Dialogo VII

Il 23 dicembre 1995 è l’ultima volta che dirigo un concerto nella mia città natale.

Domenico Molinini Dialoghi musicali & dintorni
Corato - venerdì 18 maggio 2007
Dialogo VII
Dialogo VII © n.c.
Il 23 dicembre 1995 è l’ultima volta che dirigo un concerto nella mia città natale.

Da allora, a dimostrazione che la democrazia e la cultura, spesso e purtroppo, sono solo un collutorio utile per compiere esercizi di ginnastica orale, è confermato (come scrivo nel n.5/215 de “Lo Stradone” del maggio 1997) il teorema (probabilmente studiato a tavolino) di tagliare dal circuito culturale coratino l’Orchestra e Coro Civico di Corato, e ancor più il sottoscritto. Ma, in quel momento, non posso saperlo, né immaginarlo.

Il 1996, infatti, inizia sotto buoni auspici.

A gennaio partecipo ad un accurato sopralluogo presso il Teatro Comunale cittadino (l’indagine dura alcune ore e ha il suo epilogo a sera, presso l’Ufficio Tecnico Comunale).

Sono presenti numerosi amministratori, dirigenti, tecnici e collaboratori dell’Ufficio Tecnico Comunale e diversi componenti del Corpo dei Vigili Urbani, i quali con l’ausilio di potenti lampade portatili ci aiutano a visitare l’intero edificio, in maniera capillare, anche nei suoi luoghi e spazi più reconditi.

Nel corso del sopralluogo scopro che nel preesistente progetto di ristrutturazione sono stati ignorati aspetti primari ed essenziali della fisiologia strutturale di un teatro.

Non è stata, ad esempio, prevista la sistemazione del sotto palcoscenico. Manca, quindi, del tutto il golfo mistico, ossia la buca dell’orchestra. Spiego come sia indispensabile prevedere sotto il palcoscenico una parte fissa, situata a circa 3 metri di profondità, che si aggetti, per alcuni metri oltre il palcoscenico, verso la platea.

Faccio notare che privo del golfo mistico il teatro non è abilitato ad una delle sue precipue funzioni: la rappresentazione dell’opera lirica.

Quindi, indico la necessità che il settore scoperto della buca, tra proscenio e platea, sia dotato di un piano mobile, regolabile a diversi livelli di altezza, a seconda delle esigenze di scena, fino a raggiungere il livello del palcoscenico, per i concerti sinfonici e per gli allestimenti degli spettacoli di prosa.

La platea, di conseguenza, perde qualche fila, ma con i recuperi che propongo ed ottengo siano realizzati in galleria, il teatro raggiunge ugualmente una capienza di oltre 900 posti.

I miei interventi, dapprima accolti con perplessità, poiché critici sul preesistente progetto, a poco a poco convincono i componenti dell’Ufficio Tecnico, dai quali infine ottengo piena ed entusiastica approvazione.

Ricordo ancora la grande curiosità e l’interesse suscitati dalla denominazione e dalle ragioni per cui la buca dell’orchestra è definita “golfo mistico”, quando riferisco la teoria di Richard Wagner, per il quale è di vitale importanza l’accorgimento di porre l’orchestra sotto il palcoscenico, poiché, grazie a quell’isolamento, si ottiene che il pubblico si concentri sul dramma in atto, senza essere distratto dalla gestualità del direttore e dei professori e, inoltre, si riequilibra il volume sonoro tra i cantanti e l’orchestra.

Un altro aspetto che ottengo sia preso in considerazione è quello che ad entrambi i lati della buca dell’orchestra siano previsti servizi igienici, estremamente funzionali, facilmente raggiungibili e, naturalmente, perfettamente isolati dal punto di vista acustico (secondo il precedente progetto i servizi igienici sono previsti al terzo piano, senza distinzione alcuna tra pubblico e artisti operanti in zona palcoscenico). Ad un professore d’orchestra bastano alcune decine di battute di pausa per poter abbandonare tranquillamente il proprio leggio e tornarvi a tempo!

Ottengo sia presa in considerazione anche la possibilità di passaggio, tramite porte ad hoc, tra la platea e gli ambienti contigui al palcoscenico.

Eccetera, eccetera, eccetera.

È buio quando il sopralluogo termina. Ma i suoi frutti sono la decisione che l’Ufficio Tecnico si accinge alla capillare revisione del progetto, secondo le indicazioni che ho fornito e che mi propongo di perfezionare nel periodo del mese successivo. Così, difatti, avviene a seguito di una mia attenta verifica, compiuta dal vivo all’interno di diversi teatri.

Nel contempo, consulto le direzioni artistiche e amministrative di decine di teatri, in particolare nel Nord Italia, per poter riferire all’amministrazione sulle varie tipologie di gestione teatrale rilevabili in Italia.

È il caso di evidenziare che faccio tutto quanto a titolo gratuito.

A conclusione dei miei interventi, insisto con la civica amministrazione perché faccia presto la sua parte, sia avviando i lavori di ristrutturazione del Teatro, sia tracciando preventivamente un concreto disegno progettuale sulla vita “teatrale” del teatro.

La ragione per cui do fretta non è dettata dalla fregola di giocare a fare il direttore artistico (come può paventare qualche brillante esponente della migliore cialtroneria), ma dalla consapevolezza che ristrutturare un teatro può significare (e spesso purtroppo s’è visto quanto e come) confezionare una bomboniera e accorgersi solo in seguito che non ci sono i confetti per riempirla.

Un mio collega, nel corso di un acceso consesso accademico, ha affermato che Napoleone, interrogato su come vincere una guerra, avrebbe, pressappoco risposto che “…per vincere una guerra occorrono tre cose: argent, argent, argent…”.

Di questo aneddoto non ho accertato la veridicità, mi sembra, tuttavia, valido per significare l’incidenza degli oneri di manutenzione di un teatro, che questo rimanga chiuso ed inattivo, o che, auspicabilmente, risulti vivo ed operante. Proprio per tale consapevolezza mi trovo spesso a ripetere che, al giorno d’oggi, se si voglia che un teatro funzioni come tale, esso debba primariamente funzionare come cinematografo.

Solo così potrà godere di una certa stabilità amministrativa sul piano economico, che permetta di organizzare, secondo un serio disegno progettuale, una serie di “serie” stagioni di prosa, lirica, cameristica, sinfonica e ancora tutto quanto si fa nei teatri veri “dentro”, oltre che fuori.

Queste cose le dico molto prima che la nostra amena città, all’epoca rimastone senza, abbia delle nuove sale cinematografiche. Ritengo, infatti, preferibile che siano altri a fare concorrenza al teatro nella funzione di cinematografo, battendoli sul tempo.

Intanto, come vedremo in seguito, durante la calda estate del 1996, avviene la rottura tra il sottoscritto e la civica amministrazione. Da allora resto a confino. Della mia professionalità ed esperienza le varie civiche amministrazioni succedutesi mostrano di non volersi minimamente avvalere e fanno di tutto per ignorare i miei successi artistici e professionali, anche quando toccano ambiti e livelli nazionali ed internazionali.

Alla fine, e questo è un gran bene, Corato si arricchisce di sale cinematografiche, efficienti e moderne.

L’edificio del teatro, dal canto suo, deve attendere l’anno di grazia 2007 per vedersi transennato ed in odore di restauro.