Immigrazione al femminile

Puntata anomala per questa uscita di "..Ma il cielo è sempre più blu!".

Alfredo Ferrara ...Ma il cielo è sempre più blu!
Corato - venerdì 16 marzo 2007
Immigrazione al femminile
Immigrazione al femminile © n.c.
Puntata anomala per questa uscita di "..Ma il cielo è sempre più blu!". Quest'oggi presento non una, ma tre interviste: una al responsabile della Caritas cittadina, in cui si fa brevemente il punto sulla situazione dell'immigrazione a Corato, e le altre a due ragazze di Durazzo (Mimoza e Juila) emigrate a Corato qualche anno fa.

Sono due storie decisamente diverse l'una dall'altra, ma unite dalle stesso coraggio e dalla stessa paura di incontrare un mondo completamente nuovo. Dopo avervi fatto conoscere l'esperienza di mio nonno, emigrante coratino poi tornato nella sua terra, questo mese insieme a voi scopro queste due storie che ribaltano la situazione: la nostra terra è il terreno del riscatto, sono gli altri a cercarlo!


MIMOZA MECJA

Per cominciare presentati come meglio credi.
Sono Mimoza Mecja, ho 38 anni, sono albanese e vengo da Durazzo. Da quasi otto anni sono in Italia, qui a Corato e mi sono trovata bene dall'inizio. Mi sono trovata bene perché ho trovato l'appoggio delle mie sorelle prima che mi hanno accolto, quindi in un certo senso è stato un letto di rose. Quindi, non mi è stato difficile inserirmi nella vita italiana, anche perché io sono una ragazza convertita, una cristiana evangelica. Mi sono convertita quando ero già in Albania.

Se non sbaglio l'Albania è stato l'unico paese al mondo a professarsi ateo. O sbaglio?
Un paese ateo dal punto di vista di governo, ma non nel cuore della gente. Perché nel cuore della gente è impossibile togliere quel pensiero che c'é una forza super-umana che ci sostiene. Il dittatore ha tolto tutto..

...ma non era neanche possibile professare una religione?
No, in Albania erano chiuse le moschee, le chiese, ogni opera buona. Sono arrivati a rovinare anche i luoghi di culto. Quello successe nel '60. Quindi è cresciuta una gioventù senza Dio, ma dentro i cuori di ogni famiglia c'era Dio, poi ognuno è arrivato a Gesù o ad Allah, e quelle sono esperienze fatte dalle famiglie. In Albania ho cercato una chiesa e l'ho frequentata per più di un anno e mezza. Quindi il mio venire qui non era gusto il desiderio di andare lontano dal mio paese, di andare a lavorare, come per tanti altri. Io ho pensato che se dovevo venire doveva essere la volontà del signore, altrimenti non mi muovevo. Se no, accettavo di restare in Albania, magari un pochino povera, ma con la presenza del Signore. E infatti ho pregato per più di sei mesi e poi il signore mi ha detto "si, devi andare". Quindi quando sono venuta sapevo dove dovevo entrare, cercavo la chiesa.

In Albania che lavoro hai lasciato?
Ho lavorato dall'età di vent'anni, ho lavorato in un'azienda enorme per un paio di anni, poi in un'altra azienda dove lavorava mia madre. Era un posto migliore e lavoravo di più.

E della tua famiglia chi hai lasciato lì?
Ho lasciato mamma, papà ed il fratello più grande.

E li vai a trovare ogni tanto?
A dire la verità non mi è stato tanto permesso, perché per quattro anni sono stata clandestina, sono entrata con un visto regolare che però poi mi è scaduto e non potevo ritornare, fino a quando poi nel 2002-2003, non mi ricordo, ho fatto il primo permesso di soggiorno.

Quindi per quattro anni non hai visto i tuoi genitori?
Fortuna mia è stata che le mie sorelle hanno fatto il ricongiungimento familiare per i miei genitori e così sono venuti loro; poi per motivi di malattia è venuto anche l'altro fratello: quindi per più di due anni siamo stati tutta la famiglia a Corato.

E loro hanno trovato tutti lavoro?
I miei genitori stanno in pensione, le mie sorelle hanno sempre lavorato, adesso sono sposate tutte e due e fanno la mamma.

Tu invece che lavoro fai?
La domestica.

In una famiglia italiana?
In più di una. Mi trovo benissimo, non ho un rapporto di padrona e 'ragazza che lavora', siamo amiche. Le chiamo per nome.

Hai degli amici italiani? Come passi il tuo tempo?
Si lega tutto con la chiesa. Una volta venuta in Italia il mio primo obiettivo era trovare la chiesa evangelica, quella che ho lasciato in Albania. Mia sorella mi ha presentato un amico col quale lavorava insieme, anche lui evangelista, per andare in chiesa. E' dal novembre del '99 che ci vado. La chiesa è la famiglia di Cristo, la famglia di Dio, e quindi come sono arrivata sono stata accolta, invitata in casa di tutti: un po' la curiosità perché sono la prima convertita albanese e la prima e l'ultima immigrante che frequenta la chiesa. Quindi ho creato un po' questo arco di miei amici ed uscivo sempre con loro; ma non sono le uscite di giusto una serata, andavamo anche fuori Corato, nei culti, o quando arrivavano dei missionari. E comunque spesso facevamo anche delle passeggiate a Corato, a Trani, dappertutto. Infatti (ride) quando i miei genitori chiamavano, Mimoza non stava mai a casa.

Dove hai imparato a parlare così bene l'italiano?
Ho imparato in Albania, perché in Albania dopo che ho finito di lavorare nell'azienda dove stava mamma, perché era un periodo che tutte le aziende erano destinate a fallire perché ogni cosa andava verso la privatizzazione, lì per lì rimasi senza lavoro ed avevo nel cuore di imparare l'inglese e l'italiano. Imparai prima l'inglese, poi diventai anche insegnante: ho dato tante lezioni private prima di venire qui. E nello stesso tempo poi ho imparato anche l'italiano, e mi è stato molto utile quando sono arrivata...

Ti manca quel lavoro che hai fatto, l'insegnante, o sei soddisfatta della vita che fai?
Non posso dire che mi manca anche perché molto spesso, facendo parte di questa chiesa mi trovo in mezzo a missionari ed ospiti che vengono dall'America, dal Canada, dall'Inghilterra, e mi trovo molto spesso a fare l'interprete. Poi ho i miei libri, ho il mio mondo a casa, che non dimentico. La mia fortuna è anche quella che le signore da cui vado sono maestre, quindi ci troviamo più o meno nello stesso campo. Si, mi dispiace perché è un'altra soddisfazione che trovi nel tuo lavoro, però se penso che dall'altro lato sono consolata, mi trovo bene, ho a che fare con persone che mi capiscono, che sono del mio livello psicologico, di istruzione, posso dire che mi trovo bene..

Ma hai studiato per conto tuo o a scuola?
Io sono andata al liceo classico...

In Albania?
Si, poi dopo per contro mio, con un'insegnante privata, ho studiato l'inglese e ho dato un esame all'università, ho un diploma universitario. Con quello posso dare lezione fino alle scuole medie, in Albania però... Fin quando ho fatto le graduatorie poi non ho potuto aspettare perché sono venuta in Italia, però ho dato lezioni private.

Ti sei mai trovata in situazione in cui ti sei stata discriminata a Corato o ti sei sempre trovata bene?
No, non esiste.

Ti sei sempre trovata bene?
Mi sono sempre bene. Non lo so perché, secondo me dipende anche da come tu ti presenti, e quanto tu lasci lo spazio agli altri di essere discriminata. Tra l'altro lavoro in famiglie a dir poco nobili, che capiscono e quindi...

... si fidano?
Si fidano, mi lasciano le chiavi, se ne vanno ed io poi chiudo la porta. Poi ci vediamo l'indomani e si riprendono le chiavi.

Tu sei ancora abbastanza giovane, che cosa speri di fare nel futuro: restare a Corato o ti piacerebbe tornare in Albania?
Oddio, chi non vuole tornare al proprio paese, ci mancherebbe altro... Però non penso, almeno per ora. Anche perché vedo le possibilità economiche che non sono quelle che mi sono permesse qui. Ma se un giorno in Albania cambia tutto, posso fare pure io come tanti Italiani che per tutta la vita sono stati emigranti, che però gli anni della loro anzianità sono venuti a passarli nel paese loro; può darsi faccia anch'io la stessa cosa. Comunque per me non è tanto importante, io voglio questo, infatti l'ho sempre detto nel mio cuore, a me non è importante dove sto, ma l'importante è che ciò che ho posso darlo alla società, che sia utile sia qua o anche in Albania. Ho sempre cercato di fare la mia parte di cittadina.

Grazie.


JUILA KRASNIQUI

Presentazione?
Mi chiamo Juila Krasniqui, sono nata a Durazzo il 29 Aprile dell'82, mi trovo a Corato da 5 anni e mezzo, studio giurisprudenza e vivo con mia sorella.

Perché hai scelto di studiare giurisprudenza?
Perché ho pensato di fare qualcosa di positivo poi dopo in Albania.

Quindi sei di passaggio qui?
Penso proprio di si.

Tua sorella è venuta in Italia già da prima di te?
Si, lei è venuta sei mesi prima di me, si è sposata con un ragazzo coratino. Proprio perché stava lei sono venuta qua.

Cosa ti ha colpito di quello che ti raccontava dell'Italia quando tu stavi ancora in Albania?
Mi parlava dei problemi della lingua, mi diceva che non conosceva nessuno, solo il marito. Poi si trovò bene.

In Albania si parla spesso dell'Italia?
Certo, e poi ogni famiglia ha almeno una persona che sta qui in Italia. Quindi, per forza se ne parla.

Che cosa rappresenta l'Italia?
Per quelli che non lo sanno, per quelli che non sono venuti ancora rappresenta la salvezza, il paradiso forse anche. Ma per quelli che già sono venuti lo sanno che bisogna lavorare tanto, che non è facile, che ci sono tante difficoltà. Chi viene capisce che bisogna lavorare e che non si trova niente così.

Come ti mantieni ora mentre studi?
Ho avuto una borsa di studio con la quale pago i libri. E poi lavoro qualche giorno.

Hai avuto la possibilità di stringere amicizia con i tuoi coetanei?
Non ho tanti amici veramente, ho conosciuto due ragazze in facoltà e con loro mi frequento. Poi non esco tanto, passo tanto tempo a studiare.

Ed il tempo dopo lo studio come lo impieghi?
Aiuto mia sorella in casa, e poi come ho già detto lavoro.

Ma c'é qualcosa che ti piacerebbe fare e magari il poco tempo non te lo permette?
Vorrei magari leggere qualche libro, vorrei uscire di più (ride), andare in giro un po' a vedere qualche posto, ma purtroppo i tempi sono quelli.

Qual'é il tuo sogno?
A me piacerebbe molto lavorare in Albania, fare il pubblico ministero o lavorare nella polizia scientifica, anche se non sopporto tanto il sagnue...

Chi hai lasciato in Albania?
Ho lasciato innanzi tutto i miei genitori, loro sono là per vari problemi. Poi ho i nonni, i parenti, tanti amici...

Ma li vai a trovare?
Si, a Natale ed a Luglio, quando finisco gli esami.

Loro naturalmente sono curiosi di sapere come vanno le cose, come proseguono gli studi..?
Ovvio. Ci sentiamo per telefono, quando possono vengono a trovarci.

Ti sei trovata bene da subito in Italia o hai trovato delle difficoltà?
La difficoltà maggiore è stata che mi sono allontanata dalla famiglia, mi sentivo veramente persa. Avevo solo mia sorella, mio cognato ed i suoi parenti non li conoscevo. E poi era un altro ambiente ed essendo abituata sempre là, ne sentivo la mancanza. Per per il resto mi sono trovata bene. Mio cognato ed i suoi parenti mi hanno fatto sentire in famiglia. Poi anche della gente qui a Corato non posso dire niente.

Non ti sei mai trovata in situazioni imbarazzanti?
Mah, magari ti può capitare anche nel tuo paese di trovarti in situazioni imbarazzanti. Essendo all'estero davvero non mi posso lamentare.

In bocca al lupo!
Crepi!


CORRADO DE BENEDITTIS

Corrado De Benedittis: resposabile della Caritas cittadina, l'associazione più impegnata sul tema dell'immigrazione a Corato. Com'é la situazione dell'immigrazione a Corato?
E' una situazione in evoluzione, anche perché il mondo dell'immigrazione è un mondo dinamico, soggetto a costanti cambiamenti. I gruppi numericamente dominanti fino ad oggi sono stati quello del Marocco e quello dell'Albania. Però da qualche anno si assite ad una forte crescita del gruppo dei rumeni e di cittadini provenienti dall'Europa dell'est. Ultimamente soprattutto l'arrivo di molti rumeni, favorito forse anche dall'ingresso della Romania nell'Unione Europea nel Gennaio scorso.

Da voi gli extra-comunitari si rivolgono per quali esigenze?
Innanzitutto io dire questo: extra-comunitario è una definizione che indica estraneità, invece noi riteniamo che non ci sia condizione di estraneità, ma di fratellanza tra ogni uomo ed ogni donna che abita su questo mondo. Comunque più che rivolgersi loro a noi, siamo noi che ci rivolgiamo anche dagli immigrati che arrivano nella nostra citta, perché gli immigrati sono una grande fonte di arricchimento culturale e umano di cui abbiamo sempre più bisogno. Siamo noi che ci rivolgiamo da loro per conoscere la loro cultura, la loro lingua, le loro esperienze ed il loro grande bagaglio di umanità che molto spesso è anche carico delle sofferenze e dei sacrifici che l'immigrazione molto spesso richiede.

E le loro necessità primarie quali sono?
Le necessità primarie sono avere una casa e risolvere il problema dei documenti. Purtroppo abbiamo ancora una legge quadro sull'immigrazione, che è la Bossi-Fini, che rende molto difficile la possibilità per un immigrato di vivere in Italia in modo sereno e regolare. Si tratta di una legge che favorisce la clandestinità e la caduta nella irregolarità, perché rende molto difficile, molto complicato regolare un permesso di soggiorno anche per chi risiede in Italia da anni e da deccenni. E quindi diventa quanto mai urgente procedere ad una modifica radicale della legge sull'immigrazione.

Che tipo di servizi offre la Caritas di Corato agli immigrati?
Prima che servizi la Caritas cerca di essere un punto di riferimento dove trovare volti e persone amichevoli, dove trovare un clima di familiarità, di accoglienza, anche di apertura, un clima interculturale, un clima plurale da tutti i punti di vista, all'insegna di un'intesa fondamentale: quella di essere uomini e donne i cui sentieri, le cui strade, si incrociano in questo nostro tempo. Per altro verso, attraverso lo sportello immigrazione si offrono dei servizi: un'assistenza legale per favorire la regolarizzazione della propria posizione e per aiutare chi è già regolare a rimanere regolare, considerato che la legge non aiuta in questo. E poi aiutare anche nella ricerca di una casa, nella ricerca di un lavoro. Non dimentichiamo che è in forte aumento la richiesta di badanti da parte di tante famiglie coratine e queste oggi sono soprattutto immigrate che svolgono questo loro lavoro, questo loro servizio, con grande umanità e professionalità. Noi dovremmo renderci conto anche di questo: di gente che viene da lontano, che ha lasciato i propri parenti, i propri genitori, che viene qui e tratta i nostri anziani con grande senso di umanità e grande professionalità come se si trattasse dei loro stessi genitori. Per altro con retribuzioni che sono sostanzialmente basse...

Che cosa senti di dire alla tua città circa il suo rapporto con gli immigrati?
La cittadinza dovrebbe finalmente cominciare a maturare: dovrebbe rendersi conto che la presenza di immigrati nella nostra terra è una grande fonte di ricchezza: sia in senso economico che culturale. Un immigrato che vive nel nostro paese è un immigrato che lavoro, che consuma, che mangia, che deve provvedere alla sopravvivenza, è un immigrato che fitta casa. Con la sua stessa presenza contribuisce a dinamizzare il nostro tessuto socio-economico, e poi è portatore anche di ricchezza culturale e di idee che rendono la nostra società plurale!
Altri articoli
Gli articoli più letti