Giustizia rapida nelle cause di lavoro

Corato - venerdì 18 dicembre 2009
Giustizia rapida nelle cause di lavoro
Giustizia rapida nelle cause di lavoro © n.c.
Ci scrive un nostro lettore: “sono un impiegato che ha lavorato come precario per oltre due anni per un’azienda coratina lavorando per oltre dieci ore al giorno su sei giorni ma sono stato pagato forfettariamente con 600 euro al mese. Fra TFR, straordinario e differenze retributive penso di aver accumulato un credito di circa 8.000 euro. Come posso fare per avere giustizia rapidamente? Insomma sono preoccupato dai tempi lunghi delle cause di lavoro”.

Per lo Studio Legale Associato Stolfa-De Benedittis-Martinelli risponde la dr.ssa Adriana Stolfa.

In effetti, i tempi delle cause di lavoro, soprattutto dalle nostre parti, finiscono troppo spesso per essere lunghissimi, traducendosi talvolta in un vero e proprio diniego di giustizia… Una causa come quella da lei prospettata, purtroppo, può durare anche tre o quattro anni, se non di più.

Il Decreto Legislativo n. 124 del 2004 ha, tuttavia, creato una via alternativa per ottenere l’adempimento dei crediti di lavoro. Si tratta dell’istituto della diffida accertativa emanata dagli ispettori del Servizio Ispezione (ex Ispettorato del Lavoro) presso la Direzione Provinciale del Lavoro.

La soddisfazione della pretesa creditoria avviene in via non giurisdizionale ma amministrativa, e ciò ancor più velocemente rispetto al procedimento per ingiunzione. Quest’ultimo, infatti, come è noto è utilizzabile solo per i crediti fondati su prova scritta (e non testimoniale); quindi non sarebbe certamente utilizzabile, ad esempio, per ottenere i compensi per lavoro straordinario in quanto la prova dell’orario di lavoro non può essere quasi mai fornita per iscritto. Il decreto ingiuntivo, inoltre, solo raramente viene reso provvisoriamente esecutivo e, con l’opposizione proposta dall’azienda, si trasforma in un normale procedimento a cognizione piena che prende i tempi anzidetti.

La diffida accertativa, invece, può essere utilizzata per qualsiasi tipo di credito di lavoro (quindi anche per ottenere i compensi dello straordinario) e poi, cosa ancor più importante, diventa sempre esecutiva, trascorsi 30 giorni dalla sua notifica con provvedimento del Direttore della Direzione Provinciale del Lavoro.

L’istituto sta ricevendo negli ultimi tempi una più puntuale attuazione grazie anche alle recenti pressioni del Ministero del Lavoro in materia, volte proprio a garantire uno snellimento del contenzioso del lavoro e la subitanea realizzazione dei crediti patrimoniali dei lavoratori.

In primis, quindi, Lei potrebbe inoltrare una richiesta di intervento (denuncia) al Servizio Ispezioni della Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competente (Bari) illustrando tutti i suoi crediti insoluti.

A seguito di tale richiesta, gli ispettori della DPL sono tenuti ad espletare, preliminarmente, tra le parti un tentativo di conciliazione cosiddetta “monocratica” (proprio perché si svolge davanti all’ispettore e non presso un organo collegiale). In una situazione del genere, il suo datore di lavoro sarà fortemente incentivato a definire bonariamente la controversia riconoscendo il suo credito in tutto o in parte, ma in maniera quanto mai tempestiva, evitando così l’ispezione. Dopo il raggiungimento dell’accordo tra le parti, infatti, il procedimento ispettivo si estingue automaticamente e questo consente all’azienda di evitare le eventuali maggiori conseguenze sanzionatorie che potrebbero derivarle anche per irregolarità diverse da quelle da lei denunciate (magari riguardanti altri lavoratori).

Se, invece, l’accordo non viene raggiunto, gli ispettori devono procedere alle indagini volte ad accertare i fatti da lei denunciati e, ove necessario disporranno anche l’accesso sul luogo di lavoro e l’acquisizione di documenti e dichiarazioni testimoniali. Qui entra in gioco l’istituto della diffida accertativa: nel caso in cui i funzionari ispettivi rilevino la fondatezza dei suoi crediti o comunque inosservanze alla disciplina contrattuale da cui derivino crediti di natura patrimoniale del lavoratore, essi procedono a diffidare il datore di lavoro alla corresponsione di tali somme.

Mi sembra che nel suo caso siano senz’altro sussistenti i presupposti richiesti dalla legge per l’emanazione della diffida (in mancanza di accordo col datore di lavoro), perché il suo credito è diretta conseguenza della violazione da parte del suo datore di lavoro delle norme di legge e della contrattazione collettiva in materia di minimi retributivi, tfr e orario di lavoro, per cui gli ispettori potranno ricostruire abbastanza facilmente la sussistenza e l’ammontare del suo credito nei confronti della azienda e diffidarla al pagamento.

Entro 30 gg dalla notifica della diffida, il datore di lavoro potrebbe promuovere un secondo tentativo di conciliazione. In tal caso, ci sarà un nuovo incontro fra le parti e, ove neanche questo tentativo dovesse andare a buon fine, la diffida acquisterebbe “valore di accertamento tecnico con efficacia di titolo esecutivo” avente cioè la stessa efficacia di una sentenza definitiva. Ove il suo datore di lavoro non dovesse ottemperare alla diffida, questa le consentirebbe, come qualsiasi titolo esecutivo, di iniziare immediatamente l’esecuzione forzata (precetto, pignoramento ecc.) per la riscossione del suo credito.

Come vede, è un procedimento che, non soltanto ha una durata di gran lunga inferiore rispetto al giudizio ordinario innanzi al giudice del lavoro, ma fornisce alle parti anche una serie di sbocchi conciliativi rendendo possibile per ben due volte la composizione della controversia prima che la procedura amministrativa sia terminata.
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