Donne e sindacato con Teresa Loiacono

Mi chiamo Teresa Loiacono, 53 anni, sposata con un figlio, coratina di nascita e di residenza; poi però ho lavorato sempre fuori, praticamente quasi sempre a Bari da oltre 30 anni.

Alfredo Ferrara ...Ma il cielo è sempre più blu!
Corato - venerdì 13 aprile 2007
Donne e sindacato con Teresa Loiacono
Donne e sindacato con Teresa Loiacono © n.c.

Cominciamo con una breve presentazione.
Mi chiamo Teresa Loiacono, 53 anni, sposata con un figlio, coratina di nascita e di residenza; poi però ho lavorato sempre fuori, praticamente quasi sempre a Bari da oltre 30 anni. Attualmente sono segretaria della federazione lavoratori della conoscenza della CGIL (FLC, nrd) e coordino il dipartimento della formazione e ricerca della CGIL Puglia.

Che lavoro facevi prima di assumere questi incarichi nella CGIL?
Ho lavorato sempre e solo nell’ambito della formazione professionale. Anzi proprio da questo tipo di lavoro è venuto fuori il mio impegno nel sindacato. Ho cominciato come attivista e rappresentante aziendale e poi dal 2000 ho rivestito incarichi a livello regionale come responsabile della formazione. L’anno scorso inoltre, sono entrata in segreteria.

Chi ti ha proposto questi incarichi?
La proposta della segreteria è stata il risultato di un congresso che come FLC abbiamo svolto lo scorso anno, quando si è costituito questo nuovo sindacato che ha sostituito, mettendoli insieme, due grossi sindacati: quello della CGIL scuola e quello dello SNUR, sindacato dell’Università e Ricerca. C’è stato un congresso nazionale per la formazione di questo nuovo sindacato che è la federazione dei lavoratori della conoscenza, poi il direttivo regionale alla fine ha eletto il segretario generale che ha nominato la segreteria.

Il sindacato, almeno nel luogo comune, è un luogo di cultura tipicamente maschilista; basti vedere che tra i nomi dei segretari nazionali dei sindacati non c’è mai stata una donna. Come ti senti, da donna, in questo mondo?
Non mi sono trovata male perché stranamente nella CGIL scuola c’è la presenza importante delle donne. Da questo punto di vista è un sindacato particolare: il nostro segretario dice che bisognerebbe fare la parità all’inverso.

Però quello che invece comincia anche nel nostro sindacato ad emergere, perché è stato uno dei punti essenziali di questo congresso, è il ruolo dirigenziale assegnato ad una donna: infatti mentre l’attivismo è costituito da donne, i ruoli dirigenziali, anche storicamente, sono sempre stati assegnati ad uomini. Comunque nella CGIL scuola abbiamo avuto anche delle segretarie generali donne. Attualmente in CGIL Puglia la segreteria è composta da tre donne e il segretario Mimmo Pantaleo. Stiamo puntando sia su queste che sui giovani o quantomeno stiamo cominciando a farlo. Ma ce ne vorrà ancora...

Com'è stato percepito questo cambiamento nel sindacato?
In alcune categorie ci sono delle resistenze. Mentre in alcuni settori è avvertito come una cosa normale, in altri (vedi la FLAI, gli edili o altri) è evidente che il peso delle donne è minimo e sarebbe una questione non di rappresentatività ma di imposizione o di quote da rispettare, che è una cosa da cui io ho sempre preso le distanze.

Che cosa significa occuparsi di formazione nel sindacato?
Dobbiamo prima di tutto distinguere: un sindacato di categoria deve difendere diritti di lavoratori del settore, quindi come FLC ci preoccupiamo della situazione lavorativa dei formatori. Ma andiamo ben oltre: abbiamo una nostra idea sulla formazione professionale e il nostro lavoro è quasi una supplenza al ruolo dei partiti. In Puglia per esempio le cause di rimpasti o di cadute di giunte regionali sono state dovute a mancati accordi tra i partiti sulla spartizione in merito alla formazione. Perché sulla formazione professionale le risorse finanziarie di tipo pubblico sono notevoli…

…è un terreno di conquista?
E’ quello che si dice un terreno di business. Ed il fatto stesso che per lunghi anni e sistematicamente ci sia stata la presenza della magistratura penale è un dato. Magistratura penale che è intervenuta non solo per la gestione affidata ai privati, ma anche e soprattutto a livello di assessori, politici e funzionari. Il caso Silvestri, ultimo, è un caso eclatante, ma prima di lui tanti altri sono stati indagati o arrestati.

E quindi in che modo supplite a questa carenza?
Bisogna partire dal considerare la formazione non come un fatto assestante, ma finalizzarla e collegarla al sistema del lavoro e dello sviluppo del territorio e della regione. Se non si finalizza la formazione al lavoro perché si fa la formazione? Fino ad oggi la si faceva soltanto perché gli enti gestori, che sono soggetti privati, richiedevano fondi pubblici, ricevendoli dalla regione. Per moltissimi anni, oltre un ventennio, la regione erogava direttamente i fondi.

Poi c’è voluto l’intervento dell’Unione europea che ha modificato le norme, introducendo come modalità di erogazione di finanziamenti i bandi pubblici. Qui in Puglia si procedeva solo ed esclusivamente con l’affidamento diretto delle risorse pubbliche. Gli enti gestori per poter gestire attività svolgevano un'indagine di rilevazione dei fabbisogni finalizzata ai propri bisogni. Secondo noi invece la rilevazione dei fabbisogni di formazione è una competenza che spetta unicamente all’ente locale, poi ai soggetti gestori spetta solo il ruolo di svolgere le attività di formazione; la regione deve assumere un ruolo di regia delle politiche formative, facendo una selezione qualitativa dei soggetti gestori. Attualmente questa selezione non c’è, ed il controllo è molto basso. Questo è uno dei punti sui quali questa giunta dovrà subito lavorare, anzi siamo già in ritardo.

Nei confronti dei lavori intellettuale c’è sempre stato del pregiudizio. Tu che rappresenti i lavoratori di questa categoria ti trovi a doverci fare i conti?
Adesso nel sindacato non c’è più questa distinzione almeno in modo così netto; la tendenza è quella di parlare di acquisizione di competenze, collegando il tutto al bisogno di formazione continua, che è un fatto nuovo. Anche il lavoratore già occupato secondo noi ha bisogno di formazione e di continuare l’apprendimento (si parla di apprendimento per tutto l’arco della vita…). Questo fa sì che non sia così netta questa distinzione proprio perché si sta sviluppando molto l’idea di allargare la formazione a tutti i livelli. Per esempio fino a qualche anno in fa Puglia si faceva e si finanziava solo formazione di base, alla formazione professionale andavano i giovani che non intendevano proseguire gli studi.

Quindi la formazione veniva vista e utilizzata come strumento per affrontare il grosso dramma della dispersione scolastica. In Puglia uno dei dati che c’è stato fornito dalla direzione scolastica regionale parla addirittura di 12.000 giovani che abbandonano gli studi della scuola secondaria superiore. C’è una tendenza, per lo più sostenuta dalla Margherita all’interno di questo governo, a sostenere che la formazione professionale debba intervenire a colmare questi vuoti. Questo è un punto sul quale, anche a livello regionale, stiamo lavorando molto in una direzione opposta: una cosa è l’istruzione, altra è la formazione. Fino ad oggi invece, soprattutto con i provvedimenti della Moratti, c’è stata una commistione di ruoli tra l’una e l’altra, che si è concretizzata nella cosidetta sperimentazione triennale: l’obbligo scolastico si poteva assolvere anche nella formazione professionale.

Per noi così non deve essere: fino a 16 anni i giovani devo stare a scuola (nella maggior parte dei paesi europei l’obbligo è fissato a 18 anni), perché l’assolvimento dell’obbligo scolastico si fa unicamente a scuola; poi solo successivamente subentra la formazione professionale con compiti e finalità diverse da quelle dell’istruzione. Ha il compito di riconoscere qualifiche professionali, e organizzare moduli brevi intervenendo in momenti post-diploma, con lo scopo di avvicinare al mondo del lavoro. Su questo c’è stata ambiguità nel programma dell’Unione e nella legge finanziaria.

Una delle frustrazioni maggiori dei ragazzi che cercano lavoro, soprattutto dopo la laurea è che dopo anni di studio, dopo formazione e master anche abbastanza costosi, nelle aziende, in particolar modo in provincia, spesso si preferisce chi quelle competenze non le ha, ma ha conoscenze e legami familiari che gli danno il biglietto da visita. Tu che ti occupi di questo settore e quindi di questo lasso di vita che è quello che prima di tutti va dedicato alla formazione, cosa ti senti di dire a chi vive questo dramma?
Sento di dire che questa giunta regionale, proprio in questo ambito sta adottando provvedimenti di discontinuità rispetto alle giunte precedenti: “bollenti spiriti” è uno degli esempi. E per questo la giunta Vendola ha inserito il finanziamento di attività di specializzazione fino al 2013 almeno: è un minimo di garanzia che viene offerto ai giovani. Ma è solo un aspetto, perché, proprio per il collegamento maggiore che questa giunta crede di dover creare tra la formazione ed il lavoro, sono stati presi dei provvedimenti che agevolano l’assunzione di giovani che abbiano frequentato dei master, fornendo incentivi alle imprese private e pubbliche che si impegnino ad assumere i giovani che hanno frequentato i master. Il problema non viene risolto, ma è un cambiamento rispetto al passato.

La regione ad esempio con alcune misure del POR vecchio sta finanziando aiuti che permettono la trasformazione di contratti di collaborazione a progetto (co.co.pro.), in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato in primis, o almeno a tempo parziale ma con un minimo di 30 ore settimanali. Questi incentivi poi sono ancora più cospicui per le imprese, le cooperative, i consorzi, le organizzazioni no profit che intendano stabilizzare il personale soprattutto se si tratta di giovani o donne. E’ la prima volta che una regione aumenta un incentivo del 50% se si riferisce alle donne.

Con le amministrazione che abbiamo avuto a Corato negli ultimi anni e con la sede locale del sindacato che rapporti hai?
Con la vecchia amministrazione Fiore avevo iniziato una collaborazione propositiva soprattutto per quanto riguardava la valorizzazione dei nuovi servizi per l’impiego: orientamento al lavoro, assistenza alle imprese ed ai giovani. Si stava lavorando ad un progetto finalizzato alla valorizzazione ed a potenziare i nuovi servizi per l’impiego. Poi è caduta l’amministrazione. Alla nuova ho dato la mia disponibilità propositiva, ma è rimasta solo una dichiarazione di disponibilità, evidentemente non accolta. Con la CGIL di Corato, per ovvi motivi di tempo (sono impegnata tutto il giorno fuori...) non ho relazioni.

Forse l’handicap che si registra nella cultura sindacale a Corato è che il sindacato è visto soprattutto come un centro di disbrigo di pratiche. Questa è comunque una cosa a suo modo nobile, perché aiuta chi non ha gli strumenti ad orientarsi all’interno della burocrazia. Però dopo 50-60 anni di lotte e di diritti conquistati il sindacato dovrebbe essere anche molto di più.

Tu che ci lavori ormai da sette anni, quando lo vedi ridotto a così poco, come la vivi?
Questo è un aspetto importante. Per come la vedo io e per la mia esperienza personale e di settore è una cosa che mi fa tanta rabbia. Come dirigente lavoro da sette anni, ma come attivista è da sempre che sono nella CGIL. Oggi quello che manca è un certo tipo di rapporto col sindacato: non solo perché si ritiene che debba svolgere il ruolo di disbrigo pratiche (che è solo uno degli aspetti che un sindacato deve svolgere) ma anche perché nel mio settore il tutto viene svilito dall’uso indiscriminato del telefonino: gli iscritti ritengono di aggiornarsi attraverso una telefonata.

Io invece mi ostino ad organizzare assemblee, perché ancora oggi sono un momento di incontro, di scambio, di discussione. Noi dell’ambito della formazione professionale abbiamo vissuto il sindacato in una certa maniera: negli anni passati abbiamo attivato lotte importanti nei confronti della regione. Con Fitto ad esempio abbiamo occupato la regione un paio di volte perché per due anni non si mettevano in atto politiche formative. E poi, sempre con Fitto, abbiamo scioperato più volte perché quella giunta ha abolito quelle poche garanzie che i formatori avevano, rappresentate ad esempio dall’albo regionale dei formatori. Oggi, passato quel momento di lotta, i momenti di aggregazione sono in occasione dei rinnovi contrattuali. Io, anche per favorire le occasioni di incontro con gli addetti ai lavori, sto organizzando dei seminari formativi all’interno della CGIL.

La formazione è sinonimo di qualità, e forse dovrebbe essere anche il punto di arrivo di un certo percorso. Quando invece ci si trova ad operare in un contesto in cui i diritti basilari dei lavoratori sono in discussione, pensiamo al caso del ragazzo morto recentemente in un cantiere a Corato, quando ci si trova ancora una volta a dover lottare per la sicurezza sul lavoro, la formazione, la qualità che fine fanno?
Quello è un caso eclatante: si tratta di un minore, e secondo noi non doveva essere quello il posto in cui doveva stare. A 17 anni un ragazzo dovrebbe essere o a scuola o a qualificarsi, non certo già a lavorare. La formazione invece, anche la formazione alla sicurezza, deve essere inserita come modulo specifico all’interno di ogni percorso di apprendimento. Tu colleghi il tutto alla qualità, ma parlare di qualità di formazione è molto complesso…

… mi riferisco alle competenze che si acquisiscono ed alla loro qualità.
Si, a volte manca. Questo è uno degli obiettivi della formazione: fornire informazioni sulle possibilità e sui diritti dei lavoratori. A maggior ragione la formazione propedeutica al lavoro dovrebbe essere antecedente a qualunque forma di lavoro: prima di essere immessi sul lavoro ci deve essere necessariamente un processo formativo per acquisire competenze che riguardino la cognizione dei diritti di un lavoratore che molto spesso non sono conosciuti. Il sindacato subentra dopo, ma deve essere la formazione a fornire la conoscenza delle norme e dei diritti del lavoratore. All’interno dei fondi interprofessionali oggi c’è la possiblità per tutti i lavoratori di un monte ore di formazione per il quale il lavoratore stesso cede all’inps una quota pari allo 0,30 %. Questa somma fino ad oggi non era mai stata usata per la formazione. Quanti lavoratori sanno che è un loro diritto addirittura scegliere la formazione di cui si ritiene aver bisogno? Questo è uno dei punti sui quali il sindacato sta insistendo molto, perché ci stiamo rendendo conto che manca ancora questa informazione. La formazione non passa ancora come diritto del lavoratore (parlo sempre della formazione rivolta agli occupati), ma passa ancora come un qualcosa che serve all’impresa per superare difficoltà contingenti. -

In bocca al lupo!
Crepi!