La pietà popolare e le sue custodi: le confraternite

Queste realtà sono delle validi custodi e indispensabili trasmettitrici di un patrimonio che ci è stato tramandato e da non disperdere.

Corato - venerdì 29 febbraio 2008
La pietà popolare e le sue custodi: le confraternite
La pietà popolare e le sue custodi: le confraternite © n.c.

Fra poche settimane il cammino quaresimale, che i cristiani stanno compiendo, giungerà al suo culmine: la Settimana Santa; un periodo di sette giorni in cui si rivivono i momenti più importanti della Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù.

La morte ancora oggi è uno dei grandi interrogativi che l’uomo si pone; essa destabilizza, rende fragili, tocca emotivamente e coinvolge. Forse è anche per questo che durante la Settimana Santa si raggiunge quella dimensione così profonda che ci rende partecipi del dramma del Cristo e del dolore di Sua Madre.

Se le celebrazioni liturgiche ed i vari momenti di preghiera e meditazione costituiscono gli appuntamenti fondamentali del percorso di fede e contribuiscono a creare uno stato d’animo di raccoglimento (che non deve essere assolutamente confuso con un semplice e banale sentimentalismo), altre manifestazioni concorrono a creare questo clima d’intimità profondamente toccante: i riti della pietà popolare. Ancora oggi in molte città, soprattutto del sud Italia, le processioni del Venerdì e Sabato Santo sono uno dei momenti in cui si raggiunge l’apice del coinvolgimento e della partecipazione del popolo cristiano alle sofferenze di Gesù.

L’importanza data a queste manifestazioni sacre itineranti non è di recente data, ma trova radici in un passato molto lontano che ci riporta indietro di circa mezzo secolo. La Chiesa controriformata, bisognosa di far riavvicinare i fedeli allontanatisi da essa, punta proprio al coinvolgimento totale tramite riti di pietà popolare, processioni, opere d’arte, quali affreschi, tele e statue con soggetti sacri che puntano a toccare sentimentalmente il fedele e a ridestare la sua religiosità.

Fondamentale risulta l’apporto offerto dagli Ordini Religiosi e dalle Confraternite laicali alla causa della Chiesa e alla sua azione pastorale.

Diffusesi maggiormente dalla fine del XVI secolo e per tutto il XVIII, le confraternite assumono un particolare ruolo nella storia della comunità cristiana. Esse hanno coinvolto e reso fortemente attivi i laici alla vita della Chiesa e hanno contribuito ad incrementare il suo prestigio attraverso la commissione di cappelle, opere d’arte ed arredi sacri per gli edifici sacri a cui erano legate. Inoltre, ciascuna congregazione si occupava e ancora oggi si prende cura della sepoltura dei propri aderenti, come abbiamo sottolineato in un precedente articolo ( “A’ morte…è una livella”, non sempre!), e spesso svolgeva interventi di carità e assistenza sociale.

A Corato, a metà del Seicento, si contano ben 9 confraternite dedicate: al SS.mo Sacramento ed alle Anime del Purgatorio (che avevano sede presso le cappelle omonime site nel Duomo cittadino), al SS. Rosario (presso la Chiesa conventuale Domenicana), al Monte di Pietà (presso la Chiesa omonima), al SS.mo Crocifisso e S. Maria Maddalena, alla “Concezione”, a S. Maria Coronata (presenti nelle Chiese dei frati Minori Conventuali e Osservanti), alla Madonna del Carmine (nella Chiesa del Carmine), a San Giuseppe (nella Chiesa omonima).

Alcune di esse si sono distinte per il loro impegno nella commissione di opere d’arte come ci testimoniano le fonti storiche; ricordiamo, a tal proposito, la confraternita del SS.mo Sacramento che nel Cinquecento si impegnò nella realizzazione della cappella omonima sita nel Duomo, rinnovandola e arricchendola di suppellettili nel corso dei secoli; mentre, la confraternita del Monte di Pietà fece dipingere nel 1614 la tela della “Pietà” attualmente situata nella Chiesa dei Cappuccini.

Nel corso del tempo alcune confraternite sono scomparse mentre altre ne sono nate. Oggi le confraternite presenti nella nostra città sono sette e dedicate al culto della Madonna del Carmine, della Madonna del SS. Rosario, di Maria SS. Immacolata, di San Giuseppe, delle Anime del Purgatorio, del SS. Sacramento e di Santa Maria Greca.

Grande è il loro impegno nel conservare integro e genuino il tradizionale patrimonio della pietà popolare che si concentra maggiormente nei suggestivi riti della Settimana Santa. Sono tanti i confratelli che accompagnano la processione dell’Addolorata (la mattina del Venerdì Santo), dei Misteri (la sera dello stesso giorno) e della Pietà (la mattina del Sabato Santo) con una devozione, un raccoglimento ed un silenzio derivanti da un forte spirito religioso, dal coinvolgimento emotivo suscitato dall’espressive statue che vengono portate in processione e dal rispetto che si prova nel rivivere i tragici momenti del passione del Cristo.

Oggi, questi riti della Settimana Santa sono curati dalle confraternite di San Giuseppe e di Santa Maria Greca, dalle cui chiese si snodano rispettivamente le processioni nelle giornate del Venerdì e del Sabato Santo. In origine, invece, tutte le congregazioni erano maggiormente coinvolte, perché ciascuna di esse custodiva nella chiesa presso cui aveva sede la statua che portava in processione: in Chiesa Matrice era conservata presso l’attuale altare del Sacro Cuore un simulacro dell’Addolorata e presso la chiesa del Monte di Pietà, ormai distrutta, si custodiva la statua di San Pietro, ancora oggi portata in processione; nella chiesa del Carmine era conservata l’antica statua della Veronica, mentre nella chiesa di San Benedetto si custodiva il Cristo Crocifisso, identificabile con quello ancora presente nell’edificio.

Forse qualcuno crede che la pietà popolare e le confraternite, che di essa si prendono cura, siano cose d’altri tempi e del tutto anacronistiche; e invece no. Esse costituiscono delle preziose testimonianze storiche e religiose delle nostre comunità civili e cristiane e continuano ancor oggi ad esprimere e trasmettere, con forme semplici e coinvolgenti, un’intensa sete di devozione e religiosità popolare.

Pertanto, le confraternite che possono contare sull’esperienza dei più anziani e sull’entusiasmo dei tanti giovani che si avvicinano a queste realtà sono delle validi custodi e indispensabili trasmettitrici di un patrimonio che ci è stato tramandato e da non disperdere: i riti della pietà popolare.

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