Il nostro patrono, tra leggenda e storia

Salvando Corato dalla peste San Cataldo ne divenne il Santo protettore.

Corato - venerdì 23 maggio 2008
Il nostro patrono, tra leggenda e storia
Il nostro patrono, tra leggenda e storia © n.c.

“…Una mattina di quell’estate del 1483, un contadino di Corato, di nome Quirico Trambotto, si era recato, fuori le mura, con i buoi, ad arare il campo.

La leggenda vuole che, mentre stava arando, a quel contadino apparve la luminosa figura di un Santo, o meglio di un Vescovo col pastorale in mano: era San Cataldo vescovo di Taranto. Il Santo disse al contadino che la peste sarebbe cessata se si innalzava una Chiesa nel punto in cui i buoi, l’indomani arando di nuovo, sarebbero caduti a terra; e che inoltre gli appestati sarebbero guariti toccando il miracoloso mantello del Santo, dato al Trambotto.[…]Il mattino dopo[…]tra lo stupore di tutti, i buoi caddero a terra. San Cataldo aveva manifestato a tutti il suo intervento prodigioso.”

Con queste parole Nicola Fiore nel suo volume “Storia di Corato” narra la leggenda del Santo vescovo di Taranto, originario dell’Irlanda, che, salvando Corato dalla peste, ne divenne il Santo protettore, andando così a prendere il posto del precedente patrono, San Cristoforo.

I coratini, secondo la tradizione, furono riconoscenti nei confronti di San Cataldo per il suo miracoloso intervento e costruirono una chiesa, così come egli aveva richiesto. Nel giro di pochi anni, quindi, sul luogo della prodigiosa apparizione sorse un piccolo edificio di culto (ora, non più esistente) e nel 1507 fu eretto un Convento (oggi Palazzo di Città), destinato ad una comunità di Frati Minori Osservanti (detti Zoccolanti), che si occupò di sostenere il culto del Santo vescovo.

Successivamente i religiosi costruirono una nuova e più grande chiesa, accanto alla precedente, che fu completata nel 1629 per custodire e venerare una miracolosa immagine di Maria Santissima Incoronata. Nel 1812, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi, i Frati Minori furono costretti ad abbandonare l’intero complesso dedicato a San Cataldo, ma dopo qualche decennio fecero ritorno, finché non lasciarono definitivamente Corato nel 1860.

Questo evento stravolse il destino del complesso sacro ed il culto stesso del Santo patrono, in quanto il Convento fu prontamente adibito a municipio, la chiesetta di San Cataldo andò distrutta, la Chiesa dell’Incoronata fu abbandonata, e riaperta al culto nel 1915, e per forze di causa maggiore il culto di San Cataldo fu trasferito in Chiesa Matrice.

Ancora oggi la Chiesa Madre di S. Maria Maggiore è strettamente legata a San Cataldo, perché è il luogo in cui si svolgono le maggiori funzioni religiose in onore del Santo (Messa Solenne, novena, triduo…), e al suo interno sono conservate la statua lignea, il busto argenteo ed alcune reliquie del patrono e per tale motivo ha sede un importante organo laicale che si occupa delle feste religiose legate al santo: la Deputazione Maggiore di San Cataldo.

A Corato ben tre sono le feste che celebrano San Cataldo: le prime due sono quelle istituzionalmente riconosciute e, di conseguenza, vengono celebrate in tutti quei paesi in cui si venera il nostro Santo patrono (l’8 marzo, giorno della sua morte ed il 10 maggio, giorno del rinvenimento delle ossa e della conseguente traslazione nella Cattedrale di Taranto); la terza, invece, ha una dimensione prettamente locale: si svolge nella seconda metà del mese di agosto e si compone delle fondamentali celebrazioni religiose, quali la Messa Solenne e le processioni, e di eventi culturali e di aggregazione sociale inseriti in un contesto più “goliardico”.

Durante i tre giorni di festa patronale, le processioni (anch’esse tre) costituiscono un particolare momento attorno alle quali buona parte della popolazione si riversa, per affidare le proprie preghiere e suppliche a San Cataldo nelle sembianze della statua lignea e del busto argenteo.

La statua in legno policromo dovrebbe risalire al XVIII secolo ed è opera di un ignoto intagliatore; il Santo è raffigurato in posizione stante mentre con la mano destra benedice il popolo, vestito con paramenti liturgici e reca le tipiche insegne episcopali: la mitra (copricapo rigido di forma allungata), la croce pettorale e il pastorale (bastone). Se esigue sono le notizie relative all’effige lignea, molto più dettagliate sono quelle relative al busto argenteo.

Opera certamente settecentesca, il busto d’argento venne realizzato dall’artista napoletano Costanzo Mellino (come attesta un documento travato recentemente nell’Archivio Capitolare della Chiesa Matrice) e di conseguenza rientra tra gli esempi più pregiati della statuaria argentea napoletana, commissionata da molti centri pugliesi tra il XVII ed il XVIII secolo.

La realizzazione della preziosa statua è frutto del contributo economico di tutta la comunità coratina, come ricorda l’epigrafe dedicatoria che si trova nella parte frontale del busto, al di sotto della rappresentazione della città di Corato in cui figurano la cinta muraria, quattro torri civiche ed una torre campanaria che possiamo supporre essere quella della Chiesa Matrice. La scritta dedicatoria riporta questo testo: D[I]VO CATALDO RACHAU MOX TARENTI ARCHIE[PISCO]PO PRIMARIO CORATI URBIS PATRONO/OB TOT REPRESSOS FAMIS PESTIS BELLIQ[UE] MOTUS SIGNUM HOCCE CIVES CONCORDI/OMNIUM VOTO GRATI ANIMI MONUMENTUM PERENNE COLLATO AERE P.P. AN. MDCCLXX la cui traduzione approssimativa giustifica la realizzazione del busto per aver salvato Corato dalla fame e dalla peste.

Il santo, in atteggiamento benedicente, è raffigurato con i tipici paramenti vescovili: la mitra, impreziosita dalla presenza di gemme rosse nella parte inferiore, il pastorale ed il piviale (mantello) decorato con motivi floreali e vegetali fermato da una spilla che funge anche da reliquiario.

Le processioni dei due simulacri seguono, oramai da anni, questa scansione: il sabato viene portata in processione la statua lignea dalla Chiesa Matrice al chiostro del Palazzo di Città; è qui doveroso ricordare che fino a qualche anno fa, la statua non veniva collocata all’interno del Comune bensì in una monumentale nicchia eretta per l’occasione in Piazza Plebiscito e conosciuta da tutti i coratini come “la machen d san Catall”. La domenica viene portato in processione il busto argenteo che in serata viene ricondotto in Chiesa Matrice; lo stesso avviene per la statua lignea il lunedì.

Il culto di San Cataldo è ancora oggi molto vivo e sentito: numerose sono le persone che prendono parte ai momenti religiosi a Lui dedicati, molte sono quelle che vivono con particolare spirito le processioni, ed ancor di più le persone che si recano per rendere omaggio al Santo che più di 500 anni fa salvò Corato.

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