Interludio natalizio

Sono legatissimo al Natale e all’Avvento, il magico periodo che lo prepara...

Domenico Molinini Dialoghi musicali & dintorni
Corato - venerdì 22 dicembre 2006
Interludio natalizio
Interludio natalizio © n.c.
Sono legatissimo al Natale e all’Avvento, il magico periodo che lo prepara. Purtroppo, anno dopo anno, man mano che il tempo è scorso, il senso di intima e fantastica letizia con cui da ragazzino vivevo quel periodo, è stato sostituito dalla amara consapevolezza di tutto quanto di sbagliato quotidianamente accade, richiamandoci alla cruda, aspra e dissacrante realtà, cui siamo ormai avvezzi.

Tuttavia, in questa età del ferro, la Musica è ancora capace di riportarmi all’atmosfera del periodo natalizio, e allora torno con la memoria al tempo trascorso, e, come spezzoni di un film, alcuni più vividi, altri più offuscati, affiorano e si affollano nella mente i ricordi: visi, voci, luoghi, suoni.

Nei miei ricordi di ragazzino, alla fine degli anni ’50, i Natali sono più freddi. Sentivamo di più il freddo. Forse accadeva perché le stagioni facevano meno le bizze, comportandosi più coerentemente, oppure, com’è più probabile, poiché erano poche le case in qualche modo completamente riscaldate, e pochissime quelle che potevano permettersi addirittura i termosifoni.

Nella maggior parte delle case per riscaldarsi si accendevano i carboni nel braciere, attorno al quale ci si sedeva, e dove talvolta si faceva ardere la buccia di un mandarino: produceva un gradevole profumo, che oggi, quando faccio ardere le bucce dei mandarini nel focolare, evoca in me un’ondata di ricordi e di nostalgia.

Sentivamo di più il freddo, ma quanto ci riscaldava la presenza di Quelli che, nel tempo, ad uno ad uno, sono andati via, lasciando vacanti i Loro posti a tavola, e scavando infiniti solchi nel nostro cuore. Corato in quegli anni non era granché illuminata. Per questo le vetrine dei negozi, specie di quei pochi e modesti situati in periferia, risaltavano ancor più.

Ricordo che nell’Edicola, la cartolibreria posta a metà di via Ruvo, si allestiva un grande Presepe. Se non entravamo per fare qualche acquisto (la carta per dare forma al paesaggio, o quella per il cielo stellato, o qualche personaggio del nostro Presepe) restavamo fuori, intirizziti, con il naso schiacciato sui vetri, a guardare le lucine calde e ammiccanti nelle casettine, poste lungo le viuzze che portavano alla Grotta.

Per le strade del paese, già prima che albeggiasse, giravano i garzoni dei fornai a richiamare a gran voce. Nessuno aveva il forno elettrico, ma quasi tutti, oltre che il pane quotidiano, preparavano taralli, focacce e dolci (in particolare a base di mandorle) e le strade durante quei giorni erano piene dei loro profumi e della loro promessa.

La musica di quei Natali è, per me, legata essenzialmente alla radio. La mattina molto presto, andava in onda un corso di lingue straniere, durante il quale, all’approssimarsi delle festività, erano trasmessi canti corali natalizi di tutto il mondo. Le trasmissioni non erano ancora in modulazione di frequenza, e l’audio, per quella sorta di fluttuazione altalenante, caratteristica delle onde corte, medie e lunghe, pareva giungere da spazi lontani e aerei, con il risultato di rendere quella musica ancora più suggestiva. È stato allora che, crogiolandomi ancora sotto le coperte, ho ascoltato e imparato i canti che, tanti anni dopo, ho elaborato, arrangiato ed orchestrato.

È la fine degli anni ’80 e, a Natale, nella Basilica di Assisi, Monsignor Pablo Colino, direttore musicale della Cappella Giulia, dirige un concerto il cui programma è costituito da celebri canti natalizi, da lui elaborati, arrangiati ed orchestrati. Decido subito che dirigerò quelle musiche. Trascorro un’intera giornata a casa di Monsignor Colino (a pochi passi dalla Basilica di San Pietro) a scegliere, mettere in ordine, fotocopiare e rimettere in ordine una montagna di spartiti. Sono quelle musiche a costituire il programma del concerto di Natale che dirigo nel 1990.

Come sempre, tuttavia, devo fare i conti con il demone creativo che mi anima: mentre insegno le parti musicali al coro (il Coro Civico di Corato, del quale parlerò diffusamente nei miei prossimi dialoghi), inizio a concepire diverse soluzioni melodiche, armoniche, e orchestrali, che costituiscono le fondamenta di una mia raccolta di canti natalizi per coro e orchestra, su cui lavoro per tutto il 1991.

Nel frattempo, con l’organico legalmente costituito come Orchestra e Coro Civico di Corato, durante l’estate dirigo concerti in diverse città pugliesi e lucane, raccogliendo successi e inviti per le successive festività natalizie. A dicembre la prima, delle “infinite” versioni di Canto di Natale che seguiranno, è pronta. Il Natale ’91 è segnato da otto concerti dell’Orchestra e Coro Civico di Corato.

Due di questi (il secondo per via del successo ottenuto dal primo) avvengono nella Cattedrale di Trani (primi di una lunga serie). La chicca, tuttavia, è rappresentata dal Concerto di Natale del 24 dicembre, che si tiene nella Chiesa Matrice di Corato. Così com’è avvenuto (con il Coro Civico) l’anno precedente, nella stessa data e nello stesso luogo, l’esecuzione è mattutina, ma non si tratta di una qualsiasi matinée, visto che il concerto (in una chiesa che definire gremita è poco) si esegue prima dell’alba: alle 4,30.

Nel corso dei prossimi Dialoghi, tornerò a parlare dei concerti natalizi: la composizione di musica per Natale ha avuto (basti pensare all’incisione discografica che l’Orchestra e Coro Civico di Corato ha realizzato per le Edizioni Paoline, tra il dicembre 1993 e gli inizi del 1994) e continua ad avere un posto importante nella mia attività. Inoltre, mio figlio Antonio, anch’egli musicista, ha fatto propria, e moltiplicata, la passione per il Natale, scrivendo anche suoi arrangiamenti.

Le registrazioni che accompagnano questo interludio natalizio sono state realizzate dal vivo. Il video, un mio concerto prodotto da Telenorba, e trasmesso dalla cattedrale di Trani, è costituito da frammenti di musiche mie. I brani audio, invece, miei e di Antonio, sono stati registrati durante una serie di concerti che ho diretto con l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, nei quali, con il coro e l’orchestra, cantano quattro cantanti solisti, dei quali il tenore è Aldo Caputo (del mio sodalizio con il quale parlerò diffusamente in seguito).

In questo caso l’audio è penalizzato dalla disposizione errata dei microfoni, e dalla loro bassa qualità (secondo me dispettosi, visto che “arbitrariamente”, gli esperti dicono che vanno in protezione, decidono di abbassare o innalzare i livelli di intensità sonora a loro piacimento, in barba alle dinamiche effettive dell’esecuzione musicale).

Il brano della prima traccia (min.6:28) è «Let it snow», in un arrangiamento di mio figlio Antonio. L’arrangiamento del brano successivo «Noël» (traccia n. 2 min. 6:07) è mio. Idem per il terzo «Notte silente» (traccia n. 3 min. 8:36), che è la mia ultima versione di «Stille Nacht».

Quindi segue (traccia n. 4 min. 8:32) l’ultima delle tante versioni che ho scritto di «Tu scendi dalle stelle». Il brano questa volta si conclude con una evocazione tutta classica napoletana, per cui l’ho ribattezzato «Ninna nanna tammurriata».

Il quinto brano (traccia n. 5 min. 2:42) è anch’esso la mia ultima versione di «Joy to the world» che ho chiamato «The Lord is come». Il brano della traccia n. 6 (min. 5:20) è «Jingle bell rock». L’arrangiamento è di Antonio, che durante quel concerto è in orchestra, al pianoforte. La traccia n. 7 (min. 7:27) è la mia ultima versione di «White Christmas», brano che mi piace utilizzare quale pezzo di chiusura dei miei concerti.

Con questo ascolto auguro a tutti Buon Natale.