Se si potesse guardare oltre...

Amava guardare l’orizzonte, amava fermarsi ad osservare il volo dei gabbiani, e quelle nuvole, sempre diverse, ne rimaneva incantata.

Patrizia De Leonardis Il compagno di viaggio
Corato - venerdì 18 maggio 2007
Se si potesse guardare oltre...
Se si potesse guardare oltre... © n.c.
Amava guardare l’orizzonte, amava fermarsi ad osservare il volo dei gabbiani, e quelle nuvole, sempre diverse, ne rimaneva incantata.

Ascoltava il rumore del mare, e il momento che preferiva era quello del crepuscolo dove tutto sembrava andare “a capo”, tutto sembrava fermarsi, tutto “era rimandato” quasi per incanto.

Era il momento in cui poteva rimanere sola con se stessa e, per niente al mondo, avrebbe rinunciato al profumo di quel mare. Era il momento dei ricordi, era il momento in cui “quel cuore”...

Non era passato molto tempo da quando aveva deciso di andare via qualche giorno. Aveva bisogno di mettere un pò di cose in ordine, aveva bisogno di ritrovarsi, aveva bisogno di fare un pò di ordine negli affetti, cercare di capire qualcosa o, forse, sapeva che non avrebbe capito....

Quella vecchia casa sulla scogliera l’aveva accolta silenziosamente tante volte, e quel vecchio faro ormai dismesso per lei era un segno, significava guardare sempre più lontano con forza e determinazione.

Qualche dubbio da sciogliere, un incontro tra amiche, un weekend con le sue sorelle, le sue bambine che avevano bisogno dell’aria del mare, questo aveva visto quella vecchia casa e, ancora, ultimamente negli anni, l’aveva vista andare a rifugiarsi da sola, non aveva mai avuto paura della solitudine lei sosteneva che l’aiutava, dopo tornava a casa più forte.

Sapeva che quel posto era magico e, sapeva che, anche questa volta, quel posto non l’avrebbe delusa. La vita l’aveva abituata a non avere risposte sempre giuste, spesso esitava, non tutto le era sempre “filato dritto”.

Non aveva l’abitudine di fare inutili moralismi, i suoi genitori le avevano donato la capacità di intrecciare rapporti con persone diverse per ceto, cultura, religione e si sentiva privilegiata per questo, aveva grande rispetto dell’altro.

Sapeva anche che i “suoi rapporti” erano al sicuro, l’uomo che amava e da cui era felicemente riamata le era sempre vicino, i suoi figli l’amavano e le erano grati per l’amore che aveva loro donato.

Ma qualcosa quella mattina era stato diverso dal solito, il telefono squillò e quello squillo già le sembrò diverso. Una voce familiare pronunciò il suo nome e lei riconobbe in quella voce suo fratello. C’era qualcosa in quella voce che invece non le era familiare, era abituata a sentirlo sempre vivace, solare, pieno di vita, quella mattina, quella voce, era diversa.

“Ti devo parlare, credo di non poterne più fare a meno, ti va di pranzare insieme?”

Come fare a dire di no a una voce così cupa, dire di no a suo fratello che adorava, qualsiasi cosa le avrebbe chiesto lei l’avrebbe fatta.

Mangiarono qualcosa uno di fronte all’altra in un bistrò affacciati sulla strada, dietro una grande vetrata, uno incurvato verso l’altro. Chi li vedeva da fuori immaginava quante cose in quel momento si stavano raccontando.......

Fu un fiume, un fiume in piena, furono parole, tante parole e finalmente aprendo le braccia e fermandole sul tavolo, suo fratello tacque.

Rimase attonita, già, a questo lei non aveva mai pensato, ma si, forse, qualcosa, quegli amici che giravano sempre per casa, quelle complicità, adesso che ci pensava forse avrebbe potuto accorgersi di qualcosa...

Erano cinque anni che suo fratello viveva con un compagno, e ora aveva deciso di dirgli tutto non poteva più nascondere...
In quel momento le stava chiedendo aiuto, voleva con lei, trovare una soluzione, voleva proteggere il suo compagno: la legge non era dalla sua parte...


P.DL.

Sicuramente è uno strano modo quello di scrivere un piccolo racconto per indicare quali compagni di lettura possiamo avere per un argomento di così forte attualità.
Perché questo paese non vuole capire che la realtà è diversa da quella di cui parla?

E’ quello che ci vuol dire “La fine della famiglia. La rivoluzione di cui non ci siamo accorti” di Roberto Volpi edito da Mondatori.

L’autore sostiene che non c’è ombra di dubbio che la famiglia è l’istituzione portante della società, ma è anche vero che le famiglie cosiddette diverse sono tante e sono anche in continuo aumento addirittura un quarto delle famiglie è formato da un solo individuo, quasi un altro quarto da coppie senza figli, e per il resto da una maggioranza di coppie con un unico figlio e da un numero crescente di famiglie con un solo genitore.

Anche davanti ai dati Istat bisogna prendere atto che le cose sono diverse. Forse vale la pena di leggere anche “Chi ha paura della mucca assassina?” di Vladimir Luxuria edito da Bompiani si possono scoprire cose inattese....

Intanto, quando gli italiani prenderanno atto che le cose sono diverse?

“ A sedici anni ho alzato la testa, ho detto addio alla morte, ho deciso di reagire agli sguardi, alle accuse alle risatine, alle gomitatine, alle botte: ho assunto l’ironia come mia arma pacifica...”
Vladimir Luxuria