non potevamo germogliare. Abbiamo avuto bisogno di sprofondare nella fertile oscurità della vita terrena. La materia non è una tomba, ma un grembo in cui mettere forti radici e crescere. Il nostro destino è di essere alberi, il nostro fusto deve spingersi verso la luce e emergere nelle beatitudini celesti.