Le sfide sul clima

Aldo Fusaro Raggio verde
Corato - venerdì 02 gennaio 2009
Le sfide sul clima
Le sfide sul clima © n.c.
All’inizio del nuovo anno mi pare opportuno fare alcune considerazioni generali sulle sfide e sulle priorità che, sul fronte clima, dovranno essere affrontate non solo a livello globale e nazionale.

Il 2009, infatti, possiamo definirlo l’anno cruciale per il Pianeta. Durante quest’anno si capirà se i Governi hanno finalmente intenzione di mettere al primo posto dell’Agenda Politica gli interventi per contrastare i cambiamenti climatici. Entro la fine dell’anno, la comunità internazionale dovrà raggiungere un accordo definitivo sul post 2012, il trattato che sancirà i nuovi obiettivi per la riduzione dei gas a effetto serra dopo la scadenza, appunto nel 2012, del Protocollo di Kyoto.

Una scelta che deve essere ambiziosa ma che soprattutto è obbligata. Il protocollo di Kyoto è infatti solo un piccolo timido passo in confronto al pericolo di un clima che manifesta cambiamenti ancora più rapidi di quanto previsto. Già dal prossimo anno, al contrario di quanto si prevedeva fino a poco fa, le estati nell’Artico potrebbero essere completamente libere dai ghiacci superficiali e questo non è che uno dei tanti segnali di una situazione in veloce deterioramento.

Nel 2007 l’Ipcc, organo che sotto l’egida dell’Onu raggruppa oltre 2000 scienziati ed esperti dei cambiamenti climatici, ha avvertito i paesi industrializzati che se la temperatura globale dovesse aumentare oltre i 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, le conseguenze per il pianeta possono essere irreversibili. Un punto di non ritorno che può essere tenuto a distanza solamente in un modo: attraverso una riduzione, da parte dei paesi industrializzati, di almeno il 30 per cento dei gas serra entro il 2020.

È questo il principale obiettivo che dovrà sancire il testo da approvare alla conferenza sui cambiamenti climatici prevista per il 2009 a Copenaghen. Ma per arrivarci il percorso è lungo e passa per molte altre tappe. Da Bruxelles, dove si attende l’approvazione del pacchetto dell’Unione europea su energia e clima, a Washington dove il 20 gennaio si insedia ufficialmente la nuova amministrazione americana, quella che ha fatto del clima una priorità, fino all’Italia, che a luglio ospita il prossimo G8. Le opportunità per agire sono molteplici, ma bisogna fare in fretta.

Del resto, nonostante il protocollo di Kyoto i paesi industrializzati continuano ad aumentare le proprie emissioni. Dal 2000 al 2006 i 40 stati che hanno ratificato il protocollo hanno aumentato i gas serra del 2,6 per cento. Segno che al di là delle dichiarazioni di intenti la lotta ai cambiamenti climatici è presa sul serio solo da pochi. Tra questi sicuramente la Germania, che ha capito l’utilità di investire in innovazione e nell’ambiente e ha già ridotto le proprie emissioni già del 18 per cento.

Cronica invece la situazione dell’Italia che oltre ad aumentare le proprie emissioni senza alcuna considerazione dei limiti imposti, con l’attuale governo di centro destra sta usando ogni mezzo per sabotare il processo negoziale sul clima, a cominciare dal pacchetto energia europeo, proponendo inoltre, un pericoloso ed inutile ritorno al nucleare.

Ma sulla scena internazionale rischia di rimanere sempre più isolato. Da Barroso, a Obama, alla stessa Cina, in molti hanno capito che investendo in rinnovabili, efficienza energetica e nel taglio delle emissioni si possono ottenere enormi benefici economici oltre che ambientali. Lo scorso novembre oltre 130 grandi società di investimento, con un portafoglio complessivo pari al 10 per cento del PIL globale, hanno esortato i paesi industrializzati ad approvare un accordo vincolante per tagliare i gas a effetto serra. Se non si interviene rapidamente, hanno sottolineato, gli impatti sull’economia saranno di gran lunga superiori a quelli di qualsiasi crisi finanziaria.

Di fronte a questi scenari, che da un lato vedono la comunità scientifica ormai unanimemente convinta dell’assoluta necessità di fermare la crisi climatica, e dall’altro un sostanziale ritardo della politica e delle istituzioni nell’assumere impegni concreti ed efficaci per ridurre la febbre del pianeta, noi come cittadini, possiamo svolgere un ruolo fondamentale e capace di far invertire la rotta.

Infatti, basterebbe che ognuno di noi, a partire dalle proprie abitudini, cominciasse ad attuare la strategia europea del 20-20-20 (cioè raggiungere entro il 2020 la riduzione del 20% delle emissioni di CO2, l’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili del 20% e raggiungere il 20% di efficienza energetica). In realtà se tale impegno può sembrare assurdo e non raggiungibile da singoli cittadini , risulta assolutamente concreto e perseguibile.

Alcuni esempi: cambiare le lampadine di casa con quelle ad alta efficienza, utilizzare elettrodomestici di classe A, evitare di prendere l’automobile se non quando è strettamente necessario, spegnere lo stand-by del televisore e degli altri elettrodomestici, installare pannelli fotovoltaici o per il solare termico, fare la raccolta differenziata, piantare un albero all’anno, bere acqua di rubinetto… (l’elenco potrebbe continuare). È evidente che si tratta di abitudini concrete e non impossibili. Sono cose che possiamo e anzi dobbiamo fare tutti, per cui non ci possono essere più giustificazioni. Cambiare il nostro stile di vita è possibile.

Tuttavia è evidente che l’impegno dei singoli è necessario ma in qualche modo deve essere sostenuto, incentivato anche dai Comuni. I Comuni infatti, possono giocare un ruolo importante nella partita del raggiungimento del 20-20-20 adottando politiche concrete ed efficaci che vadano proprio in quella direzione.

Per esempio: pensare ad una pianificazione urbanistica che abbia come obiettivo principale il risparmio del suolo da destinare all’edilizia ed agli insediamenti industriali; investire in fonti rinnovabili attraverso due azioni principali: 1. Solarizzare tutti gli edifici pubblici; 2. Incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili per imprese e cittadini attraverso la previsione anche di incentivi di natura fiscale; aumentare il trasporto pubblico attraverso anche campagne di informazione e di sensibilizzazione al corretto utilizzo dell’automobile; incentivare l’utilizzo della bicicletta aumentando le postazioni di parcheggio dedicate; aumentare le zone a traffico limitato; aumentare la raccolta differenziata.

Quest’ultima, infatti, consente una riduzione notevole della CO2 oltre che ridurre la quantità di rifiuti in discarica, e più materiali che vengono riciclati con un consistente risparmio di energia (per esempio per produrre alluminio da alluminio riciclato si risparmia il 95% di energia). Anche per i Comuni sono azioni possibili.

Durante questo nuovo anno che è appena iniziato proviamo tutti insieme a cambiare il nostro stile di vita. Buon anno a tutti!