Una risposta ai conflitti

Aldo Fusaro Raggio verde
Corato - venerdì 30 gennaio 2009
Una risposta ai conflitti
Una risposta ai conflitti © n.c.
Non potevo non fare qualche riflessione sulle ultime vicende che hanno riguardato i territori israelo-palestini, afflitti dalla solita guerra che funesta quelle zone da decenni e che da sempre miete vittime tra i civili, come bambini, donne.

Dopo l’ultima offensiva, immediatamente le Cancellerie di tutti gli stati si sono preoccupati di condannare la guerra ed invocare la soluzione pacifica della ormai sessantennale controversia che vede in aperta contesa i due popoli costretti a vivere sullo stessa territorio.

Mi verrebbe da dire siamo alle solite: in tempi di guerra si accendono i riflettori sui responsabili, sui ruoli delle due fazioni, su chi sono i buoni e chi i colpevoli. Nei dibattiti pubblici si formano le solite divisioni di filo-israeliani e filo–palestinesi, ma nessuno prova mai chiedersi quando non c’è guerra e non c’è l’attenzione dei media, dove sono tutti i nostri benpensanti? Quando non ci sono poltrone da occupare negli studi televisivi ma comunque lo strazio di Gaza e dei Coloni Israeliani continua quotidianamente, dove finiscono questi abili oratori?

La pace si costruisce con impegno continuo e costante. La ricerca di una soluzione possibile, a mio parere, deve partire dal basso. Come al solito si ascolta sempre l’opinione dei potenti di turno, dei Capi di Governo, dei diplomatici, ma mai del popolo, quasi la loro opinione fosse futile e loro non contassero nulla o, peggio ancora, fossero considerati pedine di una dama in attesa di essere mosse da astuti manovratori…

Bisogna partire dal popolo, dalla vittime, dai giovani; bisogna partire dalla costruzione del tessuto sociale prima che politico; occorre ricostruire la fiducia nelle istituzioni e salvare la speranza che le cose possono davvero cambiare se si abbandonano asti e ostilità, in nome di una prospettiva di pace che sia garante della convivenza e del reciproco rispetto. A questo proposito, l’esperienza in Iraq dovrebbe insegnare qualcosa.

Questo è il vero processo di pace che va avviato e noi occidentali non possiamo e non dobbiamo sottrarci da questo compito. Per farlo compiutamente, dobbiamo anche noi liberarci dagli interessi politici e militari che in quel conflitto si consumano, anche noi dobbiamo essere scevri da ogni tipo di condizionamento ed interesse per perseguire la pace ed essere portatori di speranza e unione per le popolazioni di entrambi i fronti che certamente non meritano tutto questo.

Il conflitto israelo-palestinese non è l’unico, tante sono purtroppo le guerre dimenticate che ogni giorno si consumano in tutto il mondo, dall’estremo oriente all’America Latina e all’Africa.

Queste ultime sono però guerre diverse da quella di Gaza, perché qui più che una guerra politica o religiosa, in generale riguardano il controllo delle risorse naturali che nella maggior parte dei casi finiscono nel nord del mondo, tra i Paesi ricchi.

Qui non c’è l’attenzione del mondo perché è palese che sono guerre utili e per certi versi anche necessarie per le grandi multinazionali del petrolio, dei diamanti, della cocaina, per continuare a controllare le risorse naturali presenti in quei territori, per continuare a sfruttarli affamando le popolazioni civili costrette a subire non solo il danno di non essere padroni in casa loro, ma anche quella di subire gli effetti dell’inquinamento causato dagli impianti industriali e dal logoramento del suolo, e dei cambiamenti climatici che già oggi in quei territori e a quelle popolazioni stanno scaricando tutto il loro impatto nefasto e distruttivo.

A questi territori ed a queste guerre si è rivolta la nostra attenzione del circolo Legambiente Corato nel momento in cui abbiamo voluto lanciare la campagna per la costruzione di un pozzo in Niger, realizzata in collaborazione con la SMA (Società Missioni Africane) e provare a dare un contributo concreto ad una popolazione non solo impoverita dai tanti predatori delle risorse naturali del Niger, (legno pregiato, uranio, diamanti, ecc.) ma anche per portare l’attenzione su questi territori che più di ogni altro subiscono le conseguenze di un modello di sviluppo sbagliato, diseguale e che sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza del pianeta.

Del resto, l’aumento dell’immigrazione che si è registrata negli ultimi mesi non è che un altro segnale di una pressione che ormai sta salendo dal sud del mondo verso il nord.

Noi dobbiamo dare una risposta a tutto questo.

Il risparmio delle risorse naturali, lo sviluppo delle energie rinnovabili e dell’agricoltura biologica, le politiche di sviluppo della mobilità sostenibile, la conservazione degli ecosistemi, e le tante altre azioni che si possono fare per la lotta ai cambiamenti climatici sono le facce di una stessa medaglia che lega la sostenibilità ambientale con la pace e la giustizia sociale.

Non dobbiamo dimenticare che il cambiamento del nostro stile di vita, l’innovazione con la sostenibilità ambientale ed il rispetto della natura sono le priorità assolute per garantire la sopravvivenza delle generazioni future.

P.S.: Barak Obama nel suo discorso di insediamento in un passaggio dedicato alle sfide globali che attendono una risposta dice: “ …il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare con esso”.
Non possiamo più fare finta di niente.