Fallimento e tfr

Corato - venerdì 12 febbraio 2010
Fallimento e tfr
Fallimento e tfr © n.c.
Gentili Avvocati, sono stato dipendente di un’azienda di falegnameria dal gennaio del 2001 sino al giugno del 2009, mese in cui venivo licenziato a causa della grave crisi economica che ha interessato il suddetto settore.

In seguito al licenziamento il datore di lavoro, però, non provvedeva a versarmi il trattamento di fine rapporto e dopo le mie sollecitazioni affinchè mi fosse corrisposto quanto dovuto, il medesimo mi riferiva che l’azienda era stata dichiarata fallita e che la massa fallimentare risultava priva di beni con i quali poter pagare i debiti contratti dall’azienda stessa.

A questo punto vorrei sapere se ho ancora qualche speranza di poter ottenere le somme maturate a titolo di trattamento di fine o se dovrò rassegnarmi a perderle, in considerazione dell’avvenuto fallimento della società.
Grazie, Mario.


Risponde al quesito, per lo Studio Legale Associato Stolfa - De Benedittis - Martinelli, l'avvocato Marina Della Valle.

Il quesito che ci viene rivolto dal nostro lettore ci permette di analizzare uno specifico organismo di garanzia introdotto nel nostro ordinamento con il preciso intento di garantire ai lavoratori subordinati una tutela minima in caso di insolvenza del datore di lavoro.

Si tratta del Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto, istituito con la legge n. 297 del 29 maggio 1982, in attuazione della direttiva CEE 987/80 del 20.10.1980, il quale – sostanzialmente – si sostituisce al datore di lavoro in caso di insolvenza di quest’ultimo per il pagamento del TFR dovuto ai lavoratori dipendenti. A norma del 2° comma dell’art. 2 della predetta legge, infatti, i lavoratori o i loro aventi causa possono ottenere dal fondo di garanzia il pagamento sia dei crediti vantati nei confronti del datore di lavoro a titolo di trattamento di fine rapporto sia delle somme accessorie, previa detrazione di quelle eventualmente già corrisposte. In tal modo il Fondo svolge una duplice funzione, e cioè quella di permettere il pagamento anticipato del trattamento di fine rapporto e soprattutto quella di assicurare, in ogni caso, tale pagamento anche nell’ipotesi di insufficienza dell’attivo.

In particolare, possono chiedere l’intervento di tale Fondo tutti i lavoratori dipendenti da datori di lavoro tenuti al versamento all’Inps del contributo che alimenta la gestione, compresi i lavoratori con la qualifica di apprendista e i dirigenti di aziende industriali. In caso di decesso del lavoratore, inoltre, l’intervento del fondo può essere richiesto dagli “aventi diritto”, da identificare secondo le disposizioni dell’art. 2122 c.c, con preferenza per il coniuge, i figli e, se vivevano a carico del lavoratore, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo.

Con riferimento, invece, ai presupposti e ai termini in base ai quali i lavoratori possono presentare al Fondo di garanzia la richiesta di pagamento, l’art. 2, commi secondo, terzo e quarto della succitata legge distingue a seconda che il datore di lavoro sia sottoposto a una procedura concorsuale ovvero che il medesimo, “non soggetto alle disposizione del R.D. 16 marzo 1942 n. 267”, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro non adempia al pagamento del credito del lavoratore o adempia in misura parziale.

Ci soffermeremo esclusivamente sul primo caso, in quanto attinente al quesito sottopostoci, e relativo al datore di lavoro che sia un imprenditore commerciale soggetto a procedure concorsuale.

In questa ipotesi, pertanto, la legge ha subordinato il pagamento da parte del Fondo di garanzia all’esistenza dei seguenti tre requisiti:
a) avvenuta cessazione del rapporto di lavoro;
b) l’inadempimento del datore di lavoro per l’intero credito inerente al trattamento di fine rapporto o per una sua parte;
c) l’insolvenza del medesimo datore di lavoro.

Tirando le fila del discorso sin qui condotto, nel caso di specie, affinché il lavoratore possa ottenere il pagamento immediato (nel rispetto del termine di 60 giorni dalla domanda previsto dalla legge) del trattamento di fine rapporto da parte del
Fondo di garanzia istituito presso l’Inps deve provare, oltre alla cessazione del rapporto di lavoro e all’inadempimento, in tutto o in parte, posto in essere dal debitore, anche lo stato di insolvenza in cui verte quest’ultimo, dimostrando l’apertura di una procedura fallimentare a carico dell’azienda datrice di lavoro, ovvero di un procedimento di liquidazione coatta amministrativa o del concordato preventivo.

Pertanto, secondo il meccanismo configurato dalla L. 297 del 1982, il dipendente che vanti il diritto al pagamento del trattamento di fine rapporto da parte di un datore di lavoro insolvente soggetto ad una delle procedute innanzi indicate, deve insinuarsi nello stato passivo, eventualmente anche tardivamente, e successivamente – ottenuto il decreto di ammissione allo stato passivo – presentare la domanda di intervento all’Inps.

Tale domanda deve essere presentata dai soggetti interessati alla sede dell’Inps nella cui competenza territoriale l’assicurato ha la propria residenza e corredata dei seguenti documenti:
- dichiarazione del responsabile della procedura concorsuale;
- copia autentica dello stato passivo oppure, in caso di ammissione tardiva, copia autentica del decreto di ammissione tardiva allo stato passivo;
- attestazione della cancelleria del Tribunale che il credito del lavoratore non è stato oggetto di opposizione o impugnazione ai sensi del 2° e 3° comma dell’art. 98 della legge fallimentare.

Per quanto riguarda, invece, la liquidazione del credito vantato dal lavoratore da parte dell’Istituto previdenziale essa dovrà avvenire, come già accennato, nel termine di 60 giorni dalla presentazione della domanda di intervento. In mancanza, il
lavoratore potrà far ricorso al Tribunale competente per ottenere la piena soddisfazione del proprio credito.

Alla luce della disamina sin ora effettuata, possiamo tranquillizzare il nostro lettore il quale non perderà il diritto a vedersi corrisposto il trattamento di fine rapporto maturato nel corso degli anni di lavoro, purchè presenti la relativa domanda al fondo di garanzia presso l’Inps nel termine di cinque anni dalla cessazione del rapporto di lavoro.