Anche le pietre si mascherano...

La maschera come espressione delle varie culture che si sono susseguite nei secoli e ad ogni latitudine della Terra.

Corato - venerdì 15 febbraio 2008
Anche le pietre si mascherano...
Anche le pietre si mascherano... © n.c.

A distanza di un mese dalle feste natalizie ci siamo trovati immersi nella briosa atmosfera del Carnevale.

Il nostro corso cittadino per alcuni giorni è stato inondato di colori, musiche e tanta allegria, portati dalle numerose maschere che hanno sfilato, diventando le protagoniste di queste particolari giornate. Maschere tradizionali e caratteristiche della storia coratina si sono mescolate a nuove maschere prodotte dall’inventiva e dall’abilità di giovani e adulti, di laboriosi insegnati e tanti studenti. .

Frutto della creatività umana, la maschera ha caratterizzato la storia dell’uomo sin dalle sue origini, assumendo svariate funzioni nell’ambito di altrettanti contesti di vita: dai rituali religiosi al mondo dello spettacolo, dalle funzioni funebri alle feste popolari. Essa ha assunto, da sempre e ovunque, un ruolo simbolico, costituendo uno strumento utile per alludere ad altre realtà, per nascondersi dal mondo presente e proiettarsi in altri contesti, assumendo identità diverse, o in alcuni casi, per conservare il ricordo di personalità scomparse e celebrarne la loro memoria. La maschera, in tal modo, è divenuta espressione delle varie culture che si sono susseguite nei secoli e ad ogni latitudine della Terra.

Nel corso del tempo, però, soprattutto nel mondo occidentale, la maschera è stata, in parte, svuotata della sua carica simbolica e privata delle sue poliedriche funzioni e si è preferito esaltare il suo aspetto estetico, conferendole così un ruolo prettamente decorativo.

A partire dal Cinquecento, infatti, e sino a tutto il Settecento notiamo che le strade si popolano di maschere dalle forme grottesche e bizzarre, le architetture si caricano di questi curiosi elementi ornamentali: compaiono usualmente agli angoli dei palazzi, sugli architravi dei portoni e delle finestre, si affacciano dalle mensole che sostengono i balconi e fanno capolino nelle fontane. Nasce in tal modo la moda dei mascheroni, che dalle città principali si estende nelle località di provincia.

Saranno, soprattutto, grandi artisti di cultura manierista come Federico Zuccari a Roma e Buontalenti a Firenze che creeranno insolite decorazioni architettoniche ed estrose sculture dalle forme mostruose e immaginarie. Il gusto fantasioso di suscitare meraviglia e stupore, attraverso figure irreali, trova la sua più espressiva realizzazione nel Parco di Villa Orsini a Bomarzo (nel Lazio), definito Sacro Bosco, animato da imponenti sculture di mostri e giganti e dotato di fontane, templi e altre capricciose costruzioni.

Anche a Corato si diffuse tale tendenza decorativa che condusse ad arricchire gli edifici di mascheroni e figure estrose. Ad introdurre questo gusto fu, probabilmente, il “faber” Antonio Catalano che nel costruire il suo palazzo su Via Roma, alla fine del Cinquecento, realizzò una serie di soggetti decorativi tra cui varie facce di giovani e anziani, scolpite con differenti tratti somatici, con lunghi baffi e folte barbe e colti in vivaci espressioni: bocche aperte e occhi sgranati. Queste simpatiche testoline insieme a numerose figure umane caratterizzano l’angolo del palazzo e catturano l’attenzione del passante che transita sulla principale strada del centro storico cittadino.

Allo stesso periodo risale un’altra curiosa decorazione; si tratta di un gocciolatoio che sporge in alto da un edifico di piazza Di Vagno e si caratterizza per due occhi tondeggianti, un piccolo naso e due lunghi baffi, sotto i quali si apre la stretta fessura di una bocca. Questa fantasiosa maschera potrebbe essere attribuita all’attività dell’artista autore di Palazzo Catalano che probabilmente realizzò anche le altre creative decorazioni dello stesso edificio e di quello vicino.

Successivo sarà, invece, un piccolo mascherone dai contorni frastagliati, assimilabili a quelli di una foglia, che si trova scolpito all’angolo di un palazzo di Vico molino storto dei preti.

Numerose, infine, sono le bizzarre decorazioni realizzate nel XVIII secolo, ad opera, probabilmente, di una stessa bottega di fantasiosi lapicidi. Al 1777 risalgono due mascheroni posti rispettivamente a coronamento del portone e a conclusione di una mensola reggi balcone di un palazzo di Corso Garibaldi. Particolarmente curioso è il volto che sormonta il portone, perché arricchito da una corona e da elementi vegetali che fuoriescono dagli occhi e pendono da sotto il mento. Molto espressivi sono anche i mascheroni presenti sui portali di un palazzo eretto nel 1771, sempre su Corso Garibaldi.

Essi costituiscono la chiave dell’arco mistilineo che caratterizza i due portali dell’edificio e hanno forme fantastiche e accentuate nelle incisioni: sotto due piccoli occhi sporge un ampio naso e si apre una grossa bocca in una smorfia mostruosa che mostra denti digrignanti. Una coppia di volute incornicia questo volto ed un’altra lo corona, arricchendo la composizione. Analoghi mascheroni dalle sagome articolate e con tratti somatici grotteschi compaiono su un ulteriore edificio di Corso Garibaldi: il settecentesco Palazzo Spallucci.

Poco distante da esso, su Via Roma si scorge in cima ad un palazzo un gocciolatoio molto sporgente che si conclude con un mascherone dalle forme accentuatamente buffe.

Infine, un altro esemplare di tali decorazioni si affaccia inaspettatamente sul campanile della chiesa si San Benedetto. Potrà apparire strano che un soggetto così profano campeggi sulla facciata di un edificio di culto, ma tale stravaganza si lega, forse, all’operato di maestri lapicidi molto attivi a Corato nella seconda metà del Settecento e autori probabilmente del pregevole campanile e si spiega proprio con la funzione genuinamente decorativa che i mascheroni avevano assunto nei secoli.

Queste bizzarre decorazioni, pertanto, sono il frutto di un estroso gusto ornamentale che ha condotto l’uomo, sempre alla ricerca di novità, a mascherare perfino la pietra. Possiamo, quindi, concludere che anche le nostre pietre partecipano al Carnevale Coratino insieme ai Panzoni, alle Vecchierelle e agli Sceriffi con un gruppo fuori concorso, perché ormai tradizionale, dal titolo: i mascheroni.

Altri articoli
Gli articoli più letti