A colloquio con Daniela Maggiulli

Il primo personaggio a passare attraverso la nostra lente d'ingrandimento è Daniela Maggiulli, amministratrice della MBL, azienda coratina che progetta e costruisce macchine speciali per le aziende.

Alfredo Ferrara ...Ma il cielo è sempre più blu!
Corato - venerdì 27 ottobre 2006
A colloquio con Daniela Maggiulli
A colloquio con Daniela Maggiulli © n.c.
Il primo personaggio a passare attraverso la nostra lente d'ingrandimento è Daniela Maggiulli, amministratrice della MBL, azienda coratina che progetta e costruisce macchine speciali per le aziende.

Ciao Daniela, ci vuoi spiegare come funziona la Mbl solutions?
Il target della nostra azienda è la piccola e media impresa, sono loro che fruiscono dei nostri interventi consulenziali e delle tecnologie che mettiamo a punto. La MBL progetta e costruisce macchine speciali per le aziende che risolvano una serie di necessità produttive. Ci caratterizziamo per l’alto grado di innovatività tecnologica dei nostri prodotti.

Ho letto in alcuni articoli che riguardano te e la tua azienda del premio che avete ricevuto a Sanremo e della fiera InnovAction di Udine a cui avete partecipato. Entrambe le situazioni si sono verificate al nord: al sud c’è richiesta di vostri interventi o prevale l’idea che bisogna massimizzare i guadagni e minimizzare le spese, anche a costo di perdere in qualità?
I nostri interventi non vengono pubblicizzati attraverso i classici canali pubblicitari. Noi facciamo parlare il successo dei nostri clienti. Quindi capirai che questo passaparola sconta dei tempi molti lunghi. Però la nostra azienda non offre solo interventi di automazione; noi produciamo anche macchine nostre, a nostro progetto e con il nostro marchio, addirittura brevettate da noi, che vengono vendute in tutta Italia. Praticamente, ci rivolgiamo ad un mercato locale (Puglia, Basilicata, Molise, Calabria, etc.) per quanto riguarda l’automazione industriale ed interventi di meccatronica: progettazione di macchine speciali per le PMI (piccole e medie imprese, ndr). Per quanto riguarda i nostri prodotti a marchio (Nemos e Saurus) li distribuiamo in tutta Italia e da un paio di mesi stiamo programmando operazioni commerciali in vari mercati Europei con un direttore commerciale per l’Europa. Ci stiamo attrezzando per portare i nostri prodotti in vaste aree europee, in particolare quelle mediterranee.

E da parte delle aziende di Corato c’è richiesta di interventi?
Con le aziende di Corato abbiamo lavorato molto poco.

Per scelta o perché non c’è richiesta?
Le aziende di Corato non ci conoscono ancora. Siamo molto più conosciuti, localmente, su Bari, e sul mercato nazionale a livelli molto specialistici perché le macchine che produciamo a nostro marchio risolvono problemi di nicchia, quindi siamo molto noti nelle nicchie, che aggrediamo con tecnologie specializzate e con canali commerciali particolari. Per quanto riguarda il mercato locale siamo molto più conosciuti a Bari perché siamo abbastanza attivi in Confindustria e perché i nostri sforzi, più che pubblicitari di comunicazione, si sono rivolti al contesto barese e modugnese. Riassumo: i coratini non ci conoscono, a breve ci conosceranno perché stiamo per intraprendere una serie di momenti di comunicazione anche con l’associazione degli imprenditori di Corato.

Pensi che potreste avere delle soluzioni per le imprese di Corato e che quindi sia una carenza degli imprenditori che non vi contattano o che con le aziende di Corato, per il settore che ricoprono, potrebbe essere poco interessante collaborare con voi?
Noi abbiamo un genere di attività trasversale. Qualunque azienda di produzione può rivolgersi a noi ed abbiamo la possibilità di proporre soluzioni customizzate: abbiamo aziende clienti nei settori dell’agrofood, dell’automotive, dell’edilizia, della metalmeccanica… Se si pensa a Corato si pensa principalmente ai mulini ed ai pastifici, ed anche all’interno di questi contesti produttivi noi possiamo svolgere degli interventi molto specialistici. Ma per scelta strategica aspettiamo che, grazie a testimonianze di fuori, a Corato si cominci a parlare di noi...

..e quindi di innovazione, è il caso di sottolinearlo! 
...di innovazione produttiva, dopo che il nostro successo sia stato già attestato dal successo di clienti di fuori. Il coratino non si fida del coratino: preferisce far venire lo specialista dal politecnico di Torino o da altre realtà del nord. Ci si fida di più di cervelli settentrionali. Noi vorremmo che il coratino sappia di noi attraverso il successo ottenuto con clienti di altri territori.

Potremmo dire “nemo propheta in patria”, quindi?
Esatto. In quel momento noi saremmo disponibilissimi ad interloquire con qualsiasi azienda di Corato. Anzi, non vediamo l’ora!

Ho letto sul vostro sito che rivolgete la vostra attenzione anche all’energia solare. Qual è lo stato attuale delle ricerche? L’energia solare conviene? Se si perché il suo utilizzo è così marginale? Sembra infatti qualcosa che caratterizza neanche una borghesia illuminata ma una aristocrazia illuminata.
Credo che manchi l’informazione, a tutti i livelli: al cittadino, all’impresa e all’ente. Al cittadino manca principalmente l’informazione di base. Noi stiamo per lanciare con Legambiente di Corato una campagna di informazione sull’utilizzo di energie alternative come per esempio il solare termico. Il cittadino non conosce ancora i vantaggi che ne potrebbe avere laddove cambiasse le tecnologie di cui attualmente dispone con quelle solari. E si tratta di vantaggi proprio economici: nel giro di breve tempo si ammortizzano tutti i costi per l’installazione delle nuove tecnologie e da un certo tempo in poi si usa solo l’energia solare per la produzione di energia elettrica oppure per la produzione di acqua calda. Io credo che la difficoltà attuale, la vera barriera d’ingresso al cittadino sia causata da una mancata informazione: cosa che noi vogliamo fare con il circolo Legambiente di Corato. Abbiamo stretto un’alleanza, stiamo per lanciare una campagna con il patrocinio morale di Legambiente, che si chiama “mettiamo il sole in casa: conviene”.

Vogliamo dialogare con le scuole, stiamo infatti per intraprendere una serie di interventi nelle scuole di ogni ordine e grado. Vogliamo dialogare con le amministrazione e soprattutto con i tecnici, con gli ingegneri, che vanno formati prima del cittadino: soprattutto nelle case di nuova costruzione o che vengono ristrutturate è necessario che sia l’ingegnere che provvede al progetto a essere, prima del cliente, convinto della bontà e della convenienza dell’installazione di un impianto solare piuttosto che di un impianto tradizionale.

Oltre all’informazione, prima ti ho sentito usare la parola formazione. State organizzando dei corsi di formazione per il personale da assumere?
Noi eroghiamo corsi di formazione cad 3d, cioè progettazione meccanica attraverso software tridimensionali. Offriamo questa formazione sia agli ingegneri che poi assumiamo, sia alle aziende che investono su nuovi software per migliorare gli aspetti progettuali della loro produzione. Ora sta partendo un progetto di formazione per l’utilizzo del CAD 3D ai docenti di un Istituto Professionale di Bari, il Marconi. Il progetto in due parole consiste nell’aggiornare tecnicamente la classe docente per trasferire poi agli studenti degli strumenti più utili e più aggiornati al fine dell’inserimento nel mondo del lavoro. Per quanto riguarda la formazione interna del personale MBL, abbiamo investito da subito, prima ancora di fondare la nostra società, nella formazione specialistica dei soci e dei dipendenti. Attualmente abbiamo programmi di formazione linguistica con una specialista dell’Università di Bari.
Abbiamo fatto dei percorsi di leadership e di management, di team work e di tecniche di vendita…. oltre, ovviamente alla formazione tecnica specialistica e agli aggiornamenti che periodicamente fanno i nostri ingegneri. Io personalmente ho recentemente fatto dei corsi avanzati di marketing e comunicazione e attualmente sto facendo un percorso di PNL (programmazione neuro-linguistica). La formazione è davvero continua al di là di ogni slogan, nel senso che in continuazione, parallelamente, vengono erogati momenti di formazione specialistica; man mano che si conclude un percorso ne intraprendiamo un altro con degli specialisti.

In un’intervista ti ho sentito parlare particolarmente bene dell’agenzia per l’internazionalizzazione e l’innovazione delle imprese del patto nord-barese ofantino, che era l’anticamera della VI provincia pugliese. Che fine pensi che farà quest’agenzia, che adesso ha sede a Corato, dopo il referendum sulla VI provincia che ha sancito l’uscita definitiva di Corato da questo nuovo progetto istituzionale?
Non lo so, spero che Corato non si lasci scappare anche quest’occasione.

Sei ottimista o pessimista?
Sono ottimista per natura. Ho sempre un po’ gli occhiali rosa quando devo intraprendere un progetto lo vedo sempre con occhi molto ottimistici. Se così non fosse, non potrei fare l’imprenditore: gli imprenditori devono necessariamente avere un approccio positivo alle cose; nessun pessimista può avere un’impresa di successo. In generale, se tu mi chiedi come sono io e come leggo i fenomeni, ti rispondo che li leggo in maniera ottimistica.

Ed in questo caso particolare?
In questo caso particolare non posso saperlo. So a quale intervista ti riferisci e ricordo perché ho rilasciato quella dichiarazione: mi riferivo ad un interessante momento di incontro organizzato dall’agenzia di Corato per l’innovazione, nel quale anche la mia impresa ha avuto uno spazio. Si trattava di un contesto di incontro di domanda ed offerta di tecnologia: L’Innovazione incontra l’Impresa. Bel titolo, bel programma: l’agenzia si è fatta promotrice di un evento in cui una serie di centri di ricerca e di trasferimento e di aziende in grado di introdurre innovazione di prodotto o di processo hanno incontrato le esigenze degli imprenditori. Gli imprenditori si sono rivolti a centri di ricerca per chieder loro consulenza specialistica o trasferimento di tecnologia. L’ho giudicato un momento molto interessante, davvero innovativo per il nostro contesto. Momenti da riprendere e da riproporre al territorio!

Comunque sarebbe un grave danno per l’imprenditoria coratina perdere questo di riferimento?
Assolutamente si!

Adesso passiamo a domande un po’ più generali. Nel marzo scorso ci fu a Vicenza un convegno di Confindustria al quale partecipò Berlusconi dicendo che per un imprenditore il tempo passato in Confindustria oppure a leggere giornali tipo ‘il sole 24 ore’ è tempo perso; ed invitò gli imprenditori a passare molto più tempo nelle proprie aziende. E’ una visione che, da ignorante, penso possa facilmente far breccia in un imprenditore. La condividi?
Un’industria che guarda lontano non può non pensare anche in termini di sistema, voglio dire che chiudersi in azienda e dedicarsi esclusivamente all’operatività quotidiana può essere limitante. D’altra parte una distrazione rispetto alla produttività può comportare gravi rischi per lo sviluppo. Per come noi abbiamo concepito questa azienda due soci si dedicano interamente all’attività produttiva, a studiare i nostri i prodotti, a svilupparli, a migliorarli; il terzo socio segue la commercializzazione dei nostri prodotti; e poi ci sono io che svolgo, fra le altre cose, le attività di associazione. Sono nel direttivo della sezione metalmeccanica della Confindustria barese. Quindi cerchiamo di non distrarci da nessuna delle attività che consideriamo strategiche per lo sviluppo della nostra azienda e ciascuno di noi svolge con grande professionalità il ruolo che ha assunto.

Visto che questo aspetto per voi ricopre una grande importanza, vorrei che tu mi spiegassi il perché. Quali sono i vantaggi per un’azienda?
Io penso che l’attività associativa si può vedere almeno in due modi: in termini di vantaggi immediati o anche in termini di crescita e vantaggi a medio-lungo termine. Se leggiamo solo i vantaggi immediati l’associazione può offrire abbastanza poco a fronte di una quota associativa piuttosto importante. Può offrire convenzioni con banche, compagnie aeree, assicurative, buoni pasto e quant’altro, attività seminariali… tutto sommato molto poco. Se invece leggiamo tutta una serie di attività alle quali un’impresa interessata ad avere un coinvolgimento alla vita associativa può partecipare, allora ci rendiamo conto che un’associazione come la Confindustria può far molto, anche a livello formativo; ti aiuta anche a confrontarti con gli altri imprenditori: io che non sono un imprenditore di vecchia data, mi confronto in associazione con imprenditori che gestiscono imprese molto più grandi e articolate della mia, magari aziende storiche ereditate di generazione in generazione e che hanno intrapreso prima di me percorsi nei quali un imprenditore si imbatte quotidianamente. Da questo punto di vista ritengo che l’associazione sia un’ottima scuola di formazione. Il confronto ti insegna molto di più di quello che si impara nei master. C’è sempre un gap fra i sistemi teorici in cui tutto funziona secondo degli schemi e la realtà, che prevede una miriade di variabili.

Mi hai parlato della collaborazione con Legambiente, con centri di ricerca come Tecnopolis o con il politecnico barese, in più avete un ottimo sito internet, completo sia delle esperienze di lavoro passate che dei valori ai quali vi ispirate: ciò denota sia un rispetto per il cliente, sia la consapevolezza del ruolo sociale e culturale che può avere un’impresa. E’ solo una strategia di lancio o continuerete con questo atteggiamento anche negli anni a venire?
E’ la nostra scelta strategica. Intanto il territorio è la nostra scommessa: quando abbiamo conosciuto dei clienti di fuori ci hanno chiesto come mai noi avessimo sede in Puglia, ed in particolare a Corato e noi abbiamo sorriso rispondendo che è una scelta. Ovviamente ci sono contesti industriali più favorevoli, ma noi crediamo nel nostro territorio, siamo tutti ragazzi di Corato…

…tutti ragazzi, è da sottolineare! Qual è l’età media dell’azienda?
34-35 anni.
 
Scusa per l’interruzione, dicevi?
Abbiamo puntato sulle nostre origini, non le vogliamo sconfessare: sarebbe stato anche possibile andare a impiantare la nostra realtà produttiva altrove.. devo dire però che ci sono anche dei casi di successo qui da noi. Io personalmente mi sono formata presso un’azienda di Ruvo, la ITEL, che ammiro moltissimo e dalla quale spesso mi è capitato di trarre ispirazione. Questo esempio in particolare mi ha convinta che fare impresa giù in Puglia è possibile, nonostante una serie di barriere, anche di tipo infrastrutturale. Fare azienda anche da noi è possibile laddove si investe su obiettivi a lungo termine, in ricerca e cervelli. Alla MBL non abbiamo linee di produzione in serie, noi abbiamo cervelli che in continuazione si sforzano di cercare soluzioni. Ovviamente per nutrire i nostri cervelli abbiamo bisogno di formazione continua, di rapporti continui con le Università e con i centri di ricerca e trasferimento. Per noi il valore Università non è una trovata pubblicitaria, è il prerequisito; per quello che noi forniamo alle aziende è necessario che noi abbiamo un canale con il modo della ricerca attivo e che ci permetta di trasferire tutto quanto viene proposto a livello universitario al nostro cliente. Abbiamo bisogno di mantenere sempre attivi questi canali per perfezionare sempre di più i nostri prodotti.

Ultima domanda: tu hai una formazione umanistica, sei entrata nel mondo dell’impresa e per ora sembra una scommessa vinta. Quale consiglio senti di dare ai giovani che sperano di entrare nel mondo del lavoro?
Eccellenza e specializzazione. Non c’è più bisogno di mediocrità. In una realtà industriale di produzione in serie con prodotto a scarso valore aggiunto c’è possibilità di assimilare anche manodopera non specializzata e la mediocrità si può confondere ed in qualche maniera assorbire. Ma l’economia in Europa sta cambiando e si ha sempre più bisogno di risorse umane di valore e sempre meno di operai. I processi macroeconomici in atto dicono chiaramente che la produzione verrà gradualmente delocalizzata, e questo è un processo cui noi non possiamo opporci e che gli economisti hanno predetto molti anni fa. Trovo un po’ banale l’atteggiamento di quegli imprenditori che rivendicano barriere al fenomeno Cina.

E’ un fenomeno che è stato annunciato, questi stessi imprenditori avrebbero cercare soluzioni molto tempo prima... Chiudendo la parentesi sulla Cina, in Europa ed in Italia in particolare rimarranno sempre di più le aziende d’eccezione, di qualità. Tutto ciò che è prodotto ordinario, a basso valore aggiunto verrà prodotto fuori, per ovvi motivi (costo del lavoro, dei materiali, etc.). Qui rimarranno gli specialisti, quelli che saranno in grado di progettare, quelli che punteranno sul prodotto ad altissimo valore tecnologico. Anche i settori industriali italiani tradizionali devono investire sempre più in produzione con forte contenuto di innovazione e di qualità. Ero ad un convegno ad Udine sull’innovazione come valore d’impresa e Edward De Bono, il padre del pensiero laterale, invitava gli imprenditori italiani a valorizzare la creatività che ci è da sempre riconosciuta nel mondo e a migliorare la nostra capacità di fare squadra, che è invece il nostro grande limite.

…qui al Sud siamo specialisti in questo!
Infatti! Recentemente noi avevamo lanciato un progetto di consorzio: abbiamo trovato enormi difficoltà e alla fine abbiamo desistito, perché qui da noi non si crede al gioco di squadra: difficilmente si mettono in comune risorse o progetti, perché persiste la solita cultura individualista miope e limitante. Questa è una mentalità che purtroppo noi al Sud dobbiamo scontare e che è un vero freno alla sviluppo. In altri territori in cui lo spirito corporativo è diverso le imprese si sono messe insieme per affrontare alcuni macroprogetti come ad esempio la competizione o come l’innovazione. Hanno fatto squadra ed hanno ottenuto ottimi risultati. Qui da noi ci sono enormi barriere affinché questi processi possano essere portati avanti con successo.

Ti ringrazio, in bocca al lupo.
Crepi il lupo!