Alla scoperta degli “Acquisti Verdi”

L’obiettivo principale del GPP è quello di favorire l’integrazione degli aspetti ambientali nei processi di acquisto.

Aldo Fusaro Raggio verde
Corato - venerdì 22 febbraio 2008
Alla scoperta degli “Acquisti Verdi”
Alla scoperta degli “Acquisti Verdi” © n.c.

Dopo la parentesi legata alla vicenda dell’elettrodotto di via Massarenti/via Prenestina torno al tema della rubrica. Tuttavia, questa volta non farò riferimento ai comportamenti dei cittadini ma bensì cercherò di analizzare il comportamento delle Pubbliche Amministrazioni.

Quanti sanno cosa sono gli “Acquisti Verdi” o Green Public Procurement (GPP)?

La definizione ufficiale della Commissione Europea è la seguente: «Il GPP è l'approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull'ambiente lungo l'intero ciclo di vita».

Il Green Public Procurement (GPP) meglio conosciuto come "acquisti verdi", è in pratica uno degli strumenti a disposizione della Pubblica Amministrazione (Regioni, Province, Comuni, Scuole e Università, Ospedali, Enti Parco e Comunità Montane, ecc.) per riconvertire gli acquisti, il che vuol dire che la spesa pubblica è attenta al risparmio energetico, servizi di trasporto a basse emissioni, recupero delle materie attraverso l’acquisto di prodotti riciclati e riduzione della produzione di rifiuti, ma anche introduzione di criteri ecologici nelle procedure di gara e cibi biologici nelle mense.

L’obiettivo principale del GPP è quello di favorire l’integrazione degli aspetti ambientali nei processi di acquisto basandosi su una visione d’insieme di tutto il ciclo di vita di un prodotto, prendendo in considerazione non solo gli aspetti legati alla produzione, ma anche quelli legati all’utilizzo e allo smaltimento del prodotto, valutandone i costi effettivi sulla collettività.

Il settore degli approvvigionamenti pubblici rappresenta mediamente il 12% del PIL dell'UE, ma raggiunge il 17% in Italia con picchi del 19% in alcuni Stati membri come la Francia: queste cifre mettono in evidenza la grande importanza quantitativa del settore. Pertanto, l’applicazione degli “acquisti verdi” su vasta scala quindi potrebbe a modificare i comportamenti d’acquisto di soggetti che comprano beni e servizi per circa 1/5 del totale nazionale, con conseguenze positive sulla riduzione degli impatti ambientali.

La normativa in questo settore come molto spesso succede, è molto avanzata.
Innanzitutto esistono una serie di Direttive e linee Guida comunitarie che spingono in questa direzione, poi c’è la legislazione nazionale che con la Strategia di Azione Ambientale approvata dal CIPE il 2/08/2002 per la realizzazione di uno sviluppo durevole e sostenibile, fissava due obiettivi per la Pubblica Amministrazione da raggiungere entro il 2006: almeno il 30% dei beni doveva rispondere a specifici requisiti ecologici e il 30-40% del parco dei beni durevoli doveva essere a ridotto consumo energetico.

Esistono inoltre degli obblighi normativi introdotti dal D.M. 203/2003 che impongono a tutti gli Enti Pubblici e alle società a prevalente capitale pubblico di acquistare almeno il 30% di prodotti in materiale riciclato post consumo. A queste norme si affiancano le recenti Direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE, recepite in Italia con il D.Lgs. 12 Aprile 2006 n. 163 (c.d. Codice De Lise): nel decreto sono contenute le modalità attraverso le quali la pubblica amministrazione può determinare, in maniera giuridicamente corretta, i criteri ambientali per l’acquisto di beni e servizi. Inoltre, l’art. 162 comma 1 della Legge Finanziara del 2007 al fine della razionalizzazione e del contenimento della spesa pubblica prevede la stesura di un “Piano d’azione nazionale sugli Acquisti verdi”.

Da ultimo, ma non per importanza, è intervenuta la normativa della Regione Puglia del 1 agosto 2006 n. 23 che ha introdotto anche a livello regionale una spinta forte verso l’acquisto ecologico e sostenibile da parte delle pubbliche amministrazioni.

È evidente quindi che esiste una spinta forte e decisa in questa normativa ma purtroppo il dato sui comuni che adottano un piano di GPP è solo del 2,2% (fonte Rapporto sul Green Public Procurement di Legambiente del Maggio del 2007) il che fa intendere quanto siano in ritardo le nostre Pubbliche Amministrazioni.

A questo punto la considerazione da fare è molto semplice, se è vero che i cittadini devono sentirsi sempre di più protagonisti nella gestione e nel rispetto del territorio e dell’ambiente, è altrettanto vero che la stessa cosa devono fare le Pubbliche Amministrazioni che devono loro stesse adottare strumenti necessari ed idonei che, pur riguardando la loro organizzazione interna, sono in grado di determinare un cambiamento nel modo di produrre e di consumare. In effetti, la straordinaria importanza degli acquisti verdi sta nel chiedere alle Pubbliche amministrazioni di intervenire all’interno dei propri processi di gestione e di funzionamento al fine di rendere, anche relativamente a tali ambiti, la sostenibilità ambientale una scelta consapevole, nell’ottica del risparmio energetico, della riduzione di rifiuti e in ultima analisi della contrazione della Spesa pubblica.

Non so quanto stiano facendo le nostre Pubbliche amministrazioni (Comune, Scuole ecc.) a riguardo, tuttavia mi permetto di suggerire loro che, in una fase dove la questione energetica e quella dei rifiuti sono ormai le due priorità assolute della nostra società, forse sia arrivato il momento di fare di più.

Altri articoli
Gli articoli più letti