Dialogo III

Talvolta accade che, incomprensibilmente, le copiose messi, frutto di un’accorta semina, non siano raccolte, ed il grano resti a marcire sulle spighe.

Domenico Molinini Dialoghi musicali & dintorni
Corato - venerdì 26 gennaio 2007
Dialogo III
Dialogo III © n.c.
Talvolta accade che, incomprensibilmente, le copiose messi, frutto di un’accorta semina, non siano raccolte, ed il grano resti a marcire sulle spighe.

Similmente, nel corso della mia esistenza, ho dovuto amaramente constatare l’esistenza d’individui che, alieni dal duro lavoro di chi coltiva ed è premiato dal rigoglio dei propri campi, si sentono a proprio agio solo se possono far sì che i frutti delle opere altrui restino a marcire sulle piante.

Tuttavia i frutti non raccolti, cadendo dai rami, vanno a fertilizzare la terra e partecipano lo stesso agli immutabili cicli disegnati dalla Natura, così come le opere degne degli uomini oltrepassano la pochezza di cui spesso taluni fanno sfoggio con le loro macchinazioni. Tale consapevolezza rafforza il mio giudizio sull’inutilità di trattare i fatti ed indagare sui soggetti responsabili del mio primo congelamento dei rapporti con Corato (durato dal 1985 al 1989), evitando di sprecare il prezioso spazio di questa rubrica.

Del resto, come avrò modo di scrivere nei dialoghi successivi, anche adesso i miei rapporti con Corato sono congelati.

A tal riguardo, e a scanso d’equivoci, è bene che gli autori delle mie “pause coratine” sappiano che esse non hanno assolutamente l’effetto che si vorrebbe ottenere nel propinarmele. Non le vivo, quindi, a mo’ di soggiorni obbligati durante i quali indugiare in ozi di capuana memoria. Le mie molteplici attività, dovute ad interessi poliedrici, pertanto, non si fermano, bensì, più semplicemente, cambia il verso della loro direzione e, alla fine, se c’è un danno, è quello che (perdonate la presunzione) subisce la comunità (in questo caso coratina) a causa del mio confino.

Non operare per Corato, inoltre, non significa avere perso parenti, amici, conoscenti ed estimatori. Difatti, sia allora, che adesso, in tanti chiedono il perché della mia assenza dalle scene coratine (da taluni fraintesa per volontà di non volersi porre a disposizione della propria città).

Ma, per tornare al mio racconto, vi dico che, durante la precedente congiuntura, a furia di insistere, un gruppo di amici e conoscenti riesce a convincermi che i tempi (è il 1989) siano maturi per riprendere il dialogo con Corato.

Decido, quindi, di formare un coro. Per farlo chiedo e ottengo l’ospitalità di diverse parrocchie, presso le quali convoco tutti quelli che pensano di essere interessati a divenire potenziali cantori, per fare una prima loro conoscenza.
Terminata la fase di consultazioni, il numero degli aspiranti che partecipano al primo incontro di studio supera le cento unità. Il numero può sembrare elevato, mentre è solo sufficiente per iniziare. Il mio obiettivo, infatti, è di portare il coro a livelli di professionalità, ragione per cui alle difficoltà del percorso formativo si aggiunge la necessità di frequentare le numerose lezioni infrasettimanali e le attività correlate, fattori che, fin da subito, determinano il continuo calo fisiologico del numero iniziale dei partecipanti.

Il “regime” a cui sottopongo quelli che resistono è duro. In compenso, persone che nemmeno si conoscono tra loro iniziano a socializzare, poiché la coralità, nasce dall’innata tendenza e dal bisogno che l’uomo ha di
socializzare, e il canto corale è una disciplina di alto valore etico e formativo, vuoi per la funzione aggregante che svolge, agendo come forza educativa alla socialità, vuoi perché insegna a concorrere, democraticamente, verso la realizzazione di comuni obiettivi.

Ognuno, quindi, giorno dopo giorno, acquista consapevolezza della propria vocalità (che significa coscienza sempre più piena del “cantare”, esercizio fonatorio che non va confuso con il gridare) e nuova sensibilità musicale (che significa ampliamento delle capacità di fruire di linguaggi musicali diversi ed affinamento delle capacità percettive).

Chiarisco subito che la locuzione “giorno dopo giorno” va intesa alla lettera: fatto salvo l’assolvimento dei miei impegni istituzionali, infatti, mi dedico alla formazione dei coristi quotidianamente. È solo in tal modo che nel corso di un anno giungo a formare un coro, il Coro Civico di Corato, che giunge al suo battesimo con il pubblico durante le festività natalizie del 1990.