A colloquio con Luciano Rutigliano

Finora in questa rubrica ho intervistato persone sconosciute ai più, o quantomeno assenti sugli organi di stampa locali...

Alfredo Ferrara ...Ma il cielo è sempre più blu!
Corato - venerdì 18 maggio 2007
A colloquio con Luciano Rutigliano
A colloquio con Luciano Rutigliano © n.c.
Finora in questa rubrica ho intervistato persone sconosciute ai più, o quantomeno assenti sugli organi di stampa locali. Oggi invece ci rivolgiamo al presidente dell'A.S.D. Corato, discutendo però non delle prestazioni della sua squadra (nell'archivio di CoratoLive.it sono un sacco le sue dichiarazioni a riguardo...), ma della sua scelta di impegnarsi in questo mondo e delle prospettive del suo progetto.

Cominciamo parlando delle esperienze di dirigenza sportiva già presenti nella sua famiglia.
Dopo la vittoria di 23 anni fa, del vecchia US Corato con la gestione Michele De Palo, l’anno dopo con il salto in interregionale ci fu un salto di gestione ed il nuovo presidente fu Michele Rutigliano, mio fratello. E questa gestione sotto di lui è andata avanti 5 anni, e soprattutto i primi quattro, a detta dei più, sono stati anni meravigliosi perché sono stati quattro campionati sempre di vertice, con la squadra che era arrivata lì lì per passare nel professionismo.

Ed in quegli anni li aveva avuto già qualche ruolo?
No, io quell’esperienza l’ho vissuta come semplice spettatore. Chiaramente ho seguito la squadra in maniera un po’ più concreta rispetto ad altre epoche, ma niente di più, ero comunque semplice spettatore. Poi due anni fa c’è stato questo rientro nel mondo dello sport. Ci tengo a specificarlo che io non sono un neofita nel mondo sportivo: dei miei 52 anni di vita circa ne ho passati più di 30 nello sport prima come atleta di pallavolo e poi come dirigente. Prima nella SAI Corato che col passare degli anni è venuta meno ed è nata la Amatori volley, che è andata avanti fino a pochi anni fa. Poi per problemi di lavoro e familiari ho dovuto mettermi un po’ da parte.

E nel mondo del calcio come si è trovato? Tra l’altro il suo ruolo richiede carisma e capacità di prendere le decisioni…
Be’, intanto chi ha fatto da gancio sono state alcune persone che sono le stesse che poi mi affiancano in questa avventura, tutte persone amanti del calcio che erano desiderose di spendere il proprio nome in questa esperienza. Abbiamo cominciato nel migliore dei modi già l’anno scorso prendendo parte ai play-off e siamo usciti senza neanche essere sconfitti con due pareggi, però purtroppo i regolamenti preferivano la squadra che era arrivata terza. Quest’anno siamo stati costretti ad uscire un po’ allo scoperto perché l’intelaiatura della squadra ce l’avevamo già, poi volevamo anche mantenere fede alla promessa di salire in eccellenza nel biennio. È per questo che abbiamo pensato di attrezzare questa formazione con i giusti ritocchi e il risultato ci ha dato ragione.

Si è mai sentito spaesato in questo mondo? Le categorie come quelle in cui milita il Corato sono state da sempre vissute con gran visceralità…
Si, ma questo in tutta sincerità non è stato un fatto nuovo per me, anzi ero anche preparato a questo; addirittura, a livello familiare qualcuno mi aveva invitato a ripensarci perché quella cui andavo incontro, era una realtà infida, particolare, in cui devi fare attenzione ai tuoi stessi tifosi che se una domenica ti hanno esaltato, al primo errore, al primo stop ti additano come una persona incapace, che deve lasciare, andare via. Ero già preparato a tutto questo, sapevo che in realtà andvo incontro ad una esperienza in cui ci sarebbe stato bisogno di plasmare anche lo stesso tifoso.

Io in punta di piedi sostengo che la vittoria conseguita quest’anno è stato frutto anche di un certo modo di comportarci; abbiamo avuto anche il plauso dei nostri avversari, gente che ci ha accolto bene perché sapeva di essere stata accolta benissimo da noi. Noi in società abbiamo sempre sostenuto quest tesi: che cioè tu sei ripagato con la stessa moneta con la quale tu muovi. Tutte le esperienze degli anni passati, le liti, i disordini che possono essersi verificati quando c’erano addirittura delle squalifiche di campo, le invasioni fatte avendo a capo anche qualche dirigente della stessa squadra, è chiaro che dovessero portare a determinati risultati. Noi invece abbiamo sempre cercato di avere un nostro punto fermo a proposito, quando mi sono trovato a parlare con qualcuno io ho sempre sostenuto che l’esempio è molto importante. Tutti i tentativi fatti di intrusione, di invasione da qualche persone che era solita andare al campo per smaltire la sbornia domenicale sono stati isolati a partire dai nominativi stessi.

Una cosa cha ha colpito molti è stata la mole di investimenti che questa cordata di imprenditori che lei guida ha riposto nel calcio, a partire proprio dagli interventi di aggiustamenti del campo sportivo. Come mai tutto questo interessa per il calcio, soprattutto da un punto di vista economico?
Intanto siamo stati anche un po’ costretti a fare tutto quello cha abbiamo fatto per la struttura, perché se vuoi avere pubblico la domenica, devi fare in modo di mettere questo a proprio agio; se non vuoi avere disordini devi fare in modo che la struttura sia adeguata alle normative vigenti; se vuoi avere una certa presenza anche di donne al campo, cosa che noi ci fregiamo di aver ottenuto, sappiamo bene che necessariamente la struttura va attrezzata, soprattutto per il campo di gioco.

Quando abbiamo avuto in consegna il campo con una parziale gestione (noi siamo affidatari del campo sportivo da parte del Comune, ma non totalmente tanto è vero che hanno utilizzato questo campo anche le altre società calcistiche presenti a Corato) noi ci siamo accollati l’onere della custodia di questa struttura, pagando noi il custode per la pulizia, per la custodia stessa, in cambio di questa parziale gestione che quantomeno è servita a contenere il problema. Quando c’è stata la rizollatura del terreno, in questo campionato appena concluso all’inizio del girone di andata, abbiamo più volte detto agli organi comunali che quel lavoro sarebbe stato più opportuno farlo in estate, quando l’attività è ferma, e il risultato sarebbe stato di gran lunga diverso. Però siccome c’erano delle zone sul terreno che andavano completamente rifatte, ci siamo sentiti dire dal Comune “o ne approfittate ora, o siete costretti a portarverlo avanti così com'é il terrreno, almeno per un altro anno”, ci siamo turati un po’ il naso e abbiamo dato il via ai lavori.

Però al di là di questi investimenti forzati ce ne sono stati alcuni voluti, per esempio l’acquisto di un bel parco giocatori, o anche la cura dell’immagine della squadra…
Qui entriamo in un altro discorso. Ci tenevo a precisare che i lavori a cui facevo riferimento prima, li abbiamo caldeggiati noi, ma il tutto è stato fatto di concerto con il Comune, trattandosi appunto di affidamento parziale; la manutenzione straordinaria non poteva essere nostra, e non potrà essere nostra neanche se si arrivasse un giorno ad avere l’affidamento completo della struttura. Per quanto riguarda il discorso prettamente tecnico, è chiaro che quando siamo usciti allo scoperto per quelli che erano i nostri programmi societari, cioè la salita in eccellenza, necessariamente ci siamo dati una mossa, siamo stati costretti a fare delle scelte.

Se ti muovevi all’insegna del contenimento dei costi, correvi il rischio di arrivare si e no nel gruppo delle squadre interessate ai play off, sapendo che i play-off sono sempre un terno al lotto; se invece ti muovi nell’altra direzione, allestendo cioè una squadra di primordine che almeno sulla carta miri a vincerlo il campionato, è chiaro che si deve fare qualche sforzo. Noi siamo sicuri di essere stati molto abili nell’accaparrarci qualche giocatore che faceva molta gola anche ad altre società; ne è la riprova il fatto che già in questi giorni abbiamo verificato (sono stati proprio loro a dircelo, i diretti interessati) che alcuni nostri giocatori sono stati già contattati da altre società.

Possiamo fare qualche nome?
No, è preferibile di no. Posso dire senza tema di smentita che i nomi più altisonanti, con il maggior tasso tecnico della formazione, sono soggetti ad attenzioni da parte di tutte quelle società che già mirano ad allestire una formazione vincente.

Ma resteranno l’anno prossimo?
Siamo convinti di avere già una buona intelaiatura di squadra, siamo convinti che gli innesti da fare sono non più di quattro o cinque al massimo. Ci stiamo già guardando intorno, naturalmente si tenga conto che oggi c’è il secondo turno della finale dei play off tra Castellana e Mola e questo significa in soldoni che pur volendoti muovere in anticipo già qualche domenica fa, qualche giocatore che avevi adocchiato ti poteva dire aspettiamo almeno l’esito dei play-off. Da domani le idee saranno molto più chiare, cominceremo a mettere dei punti fermi e a giocare d’anticipo.

Come mai con il vostro arrivo alla dirigenza del Corato è stato cambiato il nome della società?
Prima di tutto perché i vecchi dirigenti dell’US Corato hanno ceduto il loro titolo al Ruvo due anni fa. Quando noi ci siamo iscritti l’anno scorso, avendo rilevato il titolo sportivo dell’Atletico Trani, che era una società di promozione in via di smantellamento, per regolamento siamo stati costretti a portare avanti quel nome, cambiando solo quello della città (quindi da Atletico Trani è diventata Atletico Corato) con l’aggiunta imposta dai regolamenti federali della sigla ASD, associazione sportiva dilettantistica, imposta ormai per tutte le federazioni a livello di Coni. Quindi siamo stati costretti a cambiare nome. A parte il fatto che avevamo anche la ferma volontà di creare un netto distinguo tra quanto si era verificato con l’US Corato, anche per quanto riguarda la gestione e quanto ci apprestavamo a fare noi.

Vorrei che ora spendesse due parole per il vostro direttore sportivo ed il vostro preparatore Atletico che so che hanno avuto un ruolo importante nel successo di quest’anno.
Si, certo. Per quanto riguarda il preparatore atletico, il professor Italo Sannicandro, è una figura molto molto importante. Intanto è una persona molto valida, squisita, che molte società ci invidiano. Non si dimentichi che è stato lo stesso preparatore che ha portato il Manfredonia dall’eccellenza alla C1.

Lui si è sicuramente rivelato un’ottima scelta ed un punto cardine della nostra gestione: è molto preparato, è molto capace riesce anche ad avere un buon feeling con gli stessi giocatori. Per quanto riguarda il direttore sportivo ufficialmente non ne abbiamo uno, abbiamo un consulente esterno che è rappresentato in questo momento da Antonello Ippedico, che è un ragazzo alle dipendenze del Bari, ma che però ha tanta di quella esperienza e tante di quelle conoscenze a livello di calciatori: avendo a che fare con le giovanili del Bari ne ha visti passare tantissimi pur essendo molto giovane. Sono stati entrambi due figure determinanti per la buona riuscita di questo nostro lavoro.

Lei prima citava il successo di pubblico che il Corato ha registrato negli ultimi anni. Lo sport, d'altronde è una delle poche realtà davvero trasversali socialmente. Questa, in fondo, è una responsabilità per chi lavora in questo settore, o no?
Si, intanto noi andiamo molto fieri di quello che è stato il risultato a livello di pubblico in queste due annate. Non si dimentichi che noi abbiamo iniziato questa avventura in una fascia oraria in cui tantissima gente, specialmente nelle periodo invernale, invece che muoversi da casa, preferisce sdraiarsi sul divano e guardarsi Sky. Quindi se si pensa a questo e se si pensa al fatto che l’entusiasmo a livello locale nei confronti del calcio era arrivato a livello zero, tutto ciò che siamo riusciti a mettere insieme, costituiscono veramente un grossissimo risultato.

Ed è chiaro che noi lo consideriamo doppiamente positivo questo risultato se consideriamo che una grossissima parte della tifoseria locale è solita dedicarsi al basket. Si sa che la pallacanestro coratina è riuscita da sempre a far concentrare su di se una grossa parte del tifo locale. Io lo dico anche da ex-pallavolista. Loro come società sono sempre stati molto più validi e caparbi nel reclutare i tifosi. Ebbene, tutto quello che noi siamo riusciti a mettere insieme in queste due annate sportive ci inorgoglisce perché essere riusciti a rivedere la tribuna metallica completamente zeppa e non solo di tifosi singoli, ma di famiglie: questa è stata anche la conseguenza che donne e ragazzini non pagavano il biglietto però sicuramente abbiamo anche dato dimostrazione alle persone che al campo si può venire tranquillamente ad assistere alla partita.

Come mai nelle altre società vicine, ad esempio il Ruvo, ci sono molti calciatori coratini, ed invece nel Corato sono una minoranza rispetto ai calciatori di altre città?
La motivazione principale è quella che dicevo prima: noi abbiamo rilevato due anni fa questo titolo sportivo di una società di Trani. Se per nostra volontà non avessimo rilevato i vari Fabio D’Introno, Domenico Zaza, Michele Falco (che era tesserato in serie D col Bitonto), avremmo veramente corso il rischio di portare avanti solo e soltanto giocatori non coratini. È chiaro che anche a livello di settore giovanile siamo stati costretti a rilevare insieme al parco giocatori della prima squadra di questa società tranese anche le loro formazioni minori.

Quindi voi ambite a far aumentare il numero dei calciatori coratini nella rosa?
Certo, anzi puoi ritenerlo già ufficiale: nella nostra società entreranno quasi 250 ragazzi suddivisi per fascia d’età ovviamente, che andranno a rimpinguare il nostro settore giovanile, e una grossissima parte di questi giovani atleti è costituita da ragazzi coratini. Questo era sicuramente importante che lo facessimo perché siamo fermamente convinti del fatto che una società non può sopravvivere se non ha alle spalle un settore giovanile organizzato. E noi avremo un supporto anche da Nico Como, che è il responsabile del settore giovanile di San Gerardo e da Massimo Tota della Quadratum. Quindi, queste due società che saranno praticamente due società satellite dell’Asd Corato continueranno a mantenere la propria denominazione ma di fatto i loro atleti avranno noi, la nostra prima squadra come punto di riferimento.

Ultima domanda: per l’anno prossimo che progetti avete con la prima squadra visto che sarete in una serie sicuramente più difficile?
Approfitto dell’occasione per fare una po’ di chiarezza e per sgombrare un po’ il campo da alcune facili illusioni che si sono create un po’ in giro per alcune dichiarazioni fatte in questo senso ma che non erano dichiarazioni che provenivano dalla nostra società. Si è sentito dire spesso in giro in questi ultimi giorni di un’intenzione della nostra società di arrivare quanto prima in C2, il che non può corrispondere al vero. Certo, noi ce lo auguriamo, ma da questo a dire che, essendo appena arrivati in eccellenza, già l’anno prossimo vogliamo vincere il campionato, per poi stravincere quello di serie D veramente ne passa di differenza. Invece le nostre vere intenzioni sono quelle di allestire una formazione che non sfiguri in eccellenza.

Sappiamo già che il campionato di eccellenza molto più duro di quello della promozione, molto spesso ti imbatti in formazioni che non hanno lesinato l’ingaggio di giocatori di serie D o anche di qualcuno della C2 che magari è negli ultimi anni della carriera e anche per motivi familiari può decidere di accettare una categoria di quella tipologia. Quindi non si può non procedere con cautela e con i piedi di piombo, però questo non significa che il campionato che ci apprestiamo a disputare debba essere all’insegna dell’immediata salvezza e basta. Certo, sicuramente con il raggiungimento prima possibile della salvezza, visto che le classifiche si accorciano sempre tantissimo, non è neanche escluso che tu possa anche sperare a qualcosa di più e trovarti inserito nel gruppo delle squadre destinate ai play-off.

In bocca al lupo.

Crepi!