Randagismo: responsabilità e competenze

Aldo Fusaro Raggio verde
Corato - venerdì 27 marzo 2009
Randagismo: responsabilità e competenze
Randagismo: responsabilità e competenze © n.c.

In questi giorni il problema del randagismo sta animando un interessante dibattito. Provo anch’io ha fare qualche riflessione.

Partiamo dal fare chiarezza soprattutto intorno alla individuazione delle responsabilità sui randagi.

Al comune spetta una competenza generica in relazione ai compiti di controllo e di vigilanza del territorio, tra cui rientrano anche i controlli in materia di randagi, ed una competenza specifica, attribuita dalla L.r. 12/95 all’art.8 co. per quanto riguarda “la gestione dei canili sanitari” che “ è affidata ai Comuni” posto che per canili sanitari si devono intendere “i canili sanitari rappresentano la struttura nella quale trovano accoglienza i cani recuperati in quanto vaganti”.

Peraltro per quanto riguarda il nostro Comune, l’art. 56 dello Statuto Comunale prevede che “Il Sindaco con propria ordinanza può disporre misure di cattura e monitoraggio sanitario o di controllo numerico mediante sterilizzazione degli animali liberi presenti sul territorio cittadino” .

Diversa è invece la competenza attribuita alle Asl alle quali la legge chiaramente riconosce alle ASL all’art. 6 della L.r. 12/95, rubricato “Recupero cani randagi” che “Spetta ai Servizi veterinari delle USL di recupero dei cani randagi”.

Dalla brevissima ricostruzione normativa è quindi evidente che la questione del randagismo ha competenze distinte. Al comune spetta la competenza per quanto riguarda il monitoraggio la gestione ed il controllo dei canili oltre ai generici compiti di controllo, vigilanza e tutela della salute pubblica, oltre che, per quanto riguarda il nostro comune, un generico potere di ordinanza, mentre spetta alla Asl la competenza per quanto riguarda l’accalappiamento.

Del resto, tale diversa responsabilità è stata riconosciuta dalla recente giurisprudenza della Cassazione, intervenuta su una questione relativa alla richiesta di risarcimento danni a seguito di aggressione da cani randagi, con la sentenza n. 27001/2005, che ha escluso la responsabilità dell’ente locale precisando che “che la vigilanza sui cani randagi spettava alle unità sanitarie locali e, per esse, alla aziende sanitarie locali succedute per legge alle prime.

Lo dispone l’art. 6 della legge della Regione Puglia n.12 del 1985, secondo la quale spetta ai servizi veterinari delle USL il recupero dei cani randagi.”. Anche se in una precedente pronuncia sempre la Cassazione ha riconosciuto una responsabilità solidale per i due enti, Asl e Comune (vedi Sent. Cass. n. 10638/2002).

A questo punto chiarite le competenze e le conseguenti responsabilità, e ricostruito in breve il dibattito giurisprudenziale in merito, resta come risolvere la questione.
Bisogna precisare che la situazione di Corato si distinguere tra centro abitato, che sotto questo aspetto non vive una situazione particolarmente critica, e periferia ed agro comunale dove invece in alcune zone la situazione è certamente più complicata.

Ora, senza fare allarmismi o inutili, a me pare, battaglie di civiltà, anche perché mi pare ovvio che ha nessuno interessi la soppressione dei randagi, credo che la questione vada affrontata con senso di responsabilità e con la dovuta capacità di ognuno di fare il proprio dovere.

Io sono convinto che per risolvere il problema prima ancora di puntare il dito sulle responsabilità ci sia bisogno di un approccio diverso alla questione.

Innanzitutto, partire dal fermare la piaga dell’abbandono dei cani che molto spesso non nascono randagi ma lo diventano, cosa questa che certamente non è responsabilità del Comune o della Asl.

Quindi, e qui faccio un invito soprattutto ai tanti cittadini che molto spesso si prestano a dare da mangiare ai randagi, cercate e cerchiamo di non limitarci a questa buona azione privata ma facciamola diventare pratica di partecipazione alla tutela ed alla salvaguardia degli animali e quindi anche del territorio.

In pratica basterebbe interessare le autorità responsabili e quindi in primis la ASL e poi il Comune, seguire lo stato di avanzamento delle richieste e poi solo a questo punto in caso di totale disinteresse procedere nel denunciare con forza la situazione.

Cioè, quello di cui c’è bisogno è la responsabilità di ognuno a contribuire al cambiamento delle condizioni di degrado, abbandono ed incuria in questo caso degli animali, ma più in generale del territorio.

Sono infatti, convinto che se ognuno cominciasse a prendersi cura di un pezzo di territorio o di una questione e non stia li sempre a delegare all’autorità competente di turno ma che in qualche modo svolga il ruolo di cittadino responsabile che stimola, suggerisce, segnala alle autorità competenti le cose, solo così magari si riesce a cambiare qualcosa, in caso contrario saremo sempre li ha puntare il dito e mai a rimboccarci le maniche su quello che ognuno di noi può e deve fare per il bene comune, che si chiama così proprio perché è di tutti.

 Anche il nostro.